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Le contraddizioni del potere e le ragazze elettriche di Naomi Alderman. Un invito – critico – alla lettura.

Oltre a guadagnare chili e qualche nevrosi in più, il periodo di quarantena mi ha dato la scusa per produrre il mio lievito madre, chiamato Pickles perché la sua casa ora è un barattolo in cui prima vivano dei Pickled Beetroots, e leggere qualche libro in più. Praticamente niente di nuovo: tutte le nostre bacheche social erano piene zeppe di torte golosissime, pane appena sfornato e inquadrature malinconiche di gente immersa nella lettura. Io ero tra quelle persone e oggi ho deciso di proporre un invito alla lettura: il libro Ragazze Elettriche di Naomi Alderman (Edizioni Nottetempo, 2017 – www.edizioninottetempo.it/it/autori/autore/i/naomi_alderman ). Per come produrre il lievito madre, invece, ho seguito il sempre affidabile blog di giallozafferano (https://ricette.giallozafferano.it/Lievito-madre.html).

Ecco una domanda provocatoria: cosa succederebbe se d’improvviso un’adolescente di nome Roxy scoprisse di avere la straordinaria capacità di sviluppare energia elettrica dalle mani, riuscendo a fare fuori in un sol colpo dei brutti ceffi che hanno fatto irruzione nel suo appartamento? Cosa succederebbe se venisse fuori che Roxy non è la prescelta, una supereroina che è finita in una vasca d’uranio insieme a una lampadina o, che ne so, un’anguilla? Cosa succederebbe se Roxy condividesse questo incredibile potere con tutte le ragazze adolescenti che popolano la terra in un non meglio precisato momento della storia umana – sicuramente un futuro molto lontano?

Se nelle favole come le conosciamo tutte le ragazze in età da marito – presumibilmente adolescenti o appena maggiorenni – sono chiamate a corte affinché il giovane principe scelga la più bella tra loro, Naomi Alderman in Ragazze Elettriche spezza l’incantesimo e mette in fuga principe, re, cocchiere e tutti gli altri. Non solo le adolescenti sviluppano l’incredibile abilità di produrre energia elettrica, ma sono addirittura capaci di risvegliare l’organo che la genera, situato nella cavità della clavicola, nelle donne più grandi. Questo, ovviamente, dà inizio a una serie di eventi destinati a cambiare il mondo, la sua organizzazione e strutture più intime – proprio perché a cambiare sono le strutture di potere. Non è un caso che il titolo originale inglese sia The Power, il Potere, le cui possibilità e contraddizioni sono esplorate nelle 400 pagine che compongono il libro.

Da un punto di vista puramente formale, il movimento narrativo di Alderman è interessante, quanto meno inusitato. Il racconto è inserito in una cornice che lo rende, capiamo, un romanzo storico: le prime pagine sono un carteggio fittizio tra un uomo e una donna, Neil e Naomi, da cui ricaviamo che il primo ha scritto un libro che è il racconto di fatti passati, e che è inviato alla seconda con la speranza che lo legga, ne dia un parere e lo corregga. Questo botta e risposta si esaurisce nel giro di poche pagine, e acquisterà un vero senso solo alla fine del libro, in cui si ripresenterà. Il suo scopo è più quello di stabilire il perimetro narrativo e le sue regole che quello di approfondire i contenuti. Per il momento siamo catapultati nella lettura che Naomi stessa, la destinataria del dattiloscritto, fa del testo ed ecco Roxy alle prese con i suoi assalitori.

Da qui in poi la narrazione è organizzata in capitoli, ognuno dei quali dedicato a un personaggio di cui seguiremo evolversi la storia nel corso di dieci anni – seguendo la catena di eventi che porta a quello che, nel presente fittizio dell’autore del romanzo, Neil, è chiamato Cataclisma. Così conosciamo Roxy figlia del grande capo di un’organizzazione criminale inglese; Tunde, un giornalista nigeriano – l’unico uomo – che dopo aver sperimentato una scarica dalla sua cotta estiva decide di diventare reporter di questi eventi; Margot, una politica americana che sente la sua attività e la sua ascesa limitata dal fatto di essere – per il momento! – una donna in un mondo di uomini; Allie, un’adolescente dalla vita problematica: orfana, passa da una famiglia abusiva all’altra ma sempre accompagnata dalla voce della madre, la Grande Madre; Tatiana, ex-promessa olimpionica sposata con il dittatore della Moldavia. Tutti questi personaggi, ovviamente, si ritroveranno insieme, e insieme rappresenteranno un aspetto del grande cambiamento di cui sono tanto testimoni quanto agenti.

