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Anatomia del Sogno. Le distorsioni di Henriette Ebbesen, quando la natura diventa stridente utopia.

Quale meta evanescente più del sogno può ricordarci che la carne ci dà consistenza ma è l’immaginazione a renderci fluidi? Esseri dalla percezione cangiante. Liquidi come raggi di luce vibranti sul mare. Duttili come il rame quando trasporta l’elettricità. Metafisici com’è chiudere gli occhi e catapultarsi nel nostro subconscio alla stessa potenza di un viaggio iperspaziale, in quel luogo tanto privato quanto irraggiungibile.

Henriette Hebbesen vive in Danimarca e ama smarrirsi in ciò che ama: tra lo studio dei volumi di medicina che, giorno dopo giorno, la formano come futura dottoressa e le incredibili potenzialità dell’immagine distorta, per ricreare in fotografia la meraviglia intangibile dell’irrealtà.

Un’estetica illusionistica, la sua, che adotta la deformazione come strumento rivelatorio: non siamo quello che vediamo ma scorgiamo, ben oltre la forma, le ombre danzanti della nostra interiorità. Se i muscoli servono a spostarci materialmente, il subconscio è la rampa di lancio per varcare i confini della fantasia e moltiplicare la prospettiva, ognuno con il suo paio di occhi e uno spettro infinito di influenze, frutto della sua unicità.

In questuniverso distopico e mirabolante, la natura fa da sfondo all’irruzione della fantasmagoria che rinsavisce, squarciando il paesaggio di un salto acrobatico al di là dell’ordinario.

Tele oniriche e sensazioni di alterità ci forniscono lenti sfumate per osservare il mondo con un diverso colore e riconoscere a noi stessi lo spessore di creature simboliche, proprietarie di emozioni molto più che di contorni.

Il blu cobalto diventa il colore della profondità, quel pozzo abissale in cui si specchiano le nostre più inverosimili suggestioni, che pur ci appartengono nell’anatomia dello spirito.

È il miraggio di Henriette che ascolta il suo istinto e, su dettato, allestisce una versione espansa della normalità. Un vivere inqueto e paradisiaco in cui l’idealismo rinuncia allo statuto di astrazione invisibile per abbagliarci in qualità di magia rifratta su ogni superficie, pensiero compreso.

Com’è nata la tua passione per la fotografia? Quando la macchinetta fotografica è diventato il tuo mezzo di espressione speciale?

“È iniziata durante l’anno di scambio culturale alla Georgia Southern University, nel 2015-2016. Lì ho deciso di seguire un corso di fotografia, che ha cambiato totalmente la mia visione di quel linguaggio. Ho capito che puoi usare la fotografia come mezzo per esprimerti artisticamente, mentre prima l’avevo sempre considerata più come strumento giornalistico.”

Che ricordo hai dell’infanzia? La creatività ti appartiene dalla tenera età o è un interesse che hai sviluppato col tempo?

“Sono molto creativa, sin da quando sono piccola, e mi è sempre venuto in maniera del tutto naturale. Tuttavia, è stato solo al mio ritorno dagli Stati Uniti che ho deciso di farne una carriera. Della mia infanzia ricordo davvero molte cose. Ho ricordi chiarissimi dai 3 anni in poi. Sono tutti estremamente dettagliati e li ricordo come se fossero accaduti la scorsa settimana!”

Qual è stato il primo scatto di cui ti sei sentita davvero soddisfatta e quello a cui ti senti più legata?

“Penso di essere sempre stata soddisfatta dei miei scatti, ma se mi guardo indietro mi rendo anche conto di essere avanzata gradualmente. Il fatto è che anche se mi sento spesso soddisfatta del mio lavoro, non mi stanco mai di voler crescere e fare meglio di prima.

Mi sento legata ad ognuna delle mie foto, perché ai miei occhi appaiono tutte come un riflesso del mio io interiore e dei miei pensieri. Una ad una, raccontano una parte della mia storia.”

Cosa ti affascina nella vita di tutti i giorni e cosa invece ti entusiasma?

“Sono affascinato da molte cose che provengono da fonti diversi e sono entusiasta quando queste si mescolano o si intrecciano. Studio medicina, oltre ad essere un’artista, e adoro quando la scienza e l’arte possono combinarsi nella ricerca, così come nella filosofia, per ampliare l’orizzonte delle scienze naturali e dell’arte.”

Conoscere o Partecipare: qual è il tuo approccio alla realtà che ti circonda?

“Amo mettere in discussione la realtà intorno a noi, chiedendomi che cosa sia reale e se davvero tutti vediamo il ​​mondo allo stesso modo. O ancora in che modo il “filtro” di ogni persona influenzi la percezione individuale delle cose. Queste sono le domande che voglio porre sia attraverso la mia fotografia che attraverso i miei studi di medicina.

In fotografia uso i riflessi e gli specchi per distorcere la realtà e mostrare proprio quel “filtro” speciale dietro il quale chiunque di noi osserva il mondo. Nello studio della medicina, invece, mi sono interessata alle differenze che possono esistere nella percezione dei colori tra le persone. Così come i daltonici vedono i colori al di fuori della norma, infatti, la verità è che ci sono, per ognuno di noi, modi leggermente diversi di recepire il colore.”

Ricerca o immaginazione: qual è, invece, il tuo approccio alla fotografia?

“Tutte le mie fotografie derivano dalla mia immaginazione. Credo che siano come un riflesso della mia anima. Il mio subconscio gioca un ruolo chiave nel processo creativo, ma ovviamente si può anche sostenere che il subconscio non sia che l’insieme di tutto ciò che ho visto e vissuto nella vita.

Immagino ci sia una forma di ricerca, solo in un’altra direzione. All’interno.”

