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Polaroid di cotone: La voce soffice di Svegliaginevra e la rinascita del cantautorato femminile.

In una bolla di sapone soffiata nell’aria da un sospiro sognante gravita la voce di Svegliaginevra, come un ritornello tra le nuvole. Il suo tono ovattato e distante trasmette il tepore di una felpa sulle spalle, quando il clima mite si concede una folata di vento e lascia trapelare sulla pelle qualche brivido, ma solo di sfuggita.

Il percorso di Ginevra comincia negli anni ’90, tra i grandi classici del cantautorato e le compilation del Festivalbar. La musica presto diventa uno strumento per descrivere le sue percezioni sul mondo ed è la penna, ancor più della voce, a trovare le parole che riflettano al meglio uno stato d’animo tenue, che accarezza le cose anzichè contrastarle.

L’abilità analitica di frugare nelle storie, la scuola di canto, il viaggio in Australia. Sono tante le esperienze che hanno dato corpo a quel sogno volenteroso di diventare cantante…cantautrice – pardon – perchè è nel testo, unito alla melodia, che Ginevra riflette tutta la sua serafica sensibilità. In un cantautorato leggero com’è l’atterraggio di un flashback improvviso tra le consapevolezze del presente.

Svegliaginevra è il nome che la giovane artista sceglie per focalizzare la sua fantasia in un progetto concreto, sostenuto dalla fiducia de La Clinica Dischi, sua etichetta discografica. Il suo marchio di fabbrica è il timbro sabbiato con cui confida emozioni rapide, impermeabili al dolore ma intrise di coscienza.

Una memoria pacifica la sua che non omette passaggi ma li ripassa come una filastrocca sovrappensiero. Se la sua personalità è un voto alla delicatezza, anche la corsa al successo non mostra il passo trafelato di chi ha fretta di spopolare ma segue lo stesso andamento determinato di chi sa aspettare che il tempo faccia il suo corso.

Le riflessioni ritmate di Svegliaginevra avvolgono i sentimenti con la morbidezza di un abbraccio di cotone, di quelli in cui ci si stringe anche da soli sulla spiaggia alle sette di sera, quando il mare diventa un nostro specchio in movimento. “Come fanno le onde”, infatti, è il titolo di un singolo dalla musicalità irresistibile, tenero e incalzante come un martello pneumatico da invitare a restarci nella testa.

E sembra quasi che, ascoltandolo, il cielo sorrida.

Com’è nata la tua passione per la musica? Quale repertorio ha allenato il tuo orecchio prima di prendere in mano il microfono?

“Ho cominciato a suonare all’età di dieci anni ma la passione per la musica è nata in casa, dove sin da piccola ho sempre avuto modo di ascoltare tanta musica. In un certo senso, credo che il mio istinto sia stato dettato proprio dal contesto familiare. Sono cresciuta con il repertorio del cantautorato italiano: Battisti, Dalla, De Gregori. I miei genitori mi hanno trasmesso gran parte della mia cultura musicale, a cui poi si aggiungevano le varie edizioni del Festivalbar!”

Scrivere o suonare: qual è stato il motore della tua espressione creativa?

“Scrivere, paradossalmente. Se ho cominciato a suonare è stato proprio per la necessità di scrivere pensieri da accompagnare alla musica. Per quanto comunque i testi scritti a dieci anni fossero abbastanza discutibili!”

Imparare a conoscere la tua voce è stato un passaggio naturale o ci è voluto coraggio?

“La cosa fondamentale, per me, è che il mio modo di cantare rispecchi innanzitutto il mio carattere: pacato, calmo, che non ama si alzi la voce neanche durante i litigi. Ho studiato canto, quindi mi sono preparata a lungo sulla tecnica e su come gestire la respirazione, ma più di tutto ho faticato nella ricerca di uno stile che esprimesse esattamente quella che sono. La scelta di un tono sognante deriva in parte anche dai miei ascolti, perché non sono mai stata una fan dei virtuosismi. Ho sempre preferito comunicare con la delicatezza.”

Qual è stata la cover che ti ha fatto scoprire di avere talento?

“Grace di Jeff Buckley mi ha fatto capire che cantare era quello che avrei voluto fare nella vita.”

Ti fa sentire più messa a nudo esibirti oppure riascoltarti?

“Esibirmi sicuramente. Suonando sempre in acustico quello è il momento per antonomasia in cui un artista si denuda e rivive le stesse sensazioni che hanno suscitato la scrittura di quel pezzo. È un po’ come condividere la propria intimità con il pubblico.”

Nella stesura di un brano di solito vengono prima le parole o la melodia? È la parte strumentale che detta il testo o il testo che si lascia cullare?

