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Botta e Risposta con Lucia Manca. Una finestra illuminata nel panorama del cantautorato femminile all’italiana.

Lucia Manca è una cantautrice che impugna il microfono, come una sigaretta, soffiando fuori dalla bocca pensieri vaporosi di grinta mista alla nostalgia. La sua simbiosi con il mezzo musicale comincia prestissimo, quando s’iscrive poco più che adolescente ad una scuola di musica e subito prende a esibirsi in concerto, accompagnata da un’orchestrina di blues.

Arrivano le prime canzoni, il colpo di fulmine con la penna per incastrare le parole tra le note e anche i primi traguardi non tardano a farsi raggiungere. Incide il suo primo disco nel 2011 ma è nel 2018 che la collaborazione artistica con Martina Davoli diventa determinante per il suo percorso. È la volta del secondo album Maledetto e Benedetto, dal quale è estratto il fortunatissimo singolo Bar Stazione, e l’ispirazione di un terzo EP è già dietro l’angolo…

Attese vol.1 è il titolo di una raccolta di brani che sembrano gravitare dentro una nube di fumo. Il canto di Lucia, ruvido e vagamente metallico, è attutito dall’eco vibrante di una malinconia di fondo, che rende la sua dimensione quasi sempre notturna. L’immagine è quella di una donna affacciata alla finestra che si avventura in un viaggio abissale dentro se stessa e confessa alla luna desideri e rimpianti di felicità.

Senza disdegnare la nicchia del cantautorato indipendente, Lucia indirizza il suo progetto artistico sulla rotta dell’espressione personale, attraverso un racconto fatto di ricordi e riflessi del mare. Il sound ventilato e sintetico si compone di melodie fluttuanti come onde incessanti e ritornelli graffianti, insofferenti alla distanza.

La voce di Lucia è un flusso di passione che straripa in un canto impetuoso. Il messaggio di una femminilità tenera e forte, che non fa mistero della propria intima fragilità.

Ph. Martina Loiola

Com’è cominciato il tuo “viaggio abissale” nella musica? Cosa ascoltavi in macchina lungo la strada per il mare?

“È cominciato da piccola, grazie a mio papà che mi ha trasmesso l’amore per la musica. Sono cresciuta ascoltando le grandi interpreti italiane come Mina, Ornella Vanoni e Patty Pravo. In generale sono legata a tutto quel periodo della canzone che va dagli anni ’60 agli ’80.”

Conoscere la tua voce è stato un passaggio naturale o ti ci è voluto coraggio a tirarla fuori?

“É stato abbastanza naturale, sin da bambina ho sempre cantato, anche quando ancora non ero poi così intonata. Già all’età di 5-6 anni mi esibivo davanti allo specchio di casa, fin quando ho capito che nella vita avrei voluto fare quello a tempo pieno. Così a 14 anni mi sono iscritta ad una scuola di canto e musica, e ho cominciato a seguire il mio maestro nei primi concerti, accompagnata da un’orchestrina blues. Nel 2006 poi sono arrivate le mie canzoni…”

Qual è la cover che ti ha fatto scoprire di avere talento?

“Un’emozione da poco di Anna Oxa.”

Cantare ti fa sentire libera o completa?

“Mi fa sentire me.”

Nella progettazione di un brano vengono prima le parole o la musica? È la melodia che trova il testo o il testo che si lascia cullare?

“Nel mio caso è la melodia che trova il testo. Di solito le parole vengono dopo, anzi avere già un arrangiamento mi aiuta a scrivere meglio, perché crea nella mia mente delle immagini che posso descrivere.”

Cosa ti ispira di solito per le canzoni? Parli di te o lasci che a suggerire sia il caso?

“Alcune volte parlo di me, altre volte mi piace immaginare. È un po’ come nella scrittura di un film: ci sono scene precise che si ha voglia di raccontare, momenti da rivivere…”

Qual è stato il primo brano che hai scritto? Che ricordi hai legati a quel momento?

“Fu una sensazione strana. Mi venne in mente una melodia e la canticchiavo di continuo… Scriverci sopra un testo fu una sorpresa per me. Era la mia prima volta, quindi ricordo un’emozione particolare ma bella. In quel momento sono entrata in comunicazione con un lato di me che non conoscevo.”

Ph. Martina Loiola

Cosa ti colpisce nella realtà di tutti i giorni? Quali sono le cose che ti emozionano e quelle che ti entusiasmano?

“Mi emoziona lo sguardo delle persone che amo. Mi entusiasma un po’ tutto, ma la musica più facilmente. Capita spesso che io m’innamori di un disco!”

