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Polly Pocket Punk. Lo sportwear borchiato di Ilaria Dessì, verso il sogno della customizzazione.

Ilaria Dessì è una giovanissima aspirante designer, diplomatasi lo scorso anno all’Istituto Europeo di Design di Roma. Vive a Fiumicino, a pochi km dal mare, e quando ha voglia di riconoscersi allo specchio si tinge i capelli di un nuovo colore, per sintonizzare l’aspetto a uno stato d’animo in continuo cambiamento. L’arancione è il colore che ama in assoluto e il senso di adeguatezza che prova rispetto alla realtà che la circonda è quello di una Bratz in una cameretta piena di Barbie.

Quello con la moda è un incontro combattuto sul ring: da una parte la passione per il design di accessori e dall’altro la diffidenza per un mondo spietato, in cui la competizione è una sfida all’ultimo sangue pur di scavalcare la concorrenza e farsi notare. Una grinta senza scrupoli che non appartiene ad Ilaria, che crede in se stessa quel tanto che basta per mettersi in gioco e sogna a dita incrociate un futuro di traguardi da favola, da raggiungere a piccoli passi, tra salti nel buio e sacrifici.

Il suo animale totem – non a caso – è il gatto, con cui condivide la stessa natura schiva ed irrequieta, ma la bestiola pestifera che, ovunque e controvoglia, la porta a passeggio è l’ansia, come una maledettissima ombra distorta. Se la sua immagine dall’esterno può sembrare coraggiosa ed aggressiva, infatti, è per rafforzare un’indole incerta, da sempre incontentabile. Osare con lo stile rappresenta un antidoto contro il pregiudizio, un laboratorio di maschere in cui tutto è possibile, persino appararire più forte e infinitamente libera.

Per il suo progetto di laurea, Ilaria presenta una collezione che abbraccia il trend della customizzazione, tendenza in voga negli ultimi anni che si propone di intervenire su capi basici aggiungendo un tocco personale, distintivo del designer. “Custom” è il termine che indica il vincolo identitario tra un oggetto e la produzione esclusiva che lo ha firmato. Pezzi unici, in serie, che definiscono la cifra creativa del loro ideatore.

Per il suo timbro, Ilaria opta per un meltin pot di riferimenti estrapolati da due mondi differenti, il punk e lo sportwear (addirittura tre se includiamo anche il bondage). L’eccesso, il comfort e la provocazione.

Così come nella sua scarpiera si allineano anfibi, sneackers e vertiginosi plateau, sul suo blocco da disegno ogni accessorio è un intreccio di ispirazioni. C’è la pelle, la stringa e l’impatto fluorescente del colore a contrasto col nero. Un mix&match di riferimenti che non si risparmia ma gioca la carta della sovrapposizione come arma di stile per apparire unici ed alternativi, rispetto alla massa. Mici di periferia, in edizione limitata.

Quando hai scoperto la tua vena creativa? Tra le varie passioni che coltivi, quale consideri il tuo canale di espressione primario?

“Sono dell’idea che una persona creativa lo sia da sempre, in un certo senso è un po’ come se ci si nascesse…Nel mio caso, ad esempio, ho ricordi di quando ero piccola in cui dipingevo in continuazione! Poi ho abbandonato questa mia vena artistica durante le superiori, perché quella forse è l’età di indecisione generale, in cui chiunque si sente confuso rispetto a ciò che gli piace e che vorrebbe fare da grande.

Finita la scuola, all’improvviso ho ricominciato a disegnare e ho capito che la mia strada era orientata verso la moda. Da quel momento, il mezzo che mi dà modo di esprimermi al massimo è il design di accessori, sia di scarpe che di borse.”

Che ricordo hai dell’infanzia? Con quali giochi eri solita trascorrere il tempo?

“Ne ho un bellissimo ricordo. Avendo un fratello, ho condiviso molte cose con lui, compresi i tipici giochi da maschio come fare la guerra! Da sola amavo alla follia le Polly Pocket, ero una patita e ne avevo di tutti i tipi: c’era la casa, la macchina, ma più di tutto mi piaceva cambiarle di vestito.

E poi adoravo anche le Bratz, molto più delle solite Barbie con cui giocavano le altre bambine. Sono sempre stata anti-Barbie e assolutamente pro-Bratz!”

