15 49.0138 8.38624 1 0 4000 1 https://www.navelmagazine.it 300 0
theme-sticky-logo-alt
theme-logo-alt

La Sfinge dipinta: I ritratti plasmati dalla grafica nel make-up design di Camilla Iacobitti.

Camilla Iacobitti è una make-up artist dalla creatività ermetica e multiforme. Per esprimere il suo universo, alle parole preferisce di gran lunga la forma, e infatti è attraverso il design applicato al corpo che riesce ad irradiare tutta la sua energia “lunatica”.

I suoi progetti nascono come scarabocchi abbozzati su stralci di carta e poi prendono vita di fronte allo specchio, quando la pelle diventa la tela per eseguire vere opere d’arte spalmate sul volto.

I suoi trascorsi da grafica si riflettono in uno stile rocambolesco, fatto di linee in evoluzione ed effetti speciali da dipinto in 3d. Un riscatto, per Camilla, che per anni si era trascinata, dentro una routine troppo ordinaria, un estro scalpitante di manifesta tutta la sua originalità.

Sia criptica che luminosa, l’estetica di Camilla è una continua sfida tra tecnica e fantasia. Gemme, conchiglie e illusioni ottiche aggiungono ai suoi ritratti un’aura di sensazionale poliedricità.

La maestria con cui delinea percorsi tortuosi e aloni di colore attorno alle ciglia è la caratteristica di un’arte cosmetica tanto accurata nell’esecuzione quanto audace nel risultato. Il prodotto di un’indole camaleontica che mimetizza l’eccesso nella precisione e dona linfa vitale al graphic design.

Come una Sfinge pitturata, Camilla sceglie il suo volto per sperimentare la tendenza alla trasformazione che la incuriosisce da sempre. Mentre fissa l’obiettivo sorride di rado, eppure la sua espressività è un arcobaleno di umori. C’è la cura, l’eclettismo e la passione coraggiosa di chi insegue i propri sogni dopo averli coltivati a lungo.

C’è il fascino di mostrarsi in tutta la propria unicità, che spesso – per sua stessa ammissione – coincide con il tentativo di mascherarla.

Com’è cominciato l’interesse per il make up? Quando la curiosità è diventata passione?

“Penso che sia iniziata quando ero molto molto piccola. Ero affascinata dal vedere mia mamma e mia nonna davanti allo specchio e me ne stavo incantata a guardarle mentre si preparavano.

Ci sono voluti parecchi anni perché quella curiosità diventasse una passione concreta. Ho cominciato questo lavoro relativamente tardi. Di mio non mi sono mai truccata, neanche ai tempi della scuola. Il mio interesse è sempre stato per l’atto in sé: non amavo truccare me stessa ma amavo l’arte del trucco.

Ricordo che al liceo già sognavo di diventare truccatrice subito dopo il diploma ma purtroppo, per ragioni pratiche e familiari, alla fine ho seguito le orme di mio padre e per molti anni ho fatto la grafica. Sono all’incirca 3 anni che il make up è diventata, finalmente, la mia professione.”

Da bambina ti divertivi a truccare le bambole o imbrattavi te stessa?

“Nessuna delle due, in realtà. Mi sono imbrattata molto poco durante l’infanzia. Era più che altro mia mamma a mascherarmi per esempio a Carnevale, come fanno la maggior parte delle mamme, e io ero sempre super emozionata. Era proprio l’idea di travestimento a piacermi in particolare. Personalmente non ho mai sperimentato più di tanto su di me, però amavo che lo facesse lei.“

Qual è stata la tua prima trousse?

“La mia prima trousse, tra virgolette, risale a quando avevo 6/7 anni. Fu la prima volta che rubai in vita mia! Ovviamente non si trattò di un furto vero e proprio ma essendo bambina il mio pensiero fu: mi piace, lo prendo. Il bottino consisteva in un ombretto verde acqua della Debby e due gloss roll-on, uno viola e uno arancione. Sono stati i primi trucchi che ho posseduto e ne ricordo ancora perfettamente l’odore e la consistenza. Ero molto legata a quei miei tre items.”