“Dipende, a volte parto dal testo, altre volte mi viene in mente una melodia allora penso a come riempirla. L’importante è che le parole rispecchino il mood della musica o viceversa, ossia la coerenza tra ambiente sonoro e l’immaginario evocato dal testo.”

Cosa ti colpisce la tua attenzione nella realtà di tutti i giorni? Quali sono le cose che ti stupiscono e quelle che ti fanno pensare?

“Racchiudo tutto in un’unica risposta: le persone. Mi ritengo una persona abbastanza empatica, nel senso che mi adatto facilmente alla personalità che mi trovo di fronte, ma sono anche molto analitica. Nutro un grande fascino per la psicologia umana e per le relazioni. L’amore, in particolare, mi colpisce in ogni sua forma, sia che si tratti di amore per il partner, per il mondo, per le cose che ci fanno stare bene o per se stessi. Osservare le persone è una grande fonte d’ispirazione, per me.”

Da cosa traggono origine di solito le tue canzoni? Sono tanti quelli che scrivi rispetto a quelli che scegli di pubblicare?

“Ci sono state canzoni che non avrei mai avuto il coraggio di pubblicare perché sono legate a momenti davvero troppo intimi, per cui credo sia giusto farle rimanere nel cassetto. Non tutto quello che scrivo può essere condiviso per il semplice fatto che nasce essenzialmente da un bisogno profondo mio di analizzare un qualche malessere o comunque ciò che io vivo… Almeno per ora le mie canzoni parlano di questo ma mi piacerebbe in futuro sperimentare anche altro, crescere come artista, maturare.”

Nei tuoi brani racconti delle storie o racconti di te?

“Come dicevo, sinora ho più che altro raccontato di me ma spesso i miei pensieri contengono emozioni che ho conosciuto anche solo indirettamente. Mi lascio ispirare dalle storie che ho vissuto, non per forza sulla mia pelle ma magari in terza persona, perché sono convinta che in fondo non esistano sensazioni uniche quando si parla di sentimenti. L’esperienza degli altri ci coinvolge perché tocca quelle stesse dinamiche che si ripetono, ogni volta, per ciascuno di noi.”

Raccontaci la storia del tuo pezzo di esordio. Com’è cambiato il tuo umore dopo averlo dato alla luce?

“Senza di me l’ho scritta tornata a Milano, dopo aver trascorso due anni in Australia. Mi ero decisa a scrivere canzoni in italiano ma soprattutto avevo bisogno di metabolizzare quella prima esperienza così lontana da casa. La distanza ti aiuta ad apprezzare le piccole cose che fino a quel momento avevi dato per scontate e fortifica tantissimo il legame con le origini, ma è anche un’occasione per riflettere. Quei giorni ero bombardata da flashback del passato e ripensavo alla storia che avevo chiuso prima di partire, così rientrando da lavoro mi sono immersa in quei ricordi e una volta a casa l’ho scritta. Così, nuda e cruda.”

Quali altri riferimenti artistici hanno plasmato la tua sensibilità (arte, cinema, letteratura)?

“A parte la musica, sono un’amante di film e telefilm. Vivo con Netflix aperto e mi sento molto legata a serie cult come Sex & The City, Friends e Dawson’s Creek, tutte più o meno sullo stesso genere della commedia romantica e sarcastica allo stesso tempo. Poi mi piace tanto andare al cinema e guardare documentari sulla vita di grandi personaggi entrati nella storia. Per quel che riguarda la letteratura, amo leggere poesie. Prévert, Pablo Neruda, Paulo Coelho e Enzo De Carlo sono tra gli autori che apprezzo di più. In generale direi che amore e psicologia si confermano i temi che preferisco e che mi smuovono nel pensare…”

Definisci la tua dimensione musicale con una consistenza, un indumento e una condizione atmosferica.

“Direi cotone: una consistenza soffice, tipo ovatta, perché è così che vorrei fosse la mia musica, che coccolasse. Come indumento scelgo la t-shirt e come condizione atmosferica il cielo grigio di quando sta per piovere. Vi assicuro che non sono affatto una persona negativa ma è il mio clima preferito! Milano infatti mi piace soprattutto per il cielo, che di sera diventa di quel blu oltremare… Bellissimo.”

Fare musica è stato sempre il tuo sogno o si è trattato di un imprevisto fortunato?

“Sempre, sempre. È da quando sono piccola che sento dentro qualcosa che mi dice: voglio farlo assolutamente! Da lì la mia scelta di frequentare una scuola di musica per imparare non solo a cantare ma anche tutto ciò che riguarda il solfeggio e la produzione. Devo dire che sono stata molto fortunata perché ho avuto una famiglia che mi ha sostenuto in tutto e per tutto e mi ha sempre incoraggiato a credere in me stessa, affinchè questo sogno si realizzasse.”