Ai tempi della scuola eri già una “alternativa”? Che scarpe indossavi e qual era il tuo genere musicale preferito?

“Non ero una super-alternativa, almeno fino al secondo/terzo anno delle superiori. Ero una ragazza semplice, normale, che segue le mode del momento…sarà anche perché quella è un’età in cui è difficile riuscire ad esprimersi davvero a pieno. Ho sempre indossato stivali perlopiù – modello anfibio per intenderci – ma portavo spesso anche le Converse. Per la musica, invece, ho sempre ascoltato di tutto, cercando di spaziare il più possibile da un genere all’altro in base al periodo e all’influenza dei gusti altrui. In generale, però, seguivo la corrente indie rock, gli Arctic Monkeys in particolare.”

Quali sono state le influenze che hanno maggiormente alimentato la tua sensibilità estetica (arte, musica, cinema, letteratura)?

“Alla musica sono molto legata. Scelgo sempre una playlist che rispecchi il mio umore e la prima canzone che sento la matina è quella che poi mi resta in testa tutta la giornata. Anche il cinema mi piace tanto, credo abbia contribuito al mio modo di essere per la sua capacità di rappresentare qualcosa di strettamente personale.”

Cosa cattura la tua attenzione dalla realtà che ti circonda? Quali sono le cose che ti elettrizzano e quelle che ti affascinano?

“In assoluto, sono affascinata dalle persone. Mi piace conoscere gente nuova, nonostante il mio atteggiamento introverso non mi porti ad espormi più di tanto. Mi piace tanto ascoltare quello che hanno da dire le persone, a prescindere dal mio interesse per l’argomento.

Le cose che mi elettrizzano, invece, sono la bella musica e i concerti, le serate e le cose improvvise. Quando qualcuno ti chiama inaspettatamente e ti dice <<Passo a prenderti e andiamo>> o quando conosci qualcuno che è sempre stato lì ma che per un motivo o per un altro non avevi mai notato. Quando scopri di avere così tante cose in comune con qualcuno a tal punto da pensare <<ma questa sono io!>>.”

Cos’è per te il carisma?

“Quando penso al carisma mi viene sempre in mente una ragazza piena di vita, estremamente curiosa e soprattutto libera e naturale in tutto ciò che fa, che sia un gesto o una semplice parola. Se il carisma potesse essere una persona sarebbe sicuramente lei e se dovessi descriverla con un’emozione sarebbe il senso di serenità che mi trasmette immaginarla.”

Che cos’è la trasgressione?

 “Tutto e niente. Può essere interpretata sotto così tanti aspetti che può arrivare a sembrare banale ma per me, ad esempio, la trasgressione si può vedere anche solo da un semplice colore di capelli diverso o da un accessorio indossato in modo particolare. Non per forza serve scalare una montagna o fare chissà quali grandi pazzie per essere trasgressivo. Tutto ciò che per una persona può sembrare fuori dal “normale” è trasgressione, per me. Mi è capitato di conoscere persone che, guardandomi, mi hanno dato della “trasgressiva”. E perché poi? Per un paio di New Rock ed un collare?”

Essere originali è un obiettivo o un’indole?

“Secondo me è un’indole naturale. L’originalità, che sia oggettiva o personale, non credo sia da porsi come obiettivo. O perlomeno non lo è mai stato per me.”

Qual è la tua idea di bellezza? Credi che la perfezione sia un’utopia o un inganno?

“La mia idea di bellezza è sicuramente non stereotipata. È fatta di particolari unici, di dettagli, di sopracciglia foltissime e capelli spettinati ! Appartiene a quelle personalità eclettiche, che se ne fregano della perfezione.

È lì che riesco a trovare la bellezza. La perfezione di per sé è un inganno.”

Come si riflettono, nella tua estetica, personalità ed immagine?

“Questa è una domanda che mi fa molto pensare perché fondamentalmente non mi sono mai chiesta il perché di come mi presento. Forse perché mi viene naturale o forse perché mi rendo conto di non averci veramente mai prestato troppa attenzione. Quando qualcuno mi dice di essere un’ispirazione resto sempre molto sbigottita – ti dico la verità – ma mi fa ogni volta un estremo piacere, anche se non lo dimostro.

