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Muse Sgualcite. L’estetica ultra-femminile di Teresa Ciocia e la rivincita della sensualità.

Nel burro delle sue forme o tra gli spigoli di un volto austero, ogni donna abita l’immagine come un segnale del proprio temperamento. La femminilità, d’altronde, non è un pegno né una virtù ma un modo di governare le emozioni in totale anarchia, esibendo o contenendo la piena di sensazioni che ognuna, intimamente, vive.

Teresa Ciocia è una fotografa che affronta la complessità xx come un universo da esplorare, in cui però la materia cosmica è il fascino grezzo della carnalità. L’obiettivo è quello di celebrare l’intensità del femminile come tesoro universale e forziere segreto di ciascuna Venere comune mortale.

Lontana anni luce dal clichè della donna oggetto mortificata se valorizzata nel suo aspetto fisico, Teresa difende un ideale di donna che non ha nulla da dimostrare se non l’iridescente versatilità della sua essenza. Fragile, sexy, imperfetta, fiera. Ogni cosa che voglia, purchè comoda nel suo corpo come nella personalità.

Con la sua galleria di muse sgualcite, Teresa dichiara tregua al desiderio che non è un mostro da fuggire ma può rivelarsi un compagno di giochi o, tutt’al più, un interlocutore sfidato a distanza. Un tema ricorrente e – molto più spesso di quanto si pensi – innocuo, che si nutre dei chiaroscuri suadenti della vanità. La sostanza è la stessa dei sogni e si deposita nella dinamica sinuosa dei capelli quando sono liberi al vento, negli interrogativi rivolti alla specchiera con gli abiti calati sulle spalle, nella fragranza di un profumo unico, abbinato alla pelle.

Un’espressività consumata è il tratto distintivo di uno stile impermeabile alla compostezza formale. La perfezione è come un’eco del vuoto ma nella nota stonata c’è il senso della melodia e lo stesso vale per lo sguardo che ha bisogno di visioni imprevedibili, per sentirsi sedotto.

Le fotografie di Teresa ritraggono scorci di femminilità imperfetta eppure sfacciata. Muse tangibili, che insinuano pensieri sensuali mostrando i dettagli traversi di un’attitudine irriverente, vagamente stanca.
Donne-Soggetto, qualunque sia la loro natura, perchè mostrarsi, talvolta, offre complicità un bisogno stretto tra i denti. Equivale ad esibirsi nell’atto di forza di trasformare un’attitudine nell’insindacabile volontà di essere ed apparire uniche, nello stesso momento.

Com’è nata la tua passione per la fotografia? Qual è stato lo scatto che ti ha convinta a intraprendere questa strada?

“Sin da piccola ho sempre voluto lavorare nel mondo della moda, inizialmente come stilista, prima ancora che fotografa. I miei hanno un’azienda di tessuti e ricordo che passavo interi pomeriggi a giocare con le stoffe, creavo vestiti e, in generale, ai cartoni animati ho sempre preferito i programmi tv di Jo Squillo!
Crescendo poi mi sono trovata ad affrontare le tipiche problematiche adolescenziali e sono state loro che mi hanno avvicinato alla fotografia, perché in quel periodo ricorrevo spesso all’autoritratto. Avevo bisogno di una testimonianza visibile per capire cosa mi stesse accadendo e scattarmi foto da sola mi è stato di aiuto. Da lì, la passione è evoluta fino a trasformarsi in un mezzo di espressione a tutti gli effetti.”

Su quali soggetti rivolgevi l’attenzione all’inizio e com’è evoluta la tua ricerca creativa?

“Ho iniziato su di me, poi ho coinvolto amiche e cugine e, una volta a Milano, ho cominciato a scattare con le prime modelle. Riguardando le foto dei primi tempi, mi sono resa conto che c’era già molta moda, solo che rispetto alle tipiche immagini dritte da rivista ho sempre cercato di aggiungere un tocco d’imprecisione. L’elemento di disturbo mi piace un sacco, molto più delle foto tecniche e perfette che non esprimono nulla.

Col tempo, l’esperienza mi ha insegnato a lavorare nella moda abbattendo la barriera con la modella, così da entrare subito in confidenza e diventare – almeno per la durata del servizio – la sua migliore amica.  È un modo per riuscire a carpire l’essenza della persona che ho davanti, mantenendo il focus non solo sul corpo della donna ma soprattutto sulle diverse sensazioni femminili che esistono. Il mio approccio alla femminilità è totalmente aperto, lo stesso che si avrebbe di fronte a un universo da esplorare. Non con tutte, infatti, si ottiene lo stesso risultato, proprio perché ognuna ha la sua storia e io, con la fotografia, spero solo di riuscire a rispecchiarla.”

