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ERETICOLLAGE. Un rave al museo con Youarearockstar.

Nicola è nato negli anni ’80 e il suo moto artistico è una rivoluzione post-punk. Attraverso il graphic design, insegue l’obiettivo paradossale di trascinare il museo nelle grinfie di Photoshop e tradurre quell’esperienza in un linguaggio ultra contemporaneo. Sacro e profano dialogano come forze attrattive che non si respingono ma si connettono, nell’ambito di un progetto focalizzato sugli effetti emozionali della manipolazione.

Lo scarabocchio è la firma di un creativo ribelle che attraverso la simbologia del vandalismo s’inchina ai capolavori dell’arte, contribuendo alla loro rinascita con uno stile divertente e surreale.

L’esigenza espressiva di Nicola è quella di illuminare la terra di mezzo in cui classicismo e modernità si danno appuntamento per comunicare ed allinearsi al passo coi tempi. La sua galleria è un tunnel di provocazioni geniali e di opere contaminate dalla fantasia di un bambino che stravolge ogni cosa che tocca, ma nel gioco inventa soluzioni ogni volta stupefacenti.

YouareRockstar suona come lo sfottò di un punk romantico che invade il museo per adottare le tele e ribaltare i canoni di bellezza immacolata. Ogni ibridazione mira a sdoganare come il marketing oggi sia una forma d’arte applicata e che l’eresia, in fondo, non è che una tensione naturale a smascherare la verità.

Il fermento creativo di Nicola è vivido come il camino del Vesuvio e accattivante come un manifesto pubblicitario in Via Monte Napoleone. Una doppia anima che riflette il suo lavoro così come la sua vita, e lo sprona giorno per giorno a cercare emozione dalle imprevedibili evoluzioni del concetto di estetica.

Passione, Impulso, Luminosità: sono questi gli ingredienti per squarciare la norma con un lampo di novità che renda brillante l’idea di cambiamento e labile il confine tra diverse forme di sensibilità. La luce è l’unico vero messaggio universale, tutto il resto è insurrezione e punk.

Quando è cominciata la tua passione per il graphic design? Come hai imparato a convertire un’abilità digitale in espressione creativa?

“É stato il contrario, ho trovato un modo per convertire l’espressione creativa in forma digitale. Sono nato all’inizio degli anni 80, quindi ho avuto un’adolescenza poco tecnologica. Quando avevo 18 anni, il digitale ha investito il mondo e così anche la mia sensibilità ha dovuto trasformarsi. Non ho effettuato nessun tipo di studio specifico, la mia nasce come esigenza espressiva, come volontà di creare qualcosa di emozionale.”

Tradizione e Immaginazione sono i due ingredienti fondamentali ella tua galleria. Quando concepisci le tue opere parti dal quadro o dal tipo d’intervento che vuoi realizzare (concept)?

“Bella domanda, è un po’ come chiedere <<nasce prima l’uovo o la gallina?>>. Dipende. A volte ammirare un’opera m’ispira, altre volte è un nuovo linguaggio o un tipo di tecnologia che mi fa venire voglia di manipolare un’opera in un certo modo.”

Dove si danno appuntamento classicismo e modernità? Che nome daresti al loro fantomatico luogo d’incontro?

“Nell’emozione, dove c’è luce. È quello il posto in cui s’incontrano l’ultimo attimo del passato e il primo del futuro. Uno spazio illuminato in cui si perde il confine. Lo chiamerei Bar Luce o… ufficio dell’ENEL!”

Quali sono le influenze che hanno nutrito la tua immaginazione?

“La musica e la moda hanno contribuito più di tutto. Ogni cosa è basata sull’emotività. Musica, moda e emozioni sono 3 elementi collegati. Non ho fatto nessuna scuola nè so dipingere, tutto quello che ho fatto è stato coltivare le emozioni che ho ricevuto.”

Ci sono elementi ricorrenti che scegli per le tue opere? Espedienti particolari che ti piace utilizzare per teletrasportare le tele nel III millennio?

“Di solito uso lo scarabocchio. È un modo per dare nuova vita, come farebbe un bambino. Ridisegnare sopra un’opera significa restituirle un giorno zero per farla rivivere.”

Cos’è per te il paradosso?

“Un cane senza l’osso. È incredibile che il cane non ce ne abbia uno, no?!”

Cos’è la provocazione?

“Riuscire a mettere in primo piano cose che non tutti vedono, sensibilizzare le persone a cogliere quegli aspetti più nascosti. La provocazione è mostrare le cose per come sono. È un gesto supernaturale che appare provocatorio solo agli occhi di chi stava facendo finta di non vedere.”