Sul tavolo troviamo tutte le premesse per una narrazione pirotecnica e coinvolgente, ma Alderman manca l’obiettivo. La divisione in capitoli centrati sui singoli personaggi risulta frammentaria e spesso insoddisfacente: le informazioni ricavate sono incomplete e lacunose per passare agevolmente dal particolare del personaggio che Alderman presenta, al generale del mondo alternativo che l’autrice vuole disegnare – a maggior ragione se lo sforzo immaginativo richiesto è quello di seguire l’evoluzione dal mondo come lo conosciamo verso un mondo alternativo. Molti eventi e situazioni sono solo abbozzati, compaiono fugacemente nell’orizzonte di chi legge e stentano ad essere organizzati nell’insieme: sappiamo per esempio che negli Stati Uniti viene creato un campo militare per addestrare le ragazze ad utilizzare il loro potere; dal nulla viene menzionata un’associazione di uomini che organizza attentati terroristici contro le donne per riaffermare il loro, di potere. Questo è deludente perché si tratta di elementi che avrebbero dato maggiore consistenza alle dinamiche che Alderman immagina corollari al ribaltamento delle strutture di potere. In generale, questi episodi rimangono marginali, le loro possibilità, il loro impatto nello sviluppo della trama non sono approfonditi per accompagnare chi legge abbastanza preparato/a al Grande Cambiamento verso cui Alderman punta il dito. L’autrice infrange le promesse e le premesse di un racconto costellato da personaggi abbastanza complessi da poter incarnare il cambiamento di cui si parla e rappresentare i molteplici, incoerenti risvolti che il potere porta con sé. Alderman preferisce piuttosto recuperare tutto questo discorso solamente nelle battute finali e con fare didascalico: sarà infatti Allie, attraverso un dialogo pieno di riferimenti biblici con la voce nella sua testa a chiarire tutto questo.

Se si può discutere sulle strategie narrative adottate da Alderman, quello che rimane fuori discussione è il lampo di genio che deve aver elettrizzato la sua immaginazione. Non è un caso che Alderman abbia vinto il premio Baileys Women’s Prize for Fiction nel 2017 e abbia anche venduto i diritti alla casa di produzione di Jane Featherstone, Sister Picture (https://www.sisterpictures.co.uk/news/sister-pictures-options-the-power/): il che vuol dire che sì, presto vedremo le ragazze elettriche su Netflix!

Alderman vede nei rapporti di potere tra l’uomo e la donna, dei presupposti meramente fisici prima che concettuali. Il fatto che l’uomo possa sopraffare fisicamente la donna è per Alderman la ragione principale per cui i rapporti di genere sono organizzati e soprattutto “significati” come sono. Dunque l’autrice immagina delle donne dotate di un tratto che le rende più forti degli uomini, illustrando come i rapporti di potere tra i sessi cambierebbero. Ma Alderman non si arresta al piano fisico, mostrando come di fatto le caratteristiche che ritroviamo nei corpi o, meglio, che associamo a corpi sessualizzati, portano dei significati che sono eminentemente culturali – e che non fanno altro che affermare e rinforzare il discorso attorno al potere. Sì, Alderman deve essere una grande appassionata di Foucault. Nella parte finale del testo, soprattutto quella in cui ritorniamo al carteggio tra Neil e Naomi, che ha finito la lettura del libro, viene indirettamente ribadito il concetto: quelle che sono considerate caratteristiche intrinseche e determinanti del rapporto tra i sessi, sono piuttosto costruzioni culturali arbitrarie – e che finiscono per rinforzare il discorso dominante:

“Avverto istintivamente – e mi auguro che per te sia lo stesso – che un mondo retto dagli uomini sarebbe più gentile, più garbato, più amorevole e intimamente più incline all’accudimento. […] Gli uomini si sono evoluti per essere più forti lavoratori e custodi del nucleo domestico, mentre le donne – con i piccoli da proteggere dalle avversità – sono dovute diventare aggressive e violente. I pochi regimi parzialmente patriarcali che siano mai esistiti nella società umana sono stati molto pacifici.” [pp. 338-339]

Questo passaggio è preso da una delle ultime e-mail di Naomi a Neil, ed è decisivo perché chiarisce la posizione di Alderman sotto due aspetti fondamentali. Rinforzando l’idea che i corpi ricevono significati arbitrari, Alderman smaschera la presenza di un “contratto sociale” che regola i rapporti tra i sessi, le cui condizioni sono definite dal discorso egemone – ovvero da chi detiene il potere. Dall’altra, l’autrice mostra come questo discorso costruisce una verità, soprattutto storica: siamo abbastanza famigliari con i regimi patriarcali, e sappiamo – eccome – che sono tutt’altro che pacifici. In questo punto, credo, risiede il plauso più grande che si può fare allo sforzo immaginativo di Alderman. Infatti, tornando alla nostra dimensione, le ricerche storiche degli ultimi trenta, venti anni, stanno portando alla luce una storia alternativa rispetto a quella che siamo stati abituati a leggere sui libri di storia: le donne ci sono, la loro presenza è determinante, il rapporto tra i sessi non è sempre stato lo stesso, ma è piuttosto cambiato in conformità con i molteplici “cataclismi” che si sono verificati. In poche parole, non sono l’eccezione, bensì la regola.

Le conclusioni che Alderman trae dal suo racconto, però, sono tutt’altro che ottimiste. Del potere, Alderman mostra le tinte scure, machiavelliche, e la domanda che persiste alla fine dell’ultima pagina è: se tutto questo accadesse, siamo davvero sicuri che sarebbe davvero diverso?

A cura di Diego Palombi

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Categoria:Basilico, Life, Woman
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1 Comment

  • 18 Luglio, 2020 at 2:18 am
    Markko

    Ottima recensione, soprattutto la parte dove approfondisci l’inversione di ruoli, che in pochi hanno colto (sembra strano ma…).

    ps. La serie uscirá su Amazon non Netflix, anche se a quanto ne so han smesso di girare le scene lo scorso Marzo a causa della pandemia.

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