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Spremute di sole e estro vitale: Il talento del groove nelle creazioni pittoresche di Irene Clémentine.

Irene Clémentine è una giornata di sole, tutto l’anno. Il suo estro ha il sapore di una spremuta d’arancia fresca e l’approccio alla vita è quello di un balcone che si affaccia sul mare, dal quale abbracciare la brezza a pieni polmoni, con la gratitudine nel cuore e nelle gambe la voglia di ballare.

Ammirare la moda come un panorama di ispirazioni stuperfacenti è l’orizzonte a cui Clémentine rivolge il suo sguardo, vivo di fermento creativo. Ripercorrere la storia del costume e attualizzare le influenze del passato come prestiti di stile immortale rappresenta per lei una pulsazione naturale. Charme e stravaganza, d’altronde, sono qualità che appartengono all’anima di chi le manifesta molto più che al guardaroba. Un’attitudine intellettuale rispetto alla quale ciò che si vede è solo un riflesso di bagliore.

La sua esperienza nel mondo del fashion è un viaggio che attraversa più tappe: dalla creazione personale di abiti alla laurea in storia dell’arte, passando per il sensazionale sentiero della ricerca storica sul settore tessile. Il suo lavoro di stilista e direttrice artistica la conduce in Italia, dove s’innamora smisuratamente del groove felliniano, in tutta la sua poesia del godimento e dell’estetica. Dopo essersi divisa per anni tra Firenze e Berlino ed aver visitato buona parte dello Stivale, nel 2019, decide di trasferire a Roma la sua residenza e lì allestisce un archivio/laboratorio in cui comporre collezioni private dall’appeal incredile e sui generis.

Lontana da ogni routine, Irene Clémentine insegue l’ideale di un’esistenza eclettica, concepita all’istante, in cui ogni desiderio subito si trasformi in iniziativa e l’entusiasmo in conquista di benessere. La sua intesa con la luce ha un legame con le sue origini franco-ispaniche, o forse deriva dalla fiamma che le sfavilla dentro. Un bisogno di accogliere la bellezza e l’eccesso barocco come occasioni per esprimere se stessa, attraverso uno stile magnificamente istrionico, per questo unico.

Com’è nato il tuo debole per la bellezza? Eri una bambina più fanatica o creativa?

“Non ho mai mostrato di darmi delle arie, ero più creativa che fanatica sicuramente. Avevo tanta fantasia, tanta astrazione ma non sono mai stata fissata con qualcosa in particolare, il fanatismo isterico non ha mai fatto parte di me!”

Quale influenza hanno avute le tue origini franco-ispaniche sul gusto? Ci sono particolari caratteristiche, colori, atmosfere che ami e che derivano dal tuo dna culturale?

“In Spagna non mi sono sentita mai davvero comoda, per quel che riguarda la creatività. Ci sono altri posti che mi hanno ispirata di più. Ho lasciato la Spagna che avevo 23 anni e ho viaggiato in diversi paesi. L’estetica spagnola non rientra nel mio immaginario creativo, quella francese forse in qualcosa. Il paese che mi ha veramente colpita è l’Italia, ha influito molto anche nel mio lavoro.”

La tua residenza creativa è collocata a Roma. Cosa ti ha fatto davvero innamorare dell’Italia?

“La maniera particolare di capire la bellezza, la voglia di sfruttare la realtà con una prospettiva estetica. Saper cogliere l’istante e arricchirlo di particolari. Oltre ad una cultura che non esiste da nessun’altra parte c’è un romanticismo assoluto attorno all’idea di bellezza, un modo di godere a pieno dei piaceri della vita. È qualcosa di immediato, di fisico, di diretto, rivolto al momento.”

Descriviti con un oggetto, un colore, una forma.

“Un qualsiasi oggetto bello, ma anche delicato. Penso alla ceramica, al vetro, a roba fatta con le mani.
So che è naïf ma non c’è un colore dal quale mi sento rappresentata. Dovendo scegliere però sceglierei il rosso: mi piace lavorarlo, può essere molto cangiante. La forma mi basta che sia aperta, senza contorni fissi. Esiste una forma così?”

Cosa ti ispira nella vita di tutti i giorni? Quali sono le cose che ti stupiscono e quelle che ti emozionano?

“Fondamentale per me è la luce. M’ispira, mi fa cambiare la maniera di percepire la realtà e anche l’umore. La vitalità che sento dipende da quanta luce ho intorno e dalla sua qualità. In generale sono attratta dagli stimoli esterni. Mi attira recepire ciò che mi circonda a modo mio e modificare quello che non mi piace, anche solo mentalmente. È un po’ come una fuga, una sorta di evasione. Giocare con gli input dell’esterno per renderli il più possibile adatti a me mi produce un’emozione.
E poi ho bisogno della gente, di socializzare e sentirmi il contatto con il mondo che ho intorno. Sono bilancia, questo è ossigeno per me!