So di essere una persona particolare ma faccio molta fatica a dirlo a me stessa. Mi definirei come un mix and match di stili: amo i capi in pelle, le scarpe con il plateau, gli accessori bondage e portare i capelli colorati, esattamente come adoro lo streetwear, le belle sneakers e i capi oversize.

Mi ricordo che una volta qualcuno mi fece una domanda simile ed aggiunse “Per presentarti così, con questo stile particolare e questi capelli, sei una ragazza che vuole essere guardata.” Potrebbe sembrare, certo, ma in realtà no e chi mi conosce bene lo sa. Lo faccio per me, perchè mi piace l’immagine che mi si presenta davanti allo specchio e mi piace trasmettere quest’idea di me.”

Cosa vedi quando ti guardi allo specchio? È sempre stato naturale piacerti o hai dovuto affrontare fasi di conflitto con il tuo corpo?

“Eh, ora sono in una fase di ripresa. Ho affrontato un periodo abbastanza lungo in cui non mi sentivo bene con me stessa, uscivo poco di casa e questo perché non sono mai riuscita ad accettarmi del tutto. Mi sono sempre sentita troppo bassa o troppo qualcos’altro, insomma mai perfetta. Ci sto ancora lavorando ma il periodo veramente critico è passato, anche se forse mi ha portato a chiudermi ancora di più in me stessa. Pian piano, però, ne uscirò! L’unica cosa di me che ho SEMPRE amato sono i capelli!”

Come vivi, sulla tua pelle, la femminilità?

“In generale, non sono mai troppo femminile. Diciamo che alterno momenti in cui cerco di esserlo e altri in cui esce il maschiaccio che è in me. Mi piace matchare queste due parti.”

Descrivi la tua dimensione con un suono, un vizio e una paura.

“La paura sicuramente è quella dei ragni. Sono aracnofobica al mille per mille: odio qualsiasi cosa che li riguardi e anche un ragnetto microscopico è capace di mandarmi in confusione! Il vizio è mangiarmi le unghie, perché lo faccio da quando sono piccolissima e nonostante le abbia provate tutte non sono mai riuscita a smettere. Per il suono, scelgo il basso elettrico.”

Di cosa ti occupi nel quotidiano? Quanto spazio occupa la creatività nelle tue giornate?

“Se dovessi descrivere la mia giornata tipo, beh… al momento, non avendo particolari occupazioni, innanzitutto mi sveglio molto tardi – adoro dormire! – e nel corso della giornata guardo un sacco di serie tv o vado al mare, che è qui vicino. Se poi mi viene l’ispirazione disegno anche…

Di solito mi metto stesa sul letto con le matite e il quaderno, ma ovunque mi trovi riesco sempre a trovare il modo di buttare giù le idee che mi passano in mente.”

Qual è stata la lezione più grande che hai imparato lavorando nel mondo della moda?

“Che è un mondo davvero spietato. Molto molto competitivo, specie per una persona che lo è poco come sono io. Credo sia complicato farsi strada ma, allo stesso modo, regala emozioni e soddisfazioni che sarebbe difficile trovare da altre parti. Il giorno della sfilata per AltaRoma, quando ho visto il mio progetto di laurea in passerella, è stato come volare sulla luna! Un’emozione fantastica. È un mondo sicuramente particolare, bisogna saperlo prendere e rafforzarsi.”

Sei una designer di accessori in stile gotico. Qual è stata la tua prima creazione e quali sono le caratteristiche dei tuoi pezzi?

“La prima collezione è stata quella realizzata per la tesi; prima non avevo ancora mai creato niente, almeno materialmente. Per i miei disegni mi sono ispirata al punk, mettendo in mezzo pelle, borchie e catene, mescolate però con lo sportwear che è un settore che adoro follemente.

Ho unito insieme cose diverse perchè l’obiettivo era riuscire a tirarne fuori qualcosa che rispecchiasse pienamente il mio modo di essere.”

Hai mai avuto un’icona di stile o una musa d’ispirazione?

“Non proprio, ma ho sempre seguito gente che potesse comunque ispirarmi, in un modo o nell’altro. C’è stato un periodo, per esempio, in cui impazzivo per Cara DeLavingne e le mie sopracciglia, infatti, sono nate con lei.”

Ci sono personaggi o brand con i quali ti piacerebbe collaborare?

