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Matitafore: Lo zoo levitante di Belen Gonzales, appeso al filo della semplicità.

Belen Gonzales è nata a Leon, una piccola città della Spagna che – manco a farlo apposta – porta il nome di un animale. La sua fantasia, infatti, sin dall’infanzia, è popolata da un universo fiabesco in i cui soggetti narranti sono bestiole aggraziate seppur stravaganti.

La passione per gli albi illustrati e l’incredibile sensibilità per il regno animale accompagnano Belen alla ricerca di uno stile efficace e visionario. Con la testa tra le nuvole e una matita tra le dita, presto le creature che ama osservare nella vita reale prendono forma sul foglio per diventare protagoniste di una collezione di disegni dalla tenerezza sofisticata.

Nel suo zoo delle meraviglie, elefanti leggiadri, volatili d’ogni sorta e granchi con la tuba levitano sospesi ad un palloncino, acquisendo il peso leggero della semplicità. La sfera chiusa a mezz’aria è la firma d’autore che completa ogni quadretto, come un crepuscolo che s’incastona in un’atmosfera incantata.

Matitafore è il nome del progetto che ingrana la sua produzione durante i giorni inverosimili della quarantena. Costretta a rimanere in casa, Belen si cimenta fortuitamente con la tecnica dell’acrilico, trovando in quella stesura di colore uniforme un’oasi di relax.

Come in una rilettura di Esopo in chiave illustrata, ogni lavoro ospita un personaggio diverso, raffigurato nel medesimo stile antropomorfo, allo scopo di incarnare un messaggio di armonia e attenzione ambientale. Il suo è uno spirito solare che irradia di positività il proprio contributo al mondo, realizzando una versione pittorica di quell’essenziale che, talvolta, rischia di rimanere invisibile agli occhi.

Se le parole possono rivelarsi un groviglio insidioso, infatti, la linea fila liscia come un sentiero che conduce all’interpretazione più genuina: cogliere sprazzi di poesia laddove sogno e gentilezza si fondono insieme. La purezza si rivela l’antiruggine che rende lucente ogni significato e il cuore di grandi e piccini, in un lampo, coincide.
Ospitale abbastanza per accogliere un’emozione volante.

Come nasce il tuo amore per il disegno? Cosa scarabocchiavi sui banchi di scuola?

Sin da piccola, in tutta la mia famiglia c’è sempre stato un certo legame con l’arte. All’inizio era un modo spontaneo che avevo di deconcentrarmi. Mi sono sempre distratta con molta facilità, mi bastava avere in mano qualcosa che scrivesse e subito la mia mente si allontanava da quello che stavo facendo!

Ai tempi della scuola non avevo ancora un mio stile, forse neanche sapevo di saper disegnare, ma con la matita scarabocchiavo di tutto. Spesso non erano neanche immagini precise ma solo delle linee o dei punti. Mi veniva così, automaticamente…di sporcare il banco!”

Hai mai pensato di rivolgere le tue illustrazioni alla letteratura per infanzia? Qual era la tua favola preferita, quando eri bambina?

“Ho iniziato per quello, in effetti. Mi piacciono molto gli albi illustrati e, avendo lavorato a lungo con i bambini, sono stati per me una grande ispirazione. Una favola che amo da quando sono bambina è Il Piccolo Principe: ora come allora è ancora la mia preferita e credo sia un libro che emoziona sia i piccoli che i grandi. Una favola per tutte le età.”

Matitafore è un neologismo che unisce il mezzo grafico a una modalità di espressione simbolica. Come si sposano immagine e significato nella tua idea di disegno?

“Quello che mi è sempre piaciuto di più degli albi illustrati è la capacità di rappresentare qualsiasi idea e di interpretare in maniera diversa temi che, altrimenti, forse non sarebbero così facili da capire a parole per i più piccini, ma attraverso le immagini, i colori e le forme sì. È anche un modo di buttarsi, giocando, per riuscire a sperimentare qualcosa di nuovo.”

Cosa cattura la tua attenzione nella realtà di tutti i giorni? Sei un’osservatrice attenta o vaghi con la testa tra le nuvole?