Una cosa che mi stupisce sempre è il mare, un posto dove la luce è protagonista.”

Cosa ti fa sentire libera? Qual è il mezzo più naturale per esprimerti?

“Creare è il mezzo che uso per tradurre la realtà in modo artistico, ricavandone soddisfazione. Ma mi sento libera anche ad uscire sul balcone, da sola, quando arriva il caldo e guardare il cielo. Sono momenti, non mi sento così libera sempre ma succede di tanto in tanto. In particolare mi capita quando c’è il sole, l’inverno lo vivo come una lunga attesa.”

La tua immagine riflette quello che ti piace o come ti senti? Spirito e stile come si condizionano tra loro?

“È una specie di esperimento per riprodurre un desiderio. Nel mio stile non c’è una reale intenzione di raggiungere un risultato quanto piuttosto la voglia di materializzare un desiderio, per mezzo dell’arte.”

Qual è l’essenza della tua personalità? C’è un filo conduttore nelle tue scelte di vita e di design?

“Ho una personalità molto variabile, mi appassiono un giorno ad una cosa e quello dopo già me ne piace un’altra. Il fine ultimo di tutto quello che faccio, però, è sempre trovare l’essenza della bellezza, non solo estetica, ovunque mi trovo, in qualunque cosa che ho intorno.”

Quali sono i limiti entro i quali la stravaganza può fare tendenza?

“La stravaganza non deve per forza avere a che fare con l’immagine o essere visibile a tutti i costi. Può trovarsi nella maniera di indossare un abito, nel make up così come nella personalità. È innanzitutto una qualità intellettuale, tutto il resto è show.”

Come definiresti il tuo guardaroba con una fragranza, un paesaggio, un sapore?

“Fiori d’arancio. Per il paesaggio scelgo la spiaggia, un lido romano. Il sapore amaro.”

Quando hai deciso che avresti fatto della tua estetica un modello di stile da mostrare sui social?

“Ho cominciato ad usare i social come vetrina professionale, per avere pubblicità. Solo poi mi sono resa conto che la mia vita di stilista, le varie sperimentazioni, il mio modo di indossare gli abiti piaceva alla gente, e così ho continuato a condividerlo. Il mio lavoro non è sui social, ma sui social posso riscontrare il successo che hanno le mie idee e lasciare che siano d’ispirazione per qualcuno.”

Qual è il ruolo dell’influencer nel III millennio? È un titolo in cui ti senti comoda o stretta?

“Non mi considero un’influencer e non m’interessa quello che fanno: gli sponsor, i consigli, le foto con i brand taggati…Non è quello il mio posto! Il mio lavoro è un’altra cosa, è un laboratorio creativo libero. Pensare che ci siano persone che sognano con me va bene, ma quello non significa essere un’influencer. È una parola dalla quale non mi sento rappresentata.”

Essere emulata ti spaventa o ti lusinga?            

“Non mi spaventa, anzi a dire la verità…i don’t care! Non mi piacciono i copy-cut terribili. Nei look che propongo c’è una ricerca, uno studio dietro che richiede tempo ed impegno. È un processo che culmina nel momento in cui riesco davvero a trasmettere la mia ispirazione personale, ma è il risultato di un lavoro vero.

Copiare, senza quel percorso così lungo ed intimo, non mi fa sentire bene! Ogni foto che pubblico è un pezzo della mia vita professionale, farne un copia-incolla senza aver vissuto la stessa esperienza non ha valore, non ha significato. “

Che rapporto hai con il giudizio degli altri? Nei confronti di te stessa sei gentile o severa?

“Il giudizio degli altri m’interessa quando proviene da persone che m’interessano. Se qualcuno di cui mi fido esprime un commento, allora lo sto a sentire e cerco di capire le sue spiegazioni, altrimenti no. Io con me stessa sono abbastanza severa, perché non sono mai sicura al 100% che quello che sto facendo sia ottimo!”

Cosa ti affascina della moda? Sei più interessata all’estetica come idea o come evoluzione di design?

“Il processo artistico è molto emozionante ma fa paura. È difficile, a volte, gestire la pressione anche solo di mantenersi economicamente, per poter prevedere quanto si potrà portare avanti un progetto. Non frequento più il liceo, ho bisogno di sapere come sopravvivere e le mie priorità, al momento, sono continuare a creare, ma anche organizzare i miei lavori da un punto di vista commerciale.

La moda è una questione profondamente legata alla ricerca d’immagine. Ci sono archivi dietro i big brands dai quali è possibile ricostruire la storia delle collezioni, risalire all’origine del processo creativo. Non sono attirata tanto dal glamour, quello che mi affascina è l’espressione del costume.”

Quali sono le influenze che hanno nutrito la tua sensibilità artistica (musica, arte, cinema)?