Quali sono stati i riferimenti che hanno nutrito maggiormente la tua sensibilità estetica (arte, letteratura, cinema)?

“Arte, letteratura e cinema tutti perchè, come dicevo, il mio immaginario proviene dal subconscio che, in fondo, è uno specchio delle esperienze che ho accumulato. All’elenco aggiungerei anche scienza, politica, matematica, filosofia, storia personale e interazione umana.”

Da cosa trai ispirazione per ideare i tuoi progetti? Tutto comincia da un concept o da un’epifania estemporanea?

“Non ho mai avuto un concept prima di dedicarmi ad un nuovo lavoro. Sono naturalmente interessata e attratta dalle cose speciali, quindi faccio in modo di combinarle per creare un corpus unico. È tutto molto istintivo e il mio impulso svolge un ruolo preponderante; solo successivamente lo analizzo e cerco di capire cosa vuole dirmi. Quest’ultimo momento mi permette di realizzare spesso cose su di me che erano lì da sempre, ma di cui ancora non ero entrata a conoscenza sino ad allora.”

Definisci la tua personalità stilistica con un frutto, una musica e una parte del corpo.

“Non saprei ma ci provo…Macedonia visto che amo ogni tipo di frutta e la mia personalità è piuttosto complessa. Poi vagina e musica classica, adoro ascoltarla quando sono in modalità creativa.”

Cos’è per te l’eccesso?

“L’eccesso è quando hai davanti a te talmente tante delle opportunità che avresti desiderato da non riuscire a coglierle tutte.”

Che cos’è la meraviglia?

“Essere sempre curiosi del mondo che ci circonda.”

Ogni tuo scatto è animato da un’energia stupefacente. Qual è l’ingrediente segreto del tuo realismo magico?

“Spero di confondere e sorprendere chiunque osservi le mie immagini. L’ingrediente segreto è la magia, appunto!”

Preferisci ritrarre uomini o donne? Adulti o bambini? Un soggetto alla volta o situazioni di gruppo?

“Fotografo soprattutto donne, essendo io stessa una donna, ma francamente non ho una preferenza. Direi piuttosto che dipende dal tipo di progetto.”

La natura è un soggetto privilegiato della tua produzione, sebbene il tuo modo di intervenire su di essa la renda più artificiale che incontaminata. Sei più sedotta dagli elementi paesaggistici o dalla post-produzione?

“La natura è sempre parteintegrante dei miei lavori, poiché voglio mostrare la linea sottile che divide la realtà da ciò che è surreale. In questo senso, la natura rappresenta la realtà concreta e le distorsioni funzionano come elemento surrealista. I miei interventi, però, non vengono mai realizzati in post-produzione ma piuttosto utilizzando materiali riflettenti sul set, nel momento in cui catturo l’immagine.”

La fotografia, a tuo parere, è un linguaggio più simile alla poesia o alla pittura?

“Descriverei il mio stile fotografico come pittorico, ma ogni fotografia che produco, in fondo, è un verso per descrivere il mio io interiore in modo astratto, proprio come farebbe una poesia.”

Nel tuo estro creativo ami fluidificare le figure anziché riprodurne fedelmente la forma. In che modo distorcere è più stimolante che rappresentare?

“Come dicevo, il mio interesse si concentra sul confine tra realtà e illusione. La distorsione è lo strumento che uso per aprire una via di accesso ad un’altra dimensione, ulteriore rispetto a quella reale.”

Il colore ha un ruolo preponderante nella tua galleria. Cosa cerchi di comunicare attraverso la componente cromatica?

“La cosa interessante è che non penso mai consapevolmente alla colorazione quando compongo un’immagine. Solo dopo aver realizzato un bel po’ di lavori mi sono resa conto che uso sempre la stessa tavolozza di colori. Ho notato che ci sono artisti con preferenze di colore completamente diverse dalle mie, eppure il risultato appare altrettanto armonioso.

Nel corso dei miei studi, come accennavo, ho seguito una ricerca proprio sulle differenze di percezione rispetto al colore: in realtà ognuno vede colori leggermente diversi rispettoa chiunque altro, perché sono i nostri coni, le cellule che captano i raggi di luce blu, verde e rossa, ad essere sensibili a lunghezze d’onda leggermente differenti in ogni persona. Questo fatto mi colpisce davvero e cerco di sfruttarlo al massimo!”

L’abbaglio delle tue cartoline evoca una terra di mezzo tra miraggio e allucinazione. Personalmente ti senti più sognatrice o trasgressiva?

“Penso che sia un mix di entrambe”.

Ci sono motivi ricorrenti nella tua produzione? Se sì, quale significato assumono nella tua personale simbologia?

“Per un certo periodo ho usato vetro e sfere metalliche. Per me era come se rappresentassero le cellule, i pianeti, la Terra e l’universo in espansione.”

A cosa non potresti mai rinunciare per esprimerti a pieno, sia come artista che come persona?

“Non saprei, credo a mettermi in gioco pur di riuscire ad esprimere me stessa in pieno.”

Attualmente a quali progetti ti stai dedicando e come sogni che evolva la tua carriera di fotografa?

“Attualmente sto lavorando al completamento della serie Feminine Development, che riguarda il corpo femminile e la sessualità femminile. Per il futuro, desidero solo poter essere sempre in grado di esprimermi artisticamente, imparando ed evolvendo, insieme con la mia creatività.”

Cos’è per te il talento?

“Il talento consiste nell’essere naturalmente bravi a fare qualcosa. Ad ogni modo, credo che il successo dipenda per il 95% dal duro lavoro e solo per il  5%  dall’essere talentuoso.”

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Instagram: @henrietteebbesen

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