“Con la testa tra le nuvole! Se mi guardo intorno non mi concentro mai su qualcosa in particolare ma lascio i pensieri liberi di volare. Tutto può ispirarmi ma per gli animali sono fissata, soprattutto per gli uccelli. In generale, è la natura a colpirmi di più.”

Quali sono state le influenze che più hanno alimentato la tua sensibilità artistica (arte, musica, cinema)?

“Mia madre e mio fratello sono stati molto importanti perché mi hanno trasmesso le loro passioni, una per il teatro e l’altro per la musica. Io stessa mi sono diplomata in teatro ma presto ho capito che m’interessava dedicarmi alla parte creativa più che alla recitazione. Ho cominciato lavorando a piccole installazioni, poi la mia vita ha preso altre strade.

Nella musica, così come nel cinema, non ho mai avuto un genere preferito. Potrei dire che amo la musica anni 60 così come le colonne sonore, ma la verità è che ho sempre sentito e guardato di tutto sin da quando sono bambina. Quello che ascolto o ho voglia di fare dipende dal momento, dalla compagnia, dal posto. Non è sempre lo stessa cosa.”

Cosa raffigurava il disegno che ha inaugurato il tuo progetto? Lo conservi ancora o lo hai regalato?

“Ho aperto la pagina un anno fa, ma ancora ero alla ricerca di uno stile davvero personale. A marzo ho cominciato ad usare l’acrilico e in occasione della morte del mio cane ho disegnato una casa, con dei cagnolini che si rincorrono nel cielo. Era un modo simbolico di riempire il silenzio di quei giorni e tirare su di morale sia me che mio fratello. Il disegno era un regalo per lui ma finchè non torno a casa lo tengo io.”

C’è un rituale preciso che rispetti ogni volta che impugni la matita per dedicarti al disegno? Una scrivania vale l’altra o hai una complicità speciale con la tua?

“Non posso farlo ovunque, in qualsiasi momento. Devo essere innanzitutto motivata e per esserlo è fondamentale la musica. Bisogna avere la giusta playlist di sottofondo per avere un buon risultato. Mi è capitato delle volte di non riuscire a disegnare come avrei voluto e solo dopo ho capito che dipendeva dalla musica… Non mi stava accompagnando!”

Che ruolo occupa l’immaginazione nel tuo approccio alla vita?

“Non saprei dire che ruolo occupa perché fa semplicemente parte di me! Vivere tra le nuvole è la mia normalità e questo comportamento mi appartiene in modo del tutto naturale. È la ragione che mi porta ad essere da un lato sempre distratta ma, dall’altro, anche molto creativa.”

Come te la cavi con le parole? Sei una cantastorie anche a voce o piuttosto una sognatrice silenziosa?

“Molto male! Non sono una persona che sa esprimersi benissimo a voce e forse è per questo che cerco di comunicare attraverso il mezzo artistico. In qualsiasi lingua, spagnolo o italiano, le parole non fanno per me!”

I tuoi soggetti li immagini come protagonisti unici o come personaggi di una storia più grande?

“Non ci avevo mai pensato…Ho sempre creduto di realizzare personaggi individuali anche se in effetti non ne esiste uno che sia più importante dell’altro, e in un certo senso, qualcosa in comune ce l’hanno. Diciamo che ogni soggetto è indipendente, ma lo stile è sempre lo stesso.”

Cos’è per te l’innocenza?

“L’innocenza per un certo periodo l’ho considerata in senso negativo, perché può succedere che gli altri se ne approfittino. Ora, in realtà, credo sia una dote da mantenere con gli anni. Degli album illustrati amo proprio quella semplicità capace di comunicare non solo ai bambini, ma ancor di più agli adulti. L’innocenza, per me, vuol dire ritornare bambini delle volte o rimanerlo tutto il tempo…meglio tutto il tempo!”

Che cos’è la curiosità?

“Mi vengono in mente ancora i bambini. Sono loro che fanno tante domande e vogliono sapere sempre di più per conoscere meglio le cose. Quella è la curiosità: stare in attesa di una risposta, anche se non era quella che ci aspettavamo. È un modo di essere aperti al mondo.”

Per cosa si rivela efficace il carattere della semplicità?