Youarerockstar è il tuo nome d’arte ma la tua estetica è assolutamente punk: con quale atteggiamento ti sei approcciato all’arte? È il metodo per tenere a bada la tua indole sovversiva?

“È un nome che ho scelto in modo provocatorio, perché è indirizzato agli altri. Un po’ come a dire a tutti quanti “hey tu sì che sei una rockstar!”, mentre io faccio punk e vandalizzo le tele!”

Il fulcro del tuo progetto va interpretato come un impulso di ribellione o come un esperimento cronologico per sovrapporre epoche distanti?

“La prima. È un impulso ribelle, rivolto prima di tutto verso me stesso. Mi piace dimostrare che la bellezza non ha confini temporali e che il valore di certe opere è assoluto, perché in un certo senso tutto quello che è venuto dopo è stato una specie di surrogato di quegli stessi capolavori.”

I tuoi riadattamenti del passato sono folli omaggi o innocenti eresie? Credi che Monna Lisa e Michelangelo sarebbero tuoi followers su Instagram?

“Innocenti eresie! Penso che Monna Lisa e Michelangelo sarebbero miei haters (ma forse Monna Lisa qualche nudes me lo manderebbe, non si sa mai…). Ogni hater, in fondo, nasconde un amante dietro!”

Nei tuoi lavori ricerchi una parvenza di mimetismo o ti piace marcare l’assurdità del contrasto?

“A volte gioco con il mimetismo, a volte spingo sul contrasto. Dipende…”

Qual è l’effetto o il messaggio che cerci di trasmettere con i tuoi file di digital art?

“Dietro ogni singolo file c’è un messaggio personale, destinato a qualcuno in particolare anche se poi il mondo lo interpreta come vuole. Per me è un rapporto epistolare con un destinatario preciso, a volte immaginario, ma le emozioni sono un linguaggio universale, quindi lascio che ognuno legga la mia espressione creativa a modo suo.”

Qual è il rapporto tra tecnologia e pittura: sono poli dialettici o condividono un potere espressivo collaterale?

“Condividono sicuramente un potere espressivo. Sono sempre stato poco nerd, non mi interessa cosa c’è nella scatola del computer ma cosa riesce a dire, la sua forza comunicativa.”

Che differenza c’è tra creare e rigenerare, se ritieni ce ne sia una?

“Rigenerare…è sempre creare. Naturalmente ciò che è già stato fatto ha una sua identità ma intervenire graficamente permette di farlo conoscere ad un nuovo pubblico. In questo modo è come se avessi visitato, virtualmente, tutti i musei del mondo.”

Che ruolo occupa il marketing nella società contemporanea e nella tua concezione dell’arte?

“Sono un grande appassionato di marketing, pur senza averlo studiato. Credo che sia una forma d’arte applicata perché mira all’emozione, per questo si parla di marketing emozionale.”

Sei un napoletano trapiantato in Lombardia: come influiscono sul tuo lavoro e sul modo di concepire l’arte Napoli e Milano?

“Napoli rappresenta proprio l’emozione, Milano il marketing per farla circolare. Sono due facce della stessa medaglia. Potremmo dire che Napoli è il sacro e Milano il profano.

La mia città mi manca come ti manca il posto dove sei nato e cresciuto, anche se adesso ho la mia stabilità qui. Parlo dialetto ogni giorno in ufficio e tifo Napoli, non ho problemi a mostrare le radici, fanno parte di me! Credo che difendere la cultura delle proprie origini sia molto più intellettuale che nascondere l’accento meridionale.”

Quale destinazione desidereresti per i tuoi lavori (progetto editoriale, collaborazione commerciale, allestimento in galleria)?

“Ho attraversato vari momenti nella mia carriera professionale e ricevuto molte proposte, anche di collaborazione. Personalmente quello che mi piacerebbe realizzare è una mostra interattiva multimediale.”

Cos’è per te il talento?

“È riuscire ad arrivare un attimo prima, vedere qualcosa che un altro ancora non vede. Io non ho talento, cerco solo di emozionarmi e cercare delle vie di comunicazione per trasmettere la stessa emozione anche agli altri. Non sono un virtuoso, sono disordinato e confuso da sempre, ma ho questo sesto senso – chiamiamolo così! Quello di guardare una conchiglia e sentire il suono del mare anche senza avvicinarla all’orecchio.”

CONTATTI
Instagram: @youarerockstar

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Categoria:Creativity, Curry
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