“Assolutamente il cinema italiano, in particolare Fellini, ma anche Nanni Moretti e per la presenza scenica Marcello Mastroianni. Un altro regista che apprezzo molto per la direzione estetica e per i costumi è Peter Greenaway. Nella musica una grande scoperta è stata il punk, tutta la scena americana degli anni 90. Della letteratura mi piacciono i romanzi un po’ scuri e simbolisti, tipo Michel Tournier o Michel Houellebecq, per lo stile secco ma molto umano. In generale sono molto interessata dagli umani, sì.

Qual è la giornata tipo di una giovane ed estrosa designer come te?

“Dipende dal momento dell’anno. Provo a non avere mai giornate che siano simili l’una all’altra. In genere mi sveglio e mi metto a lavoro, con orari free. Cerco sempre di non avere una routine troppo chiusa però.”

Proponi una prospettiva di abbigliamento alternativa e personale. Quali sono i brand del mercato internazionale con cui ti senti in sintonia?

“Mi annoiano abbastanza tutti ma ci sono personalità particolari che fanno un lavoro di ricerca negli archivi per comporre piccole collezioni private, che trovo addirittura più interessanti dello stesso design. Il loro studio consiste nel delineare un’estetica personale, che sfrutta la sensibilità per scegliere i capi e creare abbinamenti in linea con un proprio stile.

 In ogni caso, tra i grandi designers, mi hanno ispirata Vivenne Westwood, John Galliano, Jean Paul Gaultier, Ann Demeulemeester, Rodarte e Dilara Findikoglu. Tra i brand indipendenti e i collezionisti privati, invece, ammiro Stacey Nishimoto, Priscavera, Ottolinger, One of a kind (archive) e  Emiliano Maggi.”

Cos’è per te l’eleganza?

“Come per la stravaganza, è una qualità che si possiede a livello intellettuale. Non si può imparare, ce l’hai se ti appartiene da dentro. Traspare dai movimenti, dal modo di esprimersi, dalle idee, dallo sguardo e dalla maniera di relazionarsi con l’altro.”

Che rapporto hai con la tua femminilità? Credi che essere una donna sia un valore aggiunto o che la parità di genere significhi proprio non fare differenze?

“Credo che da un punto di vista spirituale la sensibilità femminile sia un’altra cosa rispetto a quella maschile. Il problema è quando la differenza influisce sui guadagni e sulle opportunità. I diritti devono essere uguali, ma lo spirito è diverso nel profondo.”

Che differenza c’è tra seduzione e vanità?

“La seduzione è una via di mezzo tra la necessità di cambiare la realtà e la volontà d tenerla sotto controllo. Ha sempre un oggetto a cui si rivolge, quindi rientra tra le dinamiche della comunicazione.  La vanità, invece, ha a che fare con la presenza. Fa parte del tuo universo.”

Chi immagine di essere stata in una vita precedente e in cosa ti piacerebbe rinascere?

“In una vita precedente immagino di essere stata una persona sicuramente, credo una donna. In cosa mi piacerebbe rinascere dipende dal giorno, ovviamente è un concetto in cui non credo ma mi è capitato di pensarci ogni tanto: direi una creatura acquatica, o qualcosa di liquido.”

Ci sono state icone di stile che hanno definito il tuo ideale di bellezza e/o di moda?

“In Fellini ho trovato tutto quello che cercavo. Monica Vitti, Claudia Cardinale, Anna Magnani sono donne, seppur diverse, che mostrano un atteggiamento verso la vita extra sexy. Il mondo di Fellini ha uno stile incredibile, ma c’è qualcosa di oltre. È il groove della cultura italiana, che mi fa sentire a mio agio.

E poi c’è l’arte: la pittura di fine 800 e il barocco, che in assoluto rappresenta per me il periodo più magnifico nella storia dell’umanità. Ricorre spesso nelle mie ispirazioni questa voglia di tornare a un passato migliore, lo trovo un pensiero molto romantico.”

Come ti vedi tra 15 anni? Che foto ti piacerebbe scattarti?

“Non lo voglio sapere. Questo il mio incubo massimo!”

Quali sono i progetti a cui ti stai dedicando in questo momento?

“Sto lavorando ad un progetto di costume con ispirazione barocca. Si tratta di ricreare una realtà finta, di cui io curerò la scenografia e la direzione artistica. È un’iniziativa finanziata dall’Accademia di Spagna che verrà esposta a Roma, ma non prima che riaprano i teatri e si possa riprendere in mano il lavoro, quindi potrebbe volerci l’anno prossimo ormai.”

Cos’è per te il talento?

“La capacità di trasformare la realtà in una cosa positiva.”

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Instagram: @lavillaclementine
Tumblr: ireneclementina.tumblr.com

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Categoria:Creativity, Curry
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