Cosa ti seduce della realtà che ti circonda? Quali sono le immagini che ti stregano e quelle che ti emozionano?

“Assolutamente il colore, perché è la prima cosa capace di catturare l’attenzione per più di un secondo. Ma anche lo sguardo, quando c’è un soggetto, e in generale le sensazioni, molto più che le immagini. Di recente, ad esempio, mi è capitato di trovare dei piatti rotti per terra e subito ho avuto voglia di fotografarli perché d’impatto mi davano l’impressione di un pasto consumato e poi distrutto. Non ricerco mai la perfezione, mi trasmette un senso di vuoto. Al contrario mi colpisce tutto ciò che fa pensare <<Ah però! E qui cosa c’è?>>, anche quando si tratta di un errore. Spesso è un dettaglio non voluto, casuale, che però proprio per questo mi piace.“

Cos’è per te il fascino?

È armonia, stare bene nel contesto in cui ti trovi. Sta nella grazia visiva data dal colore e dalle forme, che però non ha nulla a che fare con la perfezione. È un concetto lontanissimo dal mondo matematico, schematico e lineare. Quella la chiamerei simmetria, non fascino.”

Qual è il sinonimo di intensità?

“Intravedere la profondità. The deep, per dirla all’inglese.”

Da cosa trai ispirazione per realizzare un servizio? C’è un concept dietro i tuoi progetti o procedi in base ad un ideale puramente estetico?

“Entrambe. Ultimamente ho seguito un progetto personale ma mi piace anche, come molti, scorrere la home di Instagram e capire cosa richiede il mercato, se non altro per comunicare ed adeguarmi al periodo in cui viviamo. Quello che vorrei restasse il faro della mia fotografia è la visione di una donna non forzatamente naturale e semplice. Bella, non in quanto oggetto, ma perché da sempre la bellezza femminile è stata fonte d’ispirazione. Vorrei sdoganare l’idea di donna sexy che non vuol dire essere stupida oppure volgare, ma restituirle il fascino grezzo e carnale che ha perso.”

Quali sono i riferimenti che hanno alimentato la tua sensibilità creativa (arte, letteratura, musica, cinema)?

“Sono sempre stata molto creativa. Una cosa che mi piaceva un sacco da piccola, oltre la moda, era la danza, anche se non l’ho mai studiata. Passavo ore a ballare da sola! Ancora oggi amo cimentarmi nell’arte manuale: per un certo periodo mi sono dilettata con il design di gioielli e più di recente ho scoperto la ceramica. Va detto che sono cresciuta in una casa fuori dal centro, a stretto contatto con la natura, e questo ha influito tantissimo nella mia formazione visiva.”

La macchina fotografica è un mezzo per esprimerti o per comunicare? Quanto traspare di te dallo stile delle tue fotografie?

“Sono una persona molto disordinata. Vivo nel caos costante e lo rendo il mio spazio quotidiano. La fotografia è stato un mezzo come un altro per comunicare il mio modo di intendere la donna e quindi, di riflesso, per esprimere il mio modo di essere. La femminilità che cerco di rappresentare, in fondo, è la stessa che vorrei trasmettere io alla gente chi mi guarda.”

Definisci la tua personalità artistica con un astro, un elemento chimico e un indumento.

“La luna, sono piena di lune tatuate addosso e anche il mio umore è piuttosto moody. Roccia che si sgretola, che è sia sabbia che pietra. Sicuramente le scarpe, sono la mia fissazione!”

Quale sensazione associ al corpo femminile: desiderio o provocazione?

“Tutte e due, nei giusti dosaggi.”

La bellezza che immortali ha un’anima vissuta, vagamente stanca e disordinata. Che tipo di donna porti in scena e qual è la tua idea di femminilità?

“Sono totalmente io! Evidentemente mi immedesimo nelle modelle che ho davanti e che si percepisca in parte anche la mia insicurezza. Un professore ai tempi della scuola mi definì “sedotta e abbandonata” e, in effetti, è proprio così che mi sento!”

C’è un dettaglio fisico sul quale ami focalizzare l’attenzione?

“Le curve, in generale, ma anche gli occhi sono da sempre un mio punto debole. Mi piace mostrare la forma del corpo nelle sue sinuosità, senza trascurare però lo sguardo, che resta il dettaglio più importante per capire una persona.”

Abito o Nudo: cosa rivelano di diverso di una persona?

“Nulla, la differenza sta in quello che vuoi trasmettere. Bisogna guardare l’attitude piuttosto che la presenza o meno di un vestito. È quello che un ruolo centrale per l’interpretazione.”