Come hai imparato quello che sai? Qual è stato il tuo percorso di formazione?

“Non avendo avuto una grande esperienza personale con il make-up, un po’ di anni fa decisi di seguire un corso di trucco base per farmi un’idea di come funzionasse. Il resto l’ho imparato da sola e facendo da assistente a un make-up artist molto bravo di Roma. È stato un percorso che ho alimentato col tempo leggendo cose, guardando video e osservando in giro il lavoro degli altri.”

Quali influenze hanno alimentato la tua sensibilità creativa (arte, cinema, moda)?

“Mio padre fa il grafico, mia nonna dipingeva e io stessa ho frequentato il liceo artistico. Un certo tipo di inclinazione credo di averla avuta dentro, da sempre. Poi, come vale per ogni artista, gli stimoli possono arrivare da tutte le parti: basta un fotogramma, la musica, la natura. Qualsiasi cosa purchè susciti un’emozione e faccia venire un’idea in mente. “

Hai mai avuto icone di stile che sono state per te muse d’ispirazione? 

“Ce ne sarebbero così tante che diventa difficile inquadrarne una in particolare…Probabilmente direi mia mamma.”

Il make-up rappresenta una forma d’arte a pieno titolo. Personalmente sei più attratta dal glamour o da un concept di estetica personale?

“Beh, io ho un’estetica tutta mia. Il glamour mi piace, ma addosso agli altri. È uno stile che rimane lontano da me.
Nella mia esperienza, vivo il make-up come una forma d’arte più che di bellezza. La bellezza, almeno per come la intendo io, può stare nei lineamenti di un viso storto molto più che dentro i canoni convenzionali di qualcosa che è considerato perfetto.”

Nel tuo processo creativo solitamente viene prima l’idea o la tecnica? In quale percentuale coesistono inventiva e ricerca?

“Viene sicuramente prima l’idea. Molto spesso disegno su carta prima di realizzare un trucco, mi circondo di una serie infinita di microfaccette che a guardarle dall’esterno sembrano tanti piccoli scarabocchi. Di ricerca ne faccio tanta però alla fine invento sempre qualcosa di personale, che non ho visto da nessun’altra parte. Anche quando partecipo a dei servizi cerco di non assecondare troppo i moodboard perché non mi piace l’idea di copiare.

Capita che al make-up artist venga spesso ordinato di riproporre un trucco preciso, e questo è un grande limite per l’originalità. È un po’ come se venisse trascurata la parte creativa per metterla al servizio di una riproduzione. Per la serie: voglio questo, rifallo!”

Che differenza c’è tra la pelle e una tela?

“A parte la tridimensionalità, niente!”

La zona degli occhi è il particolare sul quale ti piace concentrarti di più. Qual è il ruolo dello sguardo nella ritrattistica cosmetica?

“La verità è che trucco spesso gli occhi perché, provando i make-up su di me, sono un’area circoscritta su cui è più comodo lavorare. In generale, mi piacerebbe ampliare gli spazi e truccare anche altre parti del viso o addirittura un corpo intero, ma è la pazienza che mi manca. Di solito, trucco me stessa perché sono la modella più facilmente reperibile che ho, e allora cerco di non complicarmi troppo la vita.

È ovvio poi che gli occhi dicono sempre molto, sia se guardi in camera che se abbassi lo sguardo. È una parte che, anche da sola, può aggiungere emozione al volto.”

Quale effetto ti piace creare attraverso i tuoi trucchi: meraviglia o precisione grafica?

“Un po’ tutte e due. Ricerco la precisione perchè mi piace, non per dimostrare di essere precisa. A volte poi realizzo make-up di tutt’altro genere: ad esempio quando stendo una pennellata di colore o lascio il trucco volutamente incompleto. Effetti, insomma, che con la precisione non c’entrano nulla.”

Cos’è per te il fascino?

“Il fascino è la particolarità di qualcuno o qualcosa, e la capacità di metterla in risalto che può combaciare con il tentativo di nasconderla.”

Ci sono elementi ricorrenti che ti piace rappresentare o particolari procedimenti che ciclicamente riproponi?