“Mi piacerebbe molto lavorare con Alexander McQueen o con Vetements. È il mio sogno nel cassetto da anni! M’interessa il loro approccio agli accessori, che prende la strada della customizzazione. È quello che vorrei fare io, in fin dei conti.”

Cosa s’intende per “custom” e come ti sei avvicinata alla tecnica della personalizzazione?

“Amo la personalizzazione dei capi e degli accessori, ed amo chi lo fa. Mi sono avvicinata al mondo della customizzazione durante il mio percorso di studi, nell’ultimo anno sopratutto. Ho iniziato a seguire brand emergenti e designer che basano le loro creazioni su questo è da lì è iniziata la mia passione. Ho basato e disegnato tutta la mia prima collezione basandomi su questo mondo. Me ne sono resa veramente conto quando, durante la fasi di renderizzazione dei miei prototipi, iniziavo ad aggiungere e sovrapporre elementi, spostarli, ridimensionare piccoli particolari ed accessori minori, come occhielli, borchie, lacci, bulloni e catene. Mi sono resa conto di come una borsa o una calzatura semplice potesse diventare qualcosa di unico ed irripetibile in questo modo.

È per questo che amo la customizzazione degli accessori o di un qualsiasi capo in generale. Mi piace vedere come, unendo tre capi spalla diversi o quattro tomaie di quattro calzature diverse, si possa reinventare un pezzo. O come aggiungendo una semplice scritta o un disegno fatto di getto si possa ridar vita ad un capo che di per sè non era niente di che. Insomma trovo che sia, almeno per me, una delle massime espressioni di creatività e voglio lavorare proprio su questo.”

Che rapporto hai con il giudizio altrui? Te ne preoccupi o lo provochi?

“Me ne preoccupo, sì. Mi faccio un sacco di problemi, sia a livello fisico che personale, e il giudizio degli altri mi mette ansia, decisamente! Questa è la ragione per cui ho sempre avuto difficoltà nelle relazioni, perché temo quello che gli altri possano pensare di me.”

Che rapporto hai con i social network?

“Abbastanza buono. Uso molto Instagram, ma non sono troppo social, nel senso che pubblico poco anche se guardo tanto.”

Nelle foto che ti ritraggono sul tuo profilo di Instagram mostri uno sguardo magnetico e di saper giocare spesso con il cambiamento. Quando decidi che è ora di stravolgere i tuoi capelli e qual è il dettaglio di te in cui più di riconosci?

“Mi capita sempre la stessa cosa. Un giorno mi guardo allo specchio e dico: no, questa non sono più io. Sento che bisogna rivoluzionare, così decido di tingermi i capelli. Adesso sono in un periodo di stallo, fissa con l’arancione, perché è il mio colore preferito in assoluto. Di solito però succede dall’oggi al domani…Un giorno mi piaccio in un modo e quello dopo già non mi piaccio più!”

Il tuo animale totem è il gatto. In cosa ti assomiglia e, se fossi una di loro, di che colore saresti?

“Per me il gatto è come uno specchio. Mi ci rivedo in un sacco di cose: sono schivi, introversi, sempre sul chi va là e mai sicuri fino in fondo di potersi fidare…Io poi mi baso sul mio, che è identico a me!

Se fossi una di loro sarei un bel gatto arancione, assolutamente sì.”

Cosa non potrebbe mancare assolutamente nella tua borsa? Qual è la sensazione di cui non potresti fare a meno?

“A parte il telefono (?), le sigarette. L’ansia…è una costante per me!”

Su quali progetti ti stai concentrando in questo momento? Quali aspirazioni sogni di realizzare in futuro, per sentirti pienamente appagata?

“Momentaneamente non ne ho uno vero e proprio. In mente ho vari progetti, che però a causa del Covid non so quando potrò realizzare. Mi piacerebbe trasferirmi a Londra, trovare lavoro lì e magari, prima o poi, riuscire ad entrare in uno dei brand dei miei sogni. L’aspirazione è quella di portare avanti un lavoro di customizzazione tutto mio.”

Cos’è per te il talento? Quale credi sia il tuo?

“Un talento potrebbe essere qualsiasi cosa, dal saper fare bene una pizza allo scalare una montagna. È una semplice qualità, che ognuno può avere. Il mio talento ancora non saprei dirlo, ma forse è proprio la creatività.”

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Instagram: @unolaria

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