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Identità Violante: L’erotismo a tinte fluo di Evelyn Furlan.

L’universo femminile è uno spazio fuorescente. Una galassia costellata di segreti e dolci evasioni.
Dal buco della serratura si può solo sbirciare ciò che ogni donna desidera per sè, i pensieri che schiva e i vizi che accoglie quando è sola e sospesa nella sua intimità.

Evelyn Furlan è una ritrattista indiscreta, che nelle sue illustrazioni raffigura il riflesso distorto di una femminilità privata. Altoatesina di origine e trapiantata a Milano, il contrasto le appartiene come un tratto congenito. Unica vera risorsa per sentirsi imprevedibile e completa.

Violante è la protagonista indiscussa di un immaginario dallo stile audace. Stanca, libera, disinibita, visionaria, Violante è una donna che esplora la sua natura animale e le si avvicina senza paura. Una Venere moderna con i capelli nero corvino e il sex appeal di chi sa abbandonarsi alla propria volubilità, accarezzando le libidini come tigri addomesticate.

Torsi di mela e peccati capitali, equilibristi infuocati e megaorsi di peluche: ogni quadro racchiude i simboli di una normalità che nessuno vede ma ogni donna vive, quando dialoga con l’Eva che le bisbiglia dentro.

Violacee e conturbanti, le muse di Evelyn sono donne che hanno il baricentro galleggiante nella loro irrequietezza e compensano con colori sgargianti i chiaroscuri di certe occhiaie, scavate dall’insonnia. Donne dall’umore che oscilla tra euforia e noia, alla ricerca sfrenata di uno spicchio di piacere da addentare mentre la testa viaggia da un’altra parte.

Un erotismo sovrappensiero che sbircia oltre l’abitudine per elevarsi nell’Eden di una sensualità surreale. È il paradiso extraterrestre di Violante, dove ogni voglia è un’emozione a sonagli da cui lasciarsi ammaliare.

Quand’è cominciata la tua passione per l’illustrazione? Che cosa disegnavi sul diario di scuola?

“Ho frequentato il liceo artistico ma durante quegli anni non avevo ancora un mio stile. Scarabocchiavo più che altro e scrivevo frasi, sia in italiano che in tedesco. Il diario di scuola lo riempivo di parole, ora invece mi viene più naturale disegnare. Ho cominciato all’università, con il disegno di moda, ma evidentemente quello non era il mio mondo. Mi ritrovavo sempre a disegnare donne nude, così ho capito che avevo bisogno di un modo di esprimermi diverso. Il mio personaggio l’ho creato in quel periodo, ma solo da un annetto a questa parte si è sviluppato come progetto più serio. In un certo senso, il mio diario disegnato ce l’ho adesso, grazie all’illustrazione!”

Violante è il tuo nome d’arte. Esprimerti attraverso l’immagine è per te un sinonimo di trasgressione? Quali sono le regole che ami violare?

“Violante, in realtà, non deriva dal verbo violare. È nato da un gioco che avevo inventato per coinvolgere nel mio lavoro persone che conoscevo e che sapevano scrivere molto bene: mandavo loro i miei disegni e chiedevo di dare un nome ai personaggi, che fosse in sintonia con l’immagine. Una mia amica creò una storia che aveva per protagonista questa Violante, una donna che si piaceva ma che tendeva a nascondersi. E così è rimasto!
Di mio non sono una persona che vìola più di tanto, anzi, sono l’opposto…al massimo posso dire che vìolo la mia timidezza disegnando immagini che da me non ci si aspetterebbe!”

Quali sono state le influenze che hanno alimentato maggiormente la tua sensibilità estetica (arte, musica, cinema) durante il tuo percorso di crescita?

“Sono cresciuta in un ambiente pieno di esperienze stimolanti, che mi ha avvicinato in momenti diversi alla musica, alla danza, al pattinaggio artistico e a qualsiasi forma di creatività in genere. Tutto mi ha influenzato in qualche modo ed è servito a farmi sviluppare una sensibilità delicata, sotto molti aspetti. In modo particolare verso la musica e l’arte.”

Altoatesina di nascita e milanese di adozione. Come convivono la montagna e la metropoli dentro di te?

“Dopo la scuola ho viaggiato moltissimo e per lungo tempo non riuscivo a restare più di un certo periodo nella stessa città. Da 5 anni vivo a Milano e qui, nonostante ci siano cose che non sopporto, tutto sommato sto bene. Il legame con Bolzano c’è ma non parlerei di mancanza, più che altro è un contrasto che sento e che mi completa. Lì, ad esempio, disegno molto volentieri proprio per la tranquillità che si respira quando sei a contatto con la natura, ma a Milano ho gli stimoli. Senza quelli non avrei materiale da trasferire sulla carta.”