“Quando ho cominciato a disegnare volevo trovare uno stile speciale ma finchè l’ho cercato non sono mai riuscita ad essere davvero soddisfatta. Nella semplicità ho trovato quella chiave naturale per fare quello che volevo fare. È un modo di sbloccare le cose, senza forzature, e di avvicinarsi alle persone, così come accade negli albi illustrati. La semplicità non è sempre il linguaggio più facile ma è lo strumento fondamentale per prendere il via.”

Definisci la tua dimensione creativa con un paesaggio, un odore e un tipo di biscotto.

“Direi la foresta, essendo cresciuta a Leon che è un paese di montagna. L’odore è quello dei fiori di gelsomino. In Italia ho scoperto la Mulino Bianco, quindi come biscotto sceglierei le Campagnole. Ne ho mangiate tantissime da quando sono qui!”

Qual è il ricordo più vivido che hai dell’infanzia?

“Il 90% dei ricordi che ho è legato ai miei cani. Sono scene di me che trascorro il tempo in giardino con loro cantando, ballando, rincorrendoci mentre giochiamo a nascondino. È un’emozione ancora molto forte nella mia memoria, se solo ci penso.”

A cosa è dovuta la scelta di un immaginario prevalentemente animale? Qual è il tuo rapporto con la natura?

“Parlando con la gente, ho sempre chiesto che animale si sentisse e poi andavo a cercare informazioni in base alla loro scelta per imparare qualcosa di nuovo. Nei miei disegni mi piace diffondere notizie sui vari animali che raffiguro e, oltre a questo, l’illustrazione mi serve anche a condividere un messaggio ambientale. Attraverso le immagini è più facile che le persone prendano consapevolezza di quanto è importante rispettare l’ambiente.”

Cosa invidiano i grandi alla sensibilità dei bambini?

“Come dicevamo, l’innocenza, la curiosità e la capacità di conoscere cose nuove, ma anche di giocare con positività. Non c’è scandalo nel loro modo di guardare le cose, perché i bambini forse si spaventano più facilmente di noi ma non hanno la stessa paura di vivere.”

Ci sono elementi ricorrenti che hanno acquisito per te un valore personale?

“In tutte le miei illustrazioni metto sempre un palloncino prima di chiudere il lavoro. Non è un simbolo preciso ma mi diverte vedere come lo interpreta la gente. Per me fare quel cerchio rappresenta il momento finale di ogni disegno. È come mettere una mia firma.”

Che ruolo riveste, nella tua dimensione artistica, il colore? Per quale ragione preferisci le tinte piene alle sfumature?

“Sono in guerra con i colori, infatti ho disegnato sempre a matita. La scelta dell’acrilico è nata spontanea perché era l’unico colore che avevo a disposizione in quarantena ma provandolo mi sono resa conto che colorare uniformemente mi rilassava. Per ora mi trovo bene ma non mi voglio fermare a una sola tecnica, quindi magari più in là avrò voglia di cambiare.”

Qual è lo stato d’animo che più di tutti riversi sul foglio e qual è il mood che vorresti trasmettere?

“Mi viene detto spesso che i miei personaggi sembrano nostalgici ma non so perché. Per me disegnare è un momento di felicità. Non ho mai intenzione di mostrare un sentimento in particolare, il risultato dipende dalla persona a cui sto pensando mentre disegno o da come mi sento.”

Come speri che possa evolvere il tuo percorso artistico nel futuro (editoria, esposizione, animazione)?

“Prima di tutto vorrei imparare altre tecniche, per capire meglio da dove cominciare prima di concentrarmi sul settore degli albi illustrati. Ci sono diversi topic che mi piacerebbe sviluppare, sia per i bambini che per gli adulti, ma so che l’ambito professionale richiede uno stile più definito e personale.”

Cos’è per te il talento?

“È qualcosa di relativo. Non lo riconosci se cerchi di fare quello che fanno gli altri, finchè finalmente non trovi qualcosa che fa per te. Non esiste un solo stile o una sola arte, per cui non serve compararsi. L’importante è trovare qualcosa con cui riusciamo a comunicare, che ci piaccia e soprattutto che ci venga in modo naturale.”

CONTATTI
Instagram: @matitafore

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