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Storie di ordinaria magia: Aurora Manni, il sogno del cinema e la scintilla della curiosità.

Il rosso è il colore delle fiamme e della passione, la nuance dell’intenso che seduce lo sguardo e della polpa matura delle cose. Aurora Manni tinge di rosso il fondale dei suoi ritratti e, nell’anti-routine di tutti i giorni, ama lasciarsi folgorare dal mondo che la circonda. L’attenzione per l’altro è per lei come affondare le mani in un barattolo di marmellata ed uscirne con le mani sporche e addolcite dal contatto umano.

Cresciuta in una casa di artisti, il suo primo approccio alla dimensione espressiva è il disegno. Attraverso la matita può raffigurare tutto quello che sente ma è per mezzo della fotografia che riesce a cogliere i lineamenti della bellezza che vibra all’esterno.

Subito dopo il liceo, fugge da Roma per cercare un angolo di mondo in cui staccare la spina e trovare la scintilla divampante che animasse il futuro di progetti aderenti alla sua sensibilità. È lì che, oltre a imparare l’inglese e come saper stare da soli, magicamente incontra l’amore e comprende che la passione per la narrazione era l’indirizzo a cui destinare le sue aspirazioni più grandi.

Con elegante discrezione, Aurora rivolge il suo interesse al piacere della curiosità per trarre dalla novità uno spunto autentico di scrittura. La sua maniera di scegliere parole ed immagini è sofisticata, quanto profonda. Una caccia al tesoro del preziosismo più opaco, una ricerca paziente della rarità. Un collezionismo raffinato di dettagli e ispirazioni fugaci.

Per Aurora, infatti, la creatività non è solo la qualità di chi sa produrre qualcosa di sensazionale ma l’inclinazione immaginativa di chi sa prestare ascolto al racconto altrui e scorgere qualcosa di meraviglioso tra le pieghe della vita, della gente, della città che conta per ogni abitante un patrimonio inestimabile di avventure e emozioni.

Il cinema resta all’orizzonte come il sogno davvero adulto da realizzare ma, lungo la strada, moda, illustrazione e art directory costellano la sua crescita di creazioni affascinanti. Il motore di tutto è l’abbaglio dell’esperienza, lo scambio infinito tra assorbire e trasmettere.

Amare l’aspetto indefinito dell’esistenza che cambia forma.
Amare la trasformazione.
Amare-na: un modo di sentire rosso così.

Aurorarossafiammante, categoria Articoli per bambini. Che ricordo hai dell’infanzia? Con quali giochi amavi trascorrere il tuo tempo?

“Dell’infanzia ho un ricordo meraviglioso. Quello che faccio a livello creativo si riconnette in buona parte a quel periodo. I miei si sono separati quando avevo 7 anni e tra il pre-separazione ed il post c’è uno stacco molto forte. Finchè sono stati insieme ogni anno trascorrevamo le vacanze estive in Toscana e lì si respirava un clima bucolico fatto di campagna, mare e libertà. Dai 10 anni in poi l’ambientazione è stata più che altro urbana, non c’era più occasione di ritagliarsi un momento tutti insieme per starsene immersi nella natura. Il mio tempo amavo trascorrerlo giocando con le Barbie ovviamente, ma guardavo anche molti film e poi cercavo di riprodurre gli stessi plot con le bambole. In particolar modo ero fissata con Jurassic Park, così mi divertivo a ricreare quello scenario un po’ horror, con l’aereo delle Barbie a terra e i pupazzi dei dinosauri tutti intorno!

Disegnavo anche moltissimo, però. Mia sorella, di 8 anni più grande, è sempre stata una creativa, con ottime abilità manuali, e questo mi ha influenzata profondamente perché, nel tentativo di imitarla, ho imparato a esercitarmi nel disegno sin dall’asilo, al punto di sviluppare una dote che poi è diventata anche una forma di espressione.”

Come hai scoperto la tua vena creativa? Quali passioni hanno accompagnato il tuo percorso di crescita?