Che cosa ti attrae della realtà che ti circonda? Cosa, invece, ti fa indignare?

“Mi attraggono tante piccole cose che osservo nelle persone, anche sconosciute. Mi piace quando sono perse nel loro mondo, il modo in cui muovono le mani, i dettagli da cui traspare umanità. Quello che non sopporto, invece, è la maleducazione.”

Creatività e Interesse per l’inquietudine umana ti appartengono entrambi in maniera visibile. Quale di questi due elementi ha fatto luce sull’altro?

“I miei disegni mettono in mostra lo scenario del sentire quotidiano e io ho solo cercato di ricostruirlo con la creatività. Sensazioni di inquietudine, debolezza, malinconia appartengono a tante persone che si sono riconosciute nel mio stile e spesso hanno sentito di condividere quelle stesse emozioni con me. Ho raccolto tutti questi racconti e sentivo di volerli rappresentare, come sentimenti che tutti proviamo giornalmente. Per farlo ho usato il mezzo più sicuro che avevoe il più libero soprattutto, ovvero l’illustrazione.”

A cosa t’ispiri per ideare i tuoi disegni? Cavalchi l’immaginazione o riproduci sensazioni che conosci?

“Sono sensazioni che vivo che devo elaborare. Ho bisogno di sensazioni forti che mi facciano venire subito un’immagine davanti agli occhi. Una volta che l’ho realizzata su carta è come se mi sentissi improvvisamente rasserenata, più leggera.”

Qual è lo stato d’animo dominante che più ti caratterizza e quello che cerchi di evocare attraverso i tuoi quadri?

“Il mio sicuramente la melanconia. Quello che vorrei esprimere è questo, ma anche il contrasto, come si vede dal colore che è sempre molto acceso. In realtà il contenuto è piuttosto abitudinario: propongo situazioni giornaliere che si portano dentro stati d’animo molto più comuni di quello che sembra. Non c’è mai nulla di troppo esplicito, il mio è solo un modo di mostrare quello che, come nel mio caso, per anni può restare inespresso ma in fondo fa parte della vita di ognuno, come l’erotismo o la confidenza con la propria femminilità.“

Esiste una nota creepy sul fondo della tua espressione creativa. Quali sono gli spettri che cerchi di raffigurare e cosa ti fa davvero paura?

“I miei disegni sono un ritratto di me. Il soggetto sono io, quindi la paura riguarda le mie stesse insicurezze.”

Vizi, sesso e spregiudicatezza sono amici dell’uomo o serpenti a sonagli?

“Serpenti a sonagli!”

I tuoi personaggi sono un ibrido tra essere umano e bestialità. Quale valore associ all’ambiguità di questa fisionomia antropomorfa?

“Mi fa sempre sorridere questa domanda perché io in realtà la mia Violante la vedo bella e sensuale. Fa strano pensare che gli altri percepiscano qualcosa di angosciante, ma per me che ne ho creato ogni singolo dettaglio è diverso. Ho scelto di ideare un personaggio che fosse sia uomo che donna, sia umano che animalesco, proprio perché mi piaceva toccare temi legati alla sfera emotiva e alla sessualità, come ad esempio la fluidità di genere. Violante è un mix di tante persone che in qualche maniera mi hanno colpito. Non è una cosa sola.”

Ti senti più affine all’animazione o alla caricatura?

“Senza dubbio animazione.”

C’è un momento preciso della giornata in cui solitamente ti dedichi al disegno?  Hai un’abitudine costante o cambi location in base all’istinto?

“Ho un blocchetto sempre in borsa, come il rossetto, e appena vedo qualcosa che mi colpisce la disegno. Il momento che amo di più è durante i viaggi in treno verso Bolzano o la sera, con la luce soffusa, un bicchiere di vino e la musica di sottofondo. Ci sono giornate che ho in testa un disegno e non vedo l’ora che arrivi sera per scrollarmi tutto lo stress di dosso e dedicare il mio tempo all’illustrazione. Spesso disegno per tutta la notte e le ore passano senza che io me ne accorga.”

Qual è il valore aggiunto dell’illustrazione nella pratica figurativa, rispetto alla pittura o della fotografia?