Ti ha mai stuzzicato l’idea di partecipare ad un talent? Se no, per quale ragione l’hai esclusa?

“L’ho esclusa perché sono per la gavetta vecchio stile, quella conquistata un poco per volta. Avrei forse anche paura ad espormi così tanto perché penso che il passaggio dalla musica alla tv sia molto delicato. La televisione è un mondo ancora più grande in cui si tiene conto di tante altre cose alla musica, e lo sbalzo di popolarità tra il prima e dopo spesso è troppo drastico. Io invece preferisco i passaggi graduali, sudati pian piano, con il tempo. Detto questo, i talent sono di sicuro una bella vetrina.”

Sei una ragazza con la testa tra le nuvole? Dove vola la tua mente quando sei in viaggio, con lo sguardo fuori dal finestrino?

“Io vivo con la testa fra le nuvole e fosse per me sarei perennemente con lo sguardo fuori dal finestrino. Posso dire di essere distratta per il 90% del tempo: me ne sto immersa tra mille cose che alla fine non so neanche più quali siano. Ma viaggiare con la mente mi piace davvero troppo. Mi piace perdermi tra i pensieri, i ricordi, le immagini…”

Che rapporto hai con la memoria? Quali sono i ricordi che è un bene non saper dimenticare?

“Sono ossessionata dai ricordi. Quando torno a trovare i miei la prima cosa che facci è aprire l’armadio e tirare fuori le foto d’infanzia. La memoria ha un ruolo molto importante perché, in fin dei conti, la storia ci insegna che siamo fatti di ciò che abbiamo vissuto.

Sono molto contenta di dove mi trovo a questo punto della mia vita ma credo che sia un bene non dimenticare le tappe fondamentali che hanno segnato il nostro percorso, che ovviamente non sono le stesse per ognuno di noi. Quello che scrivo riguarda sempre sensazioni indimenticabili, che nel momento in cui le descrivo diventano vere e proprie fotografie di sentimenti passati. È un modo per tenere con me tutto ciò ho imparato e riviverlo ogni volta che canto.”

Hai mai sofferto la solitudine? Credi che saper stare soli sia un rischio o una risorsa?

“Sono sempre stata molto solitaria, in realtà. Mi piace stare sola e immaginare di fare tutte le cose che vorrei fare. La solitudine però ti svantaggia dal punto di vista delle relazioni, perché riservarsi uno spazio troppo grande per sé poi limita lo spazio da dedicare agli altri. Personalmente, saper stare da sola mi è servito ad analizzarmi a fondo e a capire il perché di ciò che faccio o penso. È un po’ un limbo tra razionalità e istinto, in cui davvero conosci chi sei.”

svegliaginevra – photo: chiaraceccaioni.com

Qual è, in assoluto, lo stato d’animo che ti appartiene di più e quale mood ti piacerebbe trasmettere a chi ti ascolta?

“Vorrei che le mie canzoni trasmettessero un senso di pace, che fossero una specie di coccola di cotone per chi le ascolta. Io stessa amo riflettere ma in maniera serena, sempre con il sorriso. Mi piacciono tanto la gentilezza e i modi di fare delicati.”

La tua voce suona ovattata e distante, quasi che le immagini che descrivi fluttuassero a mezz’aria. Quando canti hai la sensazione di uscire da te stessa o di invitare qualcuno nel tuo mondo?

“La seconda. Per questo non vedo l’ora di poter fare dei concerti, per invitare più gente possibile nel mio mondo.”

Quanto spazio occupa il romanticismo nella tua personalità? Se i sentimenti fossero teoremi (come canti in una canzone), pensi di averli capiti?

“Assolutamente no, altrimenti non avrei mai scritto quella canzone! Ho vissuto una storia d’amore molto razionale che mi ha insegnato proprio che spesso non abbiamo le risposte che cerchiamo. Non siamo teoremi ma, per essere innamorati, forse serve non esserlo. Purtroppo però essere felici spesso è difficile, soprattutto se sei abituato a non darlo per scontato…Nonostante questo, romantica lo sono tantissimo. Scrivo ancora lettere d’amore a mano, amo i fiori e i piccoli gesti più semplici.”

Una costante dei tuoi brani, inoltre, è la presenza del mare. Qual è la spiaggia dalla quale ti piace ammirare le onde e in che cosa pensi che ti somigliano?