“La famiglia ha contato tantissimo. I miei genitori gravitano entrambi nel mondo del cinema e questo mi ha portata, sin dalla tenera età, a respirare una certa aria. Mio padre, dopo un trascorso da dj, ha lavorato come regista di fiction ed è un nerd assoluto del cinema, per questo mi ha indrottinata il più possibile sul settore cinematografico. Mia madre, invece, è un’attrice che ha sempre divorato libri a non finire. Insomma, i riferimenti con cui sono cresciuta mi hanno introdotta sin da subito ad un ambiente culturale sincretico e, in un certo senso, ben disponibile allo sperimentalismo.

Sono sempre stata esposta alla condivisione di stimoli e di racconti, finchè nel periodo dell’adolescenza ho capito che, a partire da quel background, avrei potuto creare qualcosa di mio. Ho scoperto la fotografia, durante un viaggio a NY con mio padre, e da lì ho intrapreso un microbusiness di servizi fotografici tra le mie compagne di scuola! Ma soprattutto ho desiderato realizzarmi nel mondo del cinema perchè mi sembrava il mezzo più completo per raccontare una storia. In quel periodo ho cominciato ad approfondire per conto mio il repertorio cinematografico, ho delineato i miei gusti e scoperto un nuovo linguaggio. Solo che poi la mia vita ha preso altre pieghe, e ora eccomi qua. Mi piacerebbe, però, tornare prima o poi su quella strada…”

Quali sono state le influenze che più hanno alimentato maggiormente la tua sensibilità estetica (arte, musica, cinema, letteratura)?

Nel cinema, senza dubbio, la nouvelle vague. Durante la mia fase liceale in cui cercavo di indagare tutte le chicche della cinematografia, non so come mi sono imbattuta in Godard, credo su suggerimento di mia madre. Subito entrai nel trip di voler vedere tutti i suoi film, perché, a livello espressivo, penso che quello stile rispondesse molto ad un modo adolescenziale di vivere i sentimenti. Il corso degli eventi è dinamico, non segue troppo le regole di consecutio temporum ma procede per causa/effetto, in base alla sensibilità dei personaggi. Non c’è una vera e propria trama ma tutto si regge su dialoghi introspettivi che traducono l’emozione in modo diretto. Anche vedere Gummo di Harmony Korine mi ha segnata moltissimo. In generale, mi affascinava avvicinarmi ad un genere meno mainsteam che però mi permettesse di scoprire il linguaggio del cinema a pieno. Volevo sapere tutto! E questo è sempre stato sia un ostacolo che il motore della mia mia curiosità, perché non sono mai riuscita a concentrarmi davvero su niente per il desiderio fortissimo di conoscere ogni cosa.

Anche la musica ha avuto un ruolo importante, che devo totalmente alla grande passione di mio padre. La sua collezione di vinili è immensa e i viaggi in macchina con lui erano come scene cinematografiche, in cui c’ero io che guardavo fuori dal finestrino e, in sottofondo, colonne sonore pazzesche. In particolare, brit pop e indie rock sono state le due correnti che ho approfondito più tardi durante l’adolescenza. S’intonavano al mood un po’ naif di quegli anni.”

Cosa cattura la tua attenzione, nella realtà che ti circonda? A te piace attirarla su di te o preferisci essere un’osservatrice discreta?

“Attira la mia attenzione quasi tutto, ma ancor di più le cose poco definite, in corso di evoluzione. Sono incuriosita dalle persone e dalle loro storie, per cui divento subito molto socievole per rubare dal loro racconto materiale da immaginare. Non mi piace stare al centro dell’attenzione in modo sterile ma mi piace prestare ascolto e osservare ciò che mi circonda attivamente, alla ricerca di qualcosa da poter condividere. Sono timida, in realtà, ma la curiosità mi permette di avere bisogno dell’altro senza sentirmi fragile, solo per il piacere di conoscere immaginari ogni volta diversi. Non mi interessa davvero espormi per esprimere qualcosa di mio quanto per entrare in contatto con chi mi circonda e assorbire quello che ha da dire.”

Empatia o Immaginazione: quale dono ti appartiene di più?