“Perlopiù elementi grafici, che oramai fanno parte della mia vita nonostante vorrei non averci più a che fare! Più cerco di abbandonare quell’impostazione, più si ripresenta puntuale in tutto quello che faccio. Mi sento in un limbo tra grafica e tutto ciò che appare strambo e creepy!”

Sei più istintiva o perfezionista nell’approccio al lavoro?

“Penso di essere perfezionista ma non sono sicura al 100% che sia così. Quasi sempre inizio con un piano definito e poi lo trasformo in corso d’opera, quindi forse sotto sotto è il contrario. Forse sono una che si affida all’istinto.”

Quale significato incarna l’occhio nella tua simbologia? Il terzo occhio è un mezzo per guardare oltre o vedere di più?

“Suppongo per guardare oltre. È uno di quegli elementi che ho sempre disegnato molto, come capita spesso tra gli artisti. Sarà perché l’occhio racchiude l’intera essenza di una persona. Uno sguardo basta per trasmettere agli altri il proprio stato d’animo, anche quando non si vorrebbe o dal resto del corpo non trapela nient’altro. Ha un valore comunicativo forte.”

Ti capita spesso di usare le mani come supporto per le tue opere. Che valore espressivo associ alla gestualità?

“La ragione per cui uso le mani è che le trovo belle. Mi servono innanzitutto per mostrare il trucco ma ammetto che mi piace anche il loro l’effetto statuario, come se fossero qualcosa di scolpito e al tempo stesso morbido al tatto.”

Il make-up è uno dei mezzi con cui comunicare il proprio stile. In che rapporto interagiscono aspetto e personalità?

“Interagiscono parecchio. In un certo senso sono una cosa unica. Attraverso il make-up esprimi la tua personalità, il tuo io più profondo. Sono molto correlate anche se poi non è sempre detto. Ci sono persone invisibili che hanno un universo artistico più intimo, quindi in quel caso la creatività non è sinonimo di un aspetto stravagante ma si trasmette in altre forme.”

Nella tua galleria si alternano ritratti eterei in cui la luminosità è protagonista e autoscatti eccentrici in cui regna la stravaganza. In quale tipologia di lavoro preferisci cimentarti?

“Dipende dal mood del giorno. In base all’umore prediligo uno stile piuttosto che un altro. Quest’alternanza, in fondo, rispecchia anche la parte lunatica del mio carattere.”

In generale, ti stimola di più il progetto o l’esecuzione?

“A volte è più stimolante il trucco, in altre situazioni il progetto è fichissimo ma richiede un tempo materiale infinito per realizzarlo. Anche qui, dipende!”

Paragoneresti il make-up a un gioiello o a un effetto speciale?

“Entrambe, perché può essere sia un arricchimento sia una trasformazione.”

Ci sono personalità, famose o no, con le quali ti piacerebbe collaborare?

“Ad essere sincera no. Non c’è nessuno in particolare. Mi piace fare, con chi non m’interessa. In linea di massima lavorerei con tutti: con altri truccatori, con gente che passa per strada, e anche con qualche famoso se ha un viso che apprezzo.”

In quale mondo ti piacerebbe realizzarti come make-up artist: spettacolo (cinema, teatro, musica) o arte moderna (body art, fotografia)?

L’arte, in generale, è il mondo che ti permette di esprimerti al meglio e in maniera più libera possibile. Quello che mi piace fare è affine a tutto ciò che abbia un carattere artistico.”

Cosa intendi per talento?

“Il talento è saper fare. Avere delle conoscenze per realizzare qualcosa, in qualsiasi campo, anche quando si tratta di una sarta di 80 anni. Mi affascina sempre quando gli altri mostrano di avere una capacità, indipendentemente da cosa siano in grado di fare.

CONTATTI
Instagram: @c.m.ll
camilla.iacobitti@gmail.com

Condividi:
Categoria:Creativity, Curry
PREVIOUS POST
Cartolina Vintage: La spavalderia di Leone Romani, cantautore romantico sulla cresta dell’onda.
NEXT POST
Amore e Psiche-delia. L’incantevole sinergia tra Irene Montini e Rocco Gurrieri.

0 Comment

LEAVE A REPLY