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Coscienza Indifferenziata: L’arte di trash-endere non è arte ma la recessione del buon gusto.

Seguo molte pagine sul filone di Trash Italiano o simili – l’osservazione che sto per fare non fa alcun cenno contro qualcuna di esse nello specifico – ma posso dire che arriva un punto in cui il trash dovrebbe indignare anzichè divertire? Amo la televisione e i miei studi li ho rivolti proprio alla comprensione del medium ma sono ormai nauseata dall’uso improprio che si fa del linguaggio per non parlare dei contenuti che, senza il minimo scrupolo, vengono veicolati quasi fossero degni di raggiungere una platea tanto ampia.

Non mi riferisco a programmi che mettono a nudo l’imperfezione umana – in quel caso anche l’errore dall’esterno può essere esaminato come spunto di riflessione. Il mio bersaglio è la forzatura dei toni e l’indulgenza verso le espressioni di degrado: insulti, parolacce, sfoggio di idiozio e faide infuocate a tavolino.

Mi indispettisce nel profondo la popolarità di personaggi rissosi e provocatori ad ogni costo, m’indispettisce quanto il ridicolo sia diventato un nuovo parametro di apprezzamento, m’indispettisce che davanti ad uno stile comunicativo volgare ci si fomenti come tori che vedono rosso. Quando leggo, di continuo, “oddio cioè no vabbè io morta/o” (gergo che di per sè trovo, se abusato, raggelante) sotto video che denunciano un’ignoranza pecoreccia negli atteggiamenti verso l’altro ancor di più che nella padronanza dell’italiano, mi domando se mascherare gli orrori del trash dietro la goliardia non ci renda irresponsabili e, in fin dei conti, complici dello sfascio comunicativo a cui stiamo assistendo.

Qualche sera fa Mario Balotelli, ospite al Gf Vip dietro lauto compenso, ha “osato” borbottare pubblicamente qualcosa di osceno, assolutamente inudibile. Una “battuta” non solo spiazzante ma così verbalmente violenta che se ancora ci penso mi mortifico del mondo in cui vivo in cui è possibile che un individuo – perlopiù pagato per offrire un contributo allo spettacolo – si permetta di trascendere in maniera tanto infima, ben cosciente di essere ascoltato, e che la punizione di cui ci si accontenta sia una scusa altrettanto indispondente ed indotta. Mi sono sentita offesa come donna, come spettatrice, come giovane di belle speranze che il cachet di SuperMario non lo guadagnerà forse in una vita ma saprebbe guadagnarselo meglio.

Questo scempio ormai acconsentito avviene in un periodo storico in cui i teatranti sono amputati della loro arte, in cui i cinema chiudono e i tour sono interrotti e io fracamente non ci sto dentro. Quando ridiamo di chi strilla, di chi litiga, di chi sbiascica perchè drogato lercio, quando tolleriamo la maleducazione come forma di dialogo, quando consentiamo che la morbosità sulla vita privata delle persone impenni la curva dello share stiamo commettendo un atto di vigliaccheria imperdonabile e noi non siamo i nostri nonni. Noi ce li abbiamo gli strumenti per distinguere il vero dalla fiction, la stravaganza genuina dalla macchietta, lo sfogo appassionato dal siparietto tragicomico. Abbiamo anche la cultura sufficiente per pretendere che si alzi l’asticella del buon gusto, perchè non possa più esistere comunicazione accettabile senza etica, anche se il ritorno ad normalità meno scostumata impoverirebbe di gran lunga il nostro repertorio di tormentoni e di meme.

Non voglio fare la predica, sono la prima io sguazzare nell’aquafan della leggerezza ma sento l’urgenza di ristabilire dei confini per i quali abbiano diritto alla fama solo coloro che ne dimostrano il merito e non la vergogna. Attuare uno smaltimento rifiuti per ridare smalto ad un modello mediatico ormai impensabile, in cui il pudore sia una boa di salvataggio contro gli eccessi di squallore e si possa parlare sì di tutto, ma onorando l’obbligo del rispetto perchè è così che si lavora, così che si dà lustro a un messaggio, così che divertendosi tantissimo si può giocare. Il buon gusto non è un antidoto alla comicità ma è il presupposto per ricostruire una società assuefatta al pattume.

Lo posso dire che arriva un punto in cui il trash dovrebbe indignare anzichè divertire? Certo che posso e infatti l’ho detto (anche perchè il sottofondo di questo risolino da primati mi sta facendo rivalutare il pianto).

Naomi Giudice

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Categoria:Basilico, Life
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