“Immaginazione. Sono parecchio empatica se provo particolare interesse per qualcuno, allora cerco di entrare totalmente in connessione con il suo mondo interiore. In generale, però, c’è sempre un lato immaginativo molto forte nella mia percezione delle cose che me le rende magiche. Avere un’immaginazione spiccata può generare illusione, in qualche caso, ma perlopiù ti lascia intravedere meraviglia ovunque e ti avvicina a sentire quanto gli altri siano speciali.”

Dettagli, collezioni, vizi: qual è il tuo tallone d’Achille (se ne hai uno)?

“Sono un’accumulatrice seriale e mia madre mi odia per questo! La mia stanza è un delirio, perché nell’ansia di lasciarmi indietro qualche pezzo che è stato importante conservo tutto. Ci sono sparsi dappertutto fogli, foto e ninnoli del passato da cui trovo sempre un nuovo spunto rispetto al significato che avevano avuto in precendenza. In un certo senso, è come se il loro valore cambiasse in base al mio stesso cambiamento, anno dopo anno.”

Scrittura, Moda, Fotografia: Quale consideri il tuo canale comunicativo primario?

“La moda la studio ma, soprattutto adesso, non rappresenta un mio canale comunicativo primario perché sono più attenta alla funzionalità che all’estetica dell’abito in sè. Diciamo che al momento m’interessa più creare che rappresentarmi. La fotografia è sicuramente la forma più diretta, anche se mi piace moltissimo scrivere. Come dicevo, mi piacerebbe prima o poi tornare ad interessarmi di cinema, attraverso la scrittura, proprio perché credo che quello sia il mezzo più canonico ma anche più intenso per raccontare una storia. Aspetto solo di essere più matura per poterci arrivare, e nel frattempo mi do alla sperimentazione mixando mezzi diversi. La scrittura è qualcosa di magnifico e adulto, resta il mio grande sogno!”

Cos’è per te la bellezza?

“La bellezza è un moto interiore che si traduce all’esterno. Mi attira tutto ciò che è in trasformazione e che lascia intuire un movimento al suo interno. Anche nell’interazione sociale, apprezzo le persone che danno prova di essere sicure di non essere mai sicure. Trovo che sia un pensiero che poi si riflette anche nel comportamento, e personalmente mi attrae moltissimo questa componente caratteriale così forte. Il chè non vuol dire avere un modo di fare prepotente ma svelare un retroscena tutto da scoprire.”

È più importante trasmettere originalità o restare fedeli a se stessi?

“Restare fedeli a sè stessi. Non arriverai mai a nessuno se fingi e la dimostrazione è che tutta la bellezza che è stata creata nel mondo ha sempre avuto un motivo dietro. Gli esercizi di stile non potrebbero mai comunicare la stessa vulnerabilità di un’opera concepita per esprimere qualcosa di onesto. Ho un senso etico molto severo a riguardo. Combatto ogni giorno per la verità e contro la finzione di certi prodotti che sono solo forma senza anima. Non esiste niente di davvero creativo, che non susciti una domanda da porre al mondo.”

Che differenza c’è tra valore estetico e carisma?

“Dal mio punto di vista l’iconicità è un tumore che consuma il valore estetico e lo porta al fallimento, perché costringe l’immagine ad essere oggetto di consenso. Il carisma, al contrario, è un motore per reinventarsi e creare valori sempre nuovi. Nasce dalla voglia di raccontarsi e capirsi nello stesso tempo, senza mai adagiarsi dentro un’idea estetica troppo definita.”

Di cosa ti occupi nel tuo quotidiano? Quanto spazio occupa la creatività nello svolgimento delle tue giornate?

“Tanta! L’Accademia m’impegna con continui progetti e questo è un modo che ho per esercitarmi, in cui la scuola mi stimola davvero moltissimo. Nel tempo libero che mi rimane racconto le mie storie facendo foto, realizzando artwork e cercando di nutrire il mio immaginario con prodotti altri come il cinema e la lettura. La creatività si prende l’80% del mio tempo se non di più, perché in fondo credo che si dimostri anche nel modo di fare e di approcciarsi all’altro. È una ricerca costante per alimentare l’immaginazione e improvvisarsi ladri di storie!”

