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Diversamente romantica. Il compromesso come segreto di stile nelle creazioni di Giulio D’Arpino

Giulio D’arpino è un giovane designer, diplomatosi lo scorso febbraio all’Accademia di Costume e Moda. Il suo indirizzo creativo insegue l’eleganza come un faro di stile, senza per questo relegarla ad un’atmosfera antiquata di modelli immutabili. Nel compromesso tra ieri ed oggi, la sua ottica di fashion accoglie canone e sperimentazione come regole di uno stesso gioco. La strategia vincente per ricreare, dalla storia, uno spunto per la novità.

La curiosità di Giulio per l’abbigliamento emerge sin dai primi disegni d’infanzia, quando sullo sfondo dei suoi paesaggi non poteva mancare il filo del bucato con i panni stesi. A scuola scopre di adorare il grembiule perchè lo fa sentire un bambino speciale e crescendo la sua immagine è quella di un giovane lord, che preferisce il buon gusto alle trasgressioni della moda da strada.

La sua immaginazione confeziona, per ogni scena del quotidiano, idee di abito e potenziali trasformazioni. Guardando gli altri la sua mente elabora suggestioni e dettagli, come fili di connessione tra personalità e costume. Una ricerca accurata del connubio perfetto tra forma e possibilità.

Nella sua dimensione stilistica, Giulio recupera il garbo d’altri tempi per conferirgi una grinta moderno, senza che l’impatto risulti mai meno raffinato. Infatuato di Lady Gaga ma radicato in un’estetica bon ton, la linea delle sue creazioni è pulita con sprazzi di estro.

Non si definisce un tradizionalista ma piuttosto un’eclettico con retrospettiva e proprio per questo il suo ideale di femminilità si riflette in una sorta di divisa dal carattere energico e disinvolto, pensata per una donna che abbia il coraggio di mostrarsi diversamente romantica.

La sua collezione ispirata alla contaminazione tra fine 800 e anni ’70 è una carrellata di tailleur sopra le righe, dai volumi abbombati e i tessuti iridescenti. Un equilibrio impeccabile tra ricerca e misura.

Com’è nata la tua passione per la moda? Sei sempre stato un esteta o tutto è cominciato attraverso il disegno?

“Sin da molto piccolo ho cominciato a disegnare, quindi è partita da lì. Non raffiguravo mai cose qualsiasi, quello che mi interessava era soprattutto inventare scene che avessero delle persone come protagonisti, e quindi vestirle. Capitava di frequente anche che mettessi dei panni stesi sullo sfondo…

Alle elementari poi ricordo che mi piaceva portare il grembiule. Era un indumento fuori dal normale, quindi lo vivevo come una sorta di travestimento. Nel corso degli anni mi sono reso conto che badavo a come vestirmi o pensavo prima a cosa avrei indossato il giorno dopo. Mi piaceva vestirmi elegante, anche quando non serviva, ed è stato così che ho iniziato a capire concretamente che avrei voluto fare qualcosa in quell’ambito”

Apportavi mai modifiche al tuo guardaroba? L’abbigliamento, nella tua storia, ha rappresentato un mezzo determinante per esprimerti?

“No, non ho mai modificato miei vestiti. Preferivo immaginare abiti addosso ad altri. Ad essere sincero, prima di intraprendere questa strada davo meno importanza all’abbigliamento, non mi sono mai davvero preoccupato di cosa potesse rappresentare la mia identità.”

Quando hai capito che l’interesse per il fashion si era trasformato in un’aspirazione di vita?

“Non ricordo un evento in particolare. Ho sempre desiderato di fare questo, sin da bambino. Quando mi si chiedeva che cosa volessi diventare da grande, ogni volta rispondevo: << lo stilista!>>.”

Il percorso accademico cosa ti insegnato, oltre alla tecnica? Ci sono state scoperte illuminanti che hanno direzionato la tua linea progettuale?

“Sì, oltre alla tecnica ho imparato anzitutto la varietà e la possibilità di come un’idea sì può concretizzare. Ci sono tantissimi aspetti da considerare e diversi punti di vista. A partire da un’idea generica inizia il vero processo di ricerca, lo sviluppo non solo sartoriale ma anche concettuale dello spunto di partenza.

Ho compreso anche cosa vuol dire dedicarmi completamente allo svolgimento del lavoro, perché senza un impegno costante non sarebbe possibile portare a termine nessun progetto.”

Cosa contraddistingue la tua sensibilità creativa? Sei un designer eclettico o un amante dello stile classico?

“Personalmente mi considero più eclettico ma penso che lo stile classico bisogna conoscerlo, prima di poter sperimentare. Lo studio è il presupposto necessario per realizzare anche le idee più intuitive, che vengono di getto.”

Drappi, arricciature e volume caratterizzano le tue collezioni. Qual è il tuo immaginario estetico di riferimento? C’è un’epoca in particolare che ti piace evocare?