In che modo interagisci con la luce? Qual è il linguaggio in codice delle tue ombre?

“La verità è che la luce non mi interessa più di tanto. I fotografi, di solito, sono maestri di luce ma è giusto ricordare che uno dei padri della fotografia, Richard Avedon, sul set si serviva di un’ottica fissa e via. A lui non importava la luce quanto cogliere le sensazioni del soggetto ritratto, in assoluta spontaneità.  Se sei un professionista la luce ti permette di giocare, ma personalmente non è una mia priorità. Non è il mio mondo.”

Qual è la differenza tra scattare in studio o in esterna?

“È una scelta stilistica, come se scattassi tanti stickers con sfondi diversi per declinare la stessa cosa. L’obiettivo finale è sempre quello di trasmettere le sensazioni, indipendentemente dal background. In studio, probabilmente, è più difficile trasmettere qualcosa rispetto a una location più reale.”

Più che glamour, la tua dimensione estetica ha un’aura consumata e conturbante. Il chiaroscuro è un aspetto solo formale o uno stato d’animo che in parte di appartiene?

“Uno stato d’animo creepy e un impatto un po’ duro rendono l’espressione più forte, e questo aiuta a capire quali sensazioni si stanno provando. Penso all’estetica un po’ marcata di Suffo Moncloa o alla femminilità degli scatti di Brianna Capozzi che due mie fonti d’ispirazione tra i fotografi odierni. Evidentemente ci sono state diverse influenze che apprezzo moltissimo e, in maniera indiretta, hanno contribuito a definire quello che oggi è il mio stile personale.”

La sensualità è un carattere più o meno implicito nella tua galleria. Si tratta di un prerequisito o di un riflesso incondizionato della tua concezione fotografica?

“Siamo tutti sensuali, solo che ognuno ha un modo diverso di esprimerlo. Se traspare è perché fa parte del mio sguardo e dell’idea che ho di donna. Io stessa mi sento molto sensuale, ma sono anche timida, e la modella, in un certo senso, è lo strumento attraverso il quale vorrei che gli altri vedessero me.”

Che rapporto hai con il tema del pudore? Quella dell’intimità è una sfera che ti piace sfidare o ritrarre?

“È bello entrare in intimità con la persone che stai fotografando ed è anche fondamentale che s’instauri innanzitutto un contatto umano, se vuoi davvero che l’altro ti regali il suo mondo. Forse mi trovo più in difficoltà quando mi trovo davanti modelle timide, ma le rispetto e pian piano riusciamo a sintonizzarci. Altre volte, invece, emerge di più la componente del gioco ma devo dire che in entrambi i casi mi sento a mio agio perchè, in fondo, sia la timidezza che la giocosità, sono due caratteristiche che mi appartengono.”

Nell’approccio alla macchinetta e ai soggetti in scena, sei più istintiva o studiata?

“Istintiva al 100%. Stylist e make-up artist mi odiano perché non do nessun tipo di indicazione e invento tutto direttamente sul set. Se studiassi al minimo dettaglio andrebbe a finire che non lo rispetterei. Mi piace andare a ruota libera!”

Che ruolo occupa l’immaginazione nella tua rappresentazione della realtà?

“Sogno molto nella vita di tutti i giorni e da bambina mi dicevano che sarei potuta diventare regista per la quantità di film mentali che mi facevo! Nella fotografia di moda, però, se marchi troppo il sogno si perde l’alone di mistero.”

A quale destinazione ti piacerebbe indirizzare il tuo lavoro (riviste, galleria, installazioni multimediali)? Quali sono, invece, i progetti a cui ti stai dedicando in questo momento?

“Sarebbe bello fare foto d’autore, solo che è complicato per i fotografi di moda perché esiste ancora una distinzione forte tra arte e tutto ciò che è commerciale. Per ora sono più vicina al mondo dell’editoria e anche soltanto pubblicare progetti personali su carta mi va bene. Quello che ricerco è una piattaforma che possa darmi visibilità ma non solo. La cosa fondamentale è che mi permetta di rispecchiare al meglio il mio stile, senza restrizioni.”

Cos’è per te il talento?

“È una vocazione. Un mestiere lo si può imparare facilmente, il talento, invece, ti appartiene da sempre e si vede dall’approccio che hai ad andare in profondità. La creatività si può allenare guardandosi intorno ma quando si riesce a trasmette un quid in più…quello è il talento.”

CONTATTI:
Instagram: @teresa.ciocia
Sito: www.teresaciocia.com

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Categoria:Curry, Life, Woman
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