“Il fatto di poterti esprimere nel quotidiano, visto che realizzare un disegno non richiede tantissimo tempo. Per me è come avere un diario personale a cui posso raccontare emozioni, pensieri e fantasie di tutti i giorni.”

Il tuo immaginario è astratto e, per certi versi, perverso. Il piacere appartiene allo spirito o alla carne?

“Di entrambi.”

Che cos’è per te l’erotismo?

“L’erotismo è la consapevolezza del proprio corpo. Vuol dire piacersi, essere sicuri di sé e lasciarsi andare al gioco.”

Che cos’è il peccato?

“È una tentazione.”

Definisci con un pianeta, una pianta e un vizio capitale la tua dimensione artistica.

“Venere, perché i miei disegni sono femmina, nel bene e nel male. La pianta è la fucsia, il fiore che mi rappresenta più di tutti. Il vizio è l’ira, perché dal nulla smatto come una “mega drama”, soprattutto in questo periodo!”

La maggior parte dei tuoi soggetti sono donne. Quali caratteristiche associ alla tua idea di femminilità?

“Un’idea di femminilità diretta, timida ma, allo stesso tempo, sensuale. La sensibilità è un aspetto fondamentale in ogni donna, perché la rende sia delicata che forte, coraggiosa abbastanza per dire tutto quello che vuole.”

Hai mai avuto un idolo o un’icona di donna per eccellenza?

“Le donne di Tamara De Lempicka e, in generale, tutte quelle che hanno la forza di mostrarsi per come sono veramente.”

La tua palette è fluorescente e vivida. Che ruolo occupa il colore nella tua vignettistica? Ne sfrutti maggiormente il contrasto o l’energia?

“Tutte e due, perché il contrasto dà energia. Scelgo colori acidi e forti per raccontare stati d’animo incerti, pensierosi, spesso anche annoiati. Il colore è un elemento d’impatto nelle mie illustrazioni, mi permette di essere ancora più esuberante. Nel disegno invece cerco di non essere troppo eccessiva.”

Ci sono elementi ricorrenti nelle tue illustrazioni che assumono per te particolare valore simbolico?

“Essendo il personaggio principale sempre lo stesso, mi concentro sui suoi dettagli. Lo sguardo sempre un po’ vuoto, le mani grandi perché mi piace evidenziare la gestualità e poi il colore magenta, anche se ultimamente sto variando di più rispetto al passato.”

Qual è il tuo rapporto con la censura? Riesci sempre ad esprimerti come vorresti?

“No, vorrei fare di più. Ultimamente mi sono spostata verso un fine diverso, per certi versi più tradizionale. Ero partita con l’intenzione di dare una forte impronta erotica al mio lavoro per realizzare qualcosa di opposto all’immagine che la gente ha di me. A vedermi sono la classica altoatesina bionda e esile da cui nessuno si aspetterebbe uno stile così audace… Conto di riuscire a farmi scoprire lentamente.”

Per veicolare quale tipo di messaggio si rivela più efficace il linguaggio della provocazione?

“Nella provocazione voglio dire che siamo tutti così, come Violante. Ci si può buttare giù e subito dopo rialzare, e ovviamente si può giocare con la propria sessualità senza che ci sia niente di male. Non credo che i miei siano disegni spinti. Non c’è scandalo, solo corpi nudi con desideri normali. L’illustrazione è un mezzo per condividere sensazioni normali, che mi piace mostrare com’è giusto che sia.

Quello che faccio, in fondo, è riprodurre i miei sbalzi d’umore, per cui un attimo strangolerei a morte qualcuno e quello dopo sono con la testa tra le nuvole!  L’apoteosi del mio carattere è l’esagerazione! Forse anche per questo mi sono trovata spesso in sintonia a collaborare con il mondo delle drag queen. Proprio per l’atteggiamento da mega-drama e il modo di esprimersi too much.”

Che destinazione sogni per la tua produzione? Ci sono collaborazioni che ti piacerebbe valutare (moda, album musicali, marketing)?

“Con il mio stile mi piacerebbe muovermi verso la musica e riavvicinarmi alla moda, mi attirano molto il mondo della lingerie e del beauty in genere. Immagino di poterlo fare all’estero magari, perché qui mi rendo conto che i miei lavori non risultano abbastanza commerciali. “

Cos’è per te il talento?

“Il talento è essere originale. Ce l’hai o non ce l’hai ma devi anche costruirlo. È qualcosa che va perfezionato col tempo.”

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Categoria:Creativity, Curry, Life, Woman
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