“Provenendo da uno studio sul costume, mi affascina molto avere uno sguardo al passato. Nel mio ultimo progetto mi sono ispirato all’ultimo ventennio dell’800 e agli anni ’70. Due epoche distanti tra loro ma unite da un’analogia che consiste nello spirito rivoluzionario che contraddistingue entrambe, in un certo sentimento controcorrente e poi anche nel clima di revival attraverso cui si reinterpretavano i modelli precedenti. In futuro mi piacerebbe lasciarmi ispirare ancora da altre contaminazioni di questo tipo.”

Quali sono state le influenze (arte, musica, storia) che hanno delineato la tua idea di gusto?

“Letteratura e cinema in particolare. Le descrizioni che leggevo hanno sempre stimolato la mia immaginazione, ogni scena mi suscita delle connessioni mentali per figurarmi una mia visuale. Nel film questo avviene in maniera più diretta, mentre attraverso la lettura è un processo più aperto.”

Il motore dell’estro è l’immaginazione o la ricerca sartoriale? Cosa s’intende, nello specifico, per “concept”?

“Il concept è sinonimo d’immaginazione, intesa come idea, e la tecnica sartoriale può inserirsi al suo interno se è in qualche modo collegata al concetto che si vuole trasmettere.”

Hai mai disegnato bozzetti maschili?  Cosa ti stimola in particolare dell’abbigliamento femminile rispetto a quello da uomo?

“Ho disegnato bozzetti da uomo ma per ora non ho ancora avuto modo di continuare su quella direzione. In generale mi sento più portato per la moda femminile perché credo che dia modo di sperimentare maggiormente.”

Sei un fautore del genderless o ti piace mantenere una linea di confine tra i due codici?

“Esiste il genderless ma io preferisco mantenere una certa divisione. Riconosco che ci siano elementi del vestiario che possano appartenere sia a uomini che a donne ma genderless vuol dire un’altra cosa. Io credo nella separazione dei codici, ma con la possibilità di alcune eccezioni unisex.”

Quale potere riconosci alla moda? Quali sono i messaggi che possono passare attraverso l’abito?

“La moda ha un forte potere comunicativo. I messaggi possono essere espliciti o, in altri casi, affidarsi ad un modo particolare di interpretare l’abbigliamento. Non è sempre così immediato il significato di quello che si sceglie di esprimere. “

Cosa noti, per prima cosa, nel confezionamento di un abito? L’effetto o il dettaglio?

“Presto molta attenzione al dettaglio”

Quali sono i designer che apprezzi nel panorama del fashion contemporaneo?

“Apprezzo il lavoro di Alessandro Michele per Gucci, Casablanca da uomo e mi piace molto anche Maison Margiela.”

Ci sono le icone di stile che ti hanno ispirato in modo speciale? Se pensi a una donna che ti piacerebbe vestire per una grande occasione, chi ti viene in mente?

“La mia cantante preferita in assoluto è Lady Gaga. Oltre alla musica, ho sempre ammirato il suo stile così camaleontico.

Mi piacerebbe creare un abito che rimanga nel tempo e che sia il simbolo di una giornata indimenticabile per chiunque. Ad esempio il vestito da sposa per le mie amiche o per mia sorella (anche se non so se succederà mai che si sposeranno!).”

Che importanza riveste, al giorno d’oggi, il carattere dell’originalità?

“Anche se è vero che è già stato inventato tutto, ciò non toglie che un designer possa ancora essere in grado di produrre una sua versione di quello che ha visto in passato. Non credo che si possa creare dal nulla un capo d’abbigliamento totalmente nuovo ma la cosa fondamentale, al giorno d’oggi, è più che altro trovare il giusto compromesso tra quello che la gente vuole e la propria idea di stile, personale.”

In che modo attraverso l’eleganza può essere rivisitata in chiave moderna?

“Eleganza non è sinonimo antico. Ognuno di noi, in base all’età e al posto in cui vive, può essere elegante a modo suo. Non è un fattore da relegare al passato!”

Come descriveresti il tuo stile con una parola, una location, una condizione atmosferica.

“Uno stile inaspettato, questa è la parola. Penso ai giardini di Villa d’Este e a un momento che mi piace tantissimo, quando una giornata mite giunge al tramonto e comincia a sentirsi una leggera brezza nell’aria.”

Che emozione hai provato la prima volta che hai visto sfilare le tue creazioni? Soddisfazione o smania di perfezionarti?

“La prima reazione è stata scoppiare in lacrime,  è stata un’emozione davvero incontrollabile dopo tanto lavoro. C’era soddisfazione sì, la smania di perfezionismo è arrivata dopo. Era il momento che avevo sempre sognato, ricordo solo commozione pura!”

Su quale passarella sogni di portare le tue collezioni e in quale paese ti piacerebbe lavorare?

“In questo momento è difficile fare progetti ma, sognando, mi piacerebbe partecipare alla settimana della moda di Milano e lavorare qui in Italia o in Francia.”

C’è un progetto in corso sul quale stai lavorando?

“Ho inviato da poco il mio profilo per un concorso, e devo spedire altre candidature. Al momento sono in attesa dei risultati.”

Cos’è per te il talento?

“È una caratteristica impalpabile, che sicuramente è innata ma aspetta che chi ne è in possesso riesca ad esprimerla al meglio, per ricavarne vantaggio e dare concretezza alla propria creatività.”

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Instagram: @giuliodarpino

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