“Vengo dal Sud e la Campania ha la Costiera Amalfitana che è uno dei mari più belli. Se dovessi scegliere una spiaggia penso a Positano, mentre delle onde ho sempre amato il loro essere una conseguenza naturale di come sono. Quel flusso che non si ferma, sempre forte e sempre uguale. Penso di essere stata onda nella mia vita tutte le volte che ho superato momenti difficili, ma non è sempre stato così. La lezione che si può imparare guardando il mare è ripartire ogni volta con la stessa energia e non lasciarsi fermare dalla tempesta.”

Il tuo stile è intimo, con un ritmo incalzante. Nel panorama musicale contemporaneo in quale genere senti di incastonarti meglio? Esiste ancora l’indie o è un filone ormai superato?

“L’indie sarebbe il nome che oggi diamo al pop contemporaneo, no? Di quello scenario apprezzo il fatto che a tanti sia tornata la voglia di scrivere. L’indie ha segnato in un certo senso la rinascita del cantautorato, dopo una stagione che aveva visto emergere soprattutto grandi interpreti. Io m’inserirei di sicuro nel cantautorato, ma non in quello impegnato. Un cantautorato più leggero, morbido, spensierato”

Quali sono stati gli artisti che più hai amato nella tua vita? Quali sono, invece, i colleghi che apprezzi sulla scena contemporanea con i quali ti piacerebbe collaborare?

“Di quelli che ho amato di più ne seleziono alcuni: tra gli italiani c’è Samuele Bersani, Lucio Battisti, Carmen Consoli e Niccolò Fabi, mentre tra gli stranieri penso a Jeff Buckley, Ryan Adams e Sufjan Stevens. Mi piacerebbe tanto collaborare prima o poi con Max Gazzè, con Samuele Bersani – quello sarebbe il sogno della vita – e anche con gli Zero Assoluto.”

La popolarità è un riconoscimento che ti spaventa? Che rapporto hai stretto sinora con i fan?

“Al momento la popolarità non so neanche cosa voglia dire ma so per certo che la vivrei come una naturale conseguenza di ciò che mi viene spontaneo. Un po’ mi spaventa, certo, ma mi impegnerei a restare focalizzata sul mio lavoro. Allo stesso tempo trovo che sia importante essere grati dell’affetto e del supporto che si ricevono. Nel mio piccolo, ad esempio, rispondo sempre a tutti con miliardi di cuoricini perché l’idea che qualcuno abbia speso solo un minuto del suo tempo per scrivermi che gli piace una mia canzone mi sembra una delle cose più belle di questo mestiere!”

Tra te e il team che ti affianca si percepisce un affiatamento speciale. Com’è avvenuto l’incontro fatale con la tua etichetta?

“È una storia surreale. Come dicevo, una volta tornata dall’Australia avevo voglia di tirare su questo progetto solista in italiano, dopo aver suonato tanti anni con le band. Così ho cominciato a propormi a tante etichette ma dopo un po’ di tempo, non ricevendo risposta, non ci credevo quasi neanche più. Seguivo La Clinica Dischi su Instagram perché apprezzavo i suoi artisti e spesso commentavo le loro storie con dei complimenti del tutto disinteressati, finchè un bel giorno mi scrivono chiedendomi di inviargli qualcosa di mio.

La verità è che non avevo niente di registrato quindi la qualità dei file che improvvisai non era di ottima qualità ma questa è stata una fortuna, perché dopo averli ascoltati mi fissarono un provino in studio. Da lì non ci siamo più lasciati. Era agosto 2019 e con loro sento di essere cresciuta tantissimo ma la cosa più bella è che condividiamo la stessa fiducia e felicità per quello che stiamo realizzando insieme.”

Quali sono i tuoi progetti futuri e quale palco speri di calcare, prima o poi?

“Abbiamo da poco chiuso il disco, di cui però è stata posticipata l’uscita al 2021 insieme al tour promozionale. È stato un lavoro di squadra incredibile, con una cernita accurata dei brani. Per il resto mi godo questa fase di transizione, non escludendo nessuna possibilità perché il mio augurio è quello di sperimentare cose diverse.

Considerati i piccoli palchi da cui mi sono esibita sinora, direi che già il Palalottomatica sarebbe un grande traguardo. Ma se proprio la devo sparare grossa allora rispondo l’Arena di Verona!”

Cos’è per te il talento?

“L’arte di saper fare qualcosa per cui siamo portati. Può dipendere da diversi fattori (genetica, contesto, posti e persone che ci circondano) ma da solo non basta; è un potenziale che va coltivato. Ci vuole l’ambizione di far bene, determinazione costante e in alcuni casi anche saper aspettare serve. Avere talento è una grande responsabilità, penso questo.”

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Instagram: @svegliaginevra
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