Definisci la tua personalità con uno strumento, un veicolo e un piatto di cucina.

“Pianoforte o sax, insomma strumenti che permettano di fare particolari virtuosismi. Treno. Caffè con la panna, è la coccola che mi concedo al bar sotto casa per spezzare i pomeriggi di studio.”

Qual è il valore aggiunto dell’immagine, rispetto alle parole?

“Da una parte forse limita l’interpretazione, che nello scritto invece è lasciata più aperta, in balìa della libertà immaginativa di chi legge. Allo stesso tempo però è fortissima! Le immagini ti segnano, a volte, più delle parole. Ti fanno scattare qualcosa dentro rispetto all’analisi delle cose che hai intorno. È un mezzo sicuramente molto più legato alla realtà, a differenza della scrittura che resta uno strumento più introspettivo.”

Cosa ti permette di esprimere l’illustrazione, diversamente dalla fotografia?

“Il disegno mi permette di fare tutto, la fotografia un po’ meno. Attraverso l’illustrazione posso raccontare con ironia tutta la mia vita. È qualcosa di molto sottile in realtà, che si avvicina alla scrittura proprio per la possibilità di esprimere qualcosa di intimo, in un modo figurato. La fotografia, in questo senso, riguarda sempre più gli altri. È una forma di rappresentazione più che di libertà.”

Hai mai avuto un’icona di stile o un personaggio che incarnasse un tuo ideale di riferimento?

“Penso alla scrittura di alcuni cantautori che amo proprio per la loro capacità incredibile di raccontare il mondo. Fiona Apple è un mio riferimento per la sensibilità unita alla forza, con cui è capace di affrontare tematiche femminili in un modo che eleva l’intimità a un livello superiore, per certi versi etico. Leonard Cohen, per l’abilità di lanciare messaggi senza dirli e di insinuare nell’ascoltatore il dubbio: ma lo ha detto lui o è un significato che ho proiettato io? E poi c’è Elliot Smith, uno scrittore dalle sentenze taglienti sul mondo espresse in maniera velata, sotto forma di intuizione da leggere tra le righe, come se non ci fosse un vero giudizio ma un ideale implicito.

Il mio personaggio femminile di riferimento però è in assoluto la mia mamma. Così meravigliosamente vera e genuina. È sempre stata in grado di trasmettermi positività e non è mai sembrato che fosse uno sforzo, come se le venisse incredibilmente naturale essere ottimista in ogni circostanza. La sua è una presenza luminosa nella mia vita.”

Cosa non può mancare nella tua borsa? Qual è la sensazione, invece, a cui invece non sapresti rinunciare nella tua vita?

Non porto mai la borsa dietro, tengo sempre tutto in tasca! Nella vita non potrei fare a meno della novità, intesa come curiosità di conoscere realtà diverse dalla mia e sensazione di scoperta, di meraviglia del quotidiano.”

Hai più biancheria o sogni nel cassetto? Cosa speri di diventare da grande?

“Mooolta biancheria, ma anche parecchi sogni. Il più grande, quello di realizzare un prodotto di scrittura di cui essere fiera, nel quale comunicare una verità senza filtri.”

Quali sono i progetti a cui ti stai dedicando in questo momento?

“Un designer di Milano mi ha inviato da poco alcuni capi della sua collezione, lasciandomi piena libertà creativa per scattarli. Un’opportunità che mi dà modo di mettermi alla prova come art director e realizzare un servizio completamente ideato e curato da me.”

Cos’è per te il talento?

“Trovare un modo personale di arrivare agli altri. Credo che il talento stia nel compromesso tra ciò che è vero per te e ciò che, nello stesso tempo, possa risultare piacevole per altri. Da un certo punto di vista, ci vuole talento anche per stare al mondo!”

CONTATTI
Instagram: @aurorarossafiammante

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Categoria:Creativity, Curry
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