Scrivere rappresenta per te un modo per descrivere o per esorcizzare?

“Descrivere, più che esorcizzare.”

Se la tua dimensione musicale fosse un pianeta/un odore/una stanza, quale sarebbe?

“Pianeta… Venere, il profumo dei ciclamini e come stanza penso al salone di casa.”

Di che sostanza sono fatte le canzoni? Come t’immagini la consistenza di un pensiero che prende forma?

“È come l’aria, ti arriva addosso senza che tu te ne accorga ma è capace comunque di lasciarti un segno…”

Riflessione e fantasia: quale di queste due inclinazioni ti appartiene di più?

“Fantasia.”

Se la sigaretta è la migliore amica a cui confidi voglie e mancanze, chi è la musica per te?

“La musica fa parte di me, è la mia anima.”

Ph. Giacomo Rosato

Che rapporto hai con la malinconia? È un sentimento che caratterizza la tua persona o ti attraversa ogni tanto, come una folata di vento?

“La malinconia sta spesso nelle mie canzoni. Sono una persona molto malinconica e legata ai ricordi del passato. È un aspetto di me che poi confluisce nella musica, inevitabilmente.”

Dai l’impressione di essere una giovane donna pragmatica e consapevole. Quale spazio occupa la fragilità nel tuo modo di essere?

“Eh… Posso sembrare forte e decisa ma la verità è che sono molto fragile. Sono una donna che affronta i problemi di petto ma poi, in un modo o nell’altro, la botta arriva sempre. Anche se in ritardo, c’è sempre un momento in cui bisogna fare i conti con la propria fragilità.”

Cos’è la passione?

“La vita è passione! Tutto ciò che ami e che ami fare si sviluppa sotto forma di passione.”

Il romanticismo che evapora dalle tue canzoni è una nuvola evanescente di sensualità e emancipazione: è così che fanno l’amore gli eroi?

“Credo fermamente che il romanticismo salverà la bellezza! Il mondo, in questi anni così frenetici e distaccati, è nelle mani dei romantici. Per questo li considero eroi.”

Che differenza c’è solitudine e indipendenza?

“La solitudine è intesa fondamentalmente come debolezza, ma in altri casi può essere sinonimo d’indipendenza. Sono due condizioni che, in parte, significano la stessa cosa. “

Nostalgia o prospettiva: qual è lo stato d’animo che ti è più familiare? Cosa ti viene in mente quando sei affacciata alla finestra?

“Nostalgia. Mi guardo continuamente indietro, è un lato di me su cui sto lavorando! Quando sono alla finestra guardo spesso il cielo e penso al mio papà che non c’è più.”

Cantare è un modo per trascinare nel tuo universo o teletrasportarti altrove?

“Tutte e due le cose. Mi aiuta a prendere le distanze dalla realtà, ma poi è sempre bello scoprire che qualcun altro viene trascinato nel mio mondo, in maniera assolutamente naturale, senza costrizioni.”

Il tuo stile è ruvido, con risonanze esotiche e sinuose: quali sono state le influenze che hanno contrassegnato il tuo gusto?

“I miei ascolti partono dai grandi della musica italiana fino ad arrivare, negli ultimi anni, alla passione per artisti stranieri come Beach House, Grizzly Bear e Fiona Apple.”

Quali sono stati gli artisti che più hai amato nella tua vita? Quali sono, invece, i colleghi che apprezzi sulla scena contemporanea?

“L’idolo assoluto è Mina. Tra i miei colleghi ammiro molto Matilde Davoli, che è anche mia produttrice, e poi mi piacciono Populous, Germanò e Verano.”

Ph. Ilenia Tesoro

Cosa significa, per te, indie? È un genere o una condizione di partenza, comune a molti artisti emergenti?

“Il significato della parola indie è ormai morto. La musica indipendente nasceva nei garage, prima che s’inserissero dentro quella stessa categoria artisti che poi di fatto hanno superato il confine della scena mainstream. Nulla in contrario, ma è stato stravolto completamente il suo senso primordiale. C’è una gran confusione, oggi, nel panorama musicale. Parlare di indie puro è diventato complicato…”

Qual è il tuo rapporto con l’immagine artistica? Rispetto alla Lucia persona, quella che canta è un alter ego o una versione simbiotica originale?

“È la stessa persona. Sono io sul palco, quando scrivo, sempre e totalmente Lucia, senza costruzioni. Una volta qualcuno mi disse <<Certo che sarebbe bello costruirsi un personaggio!>>, ricordo che mi caddero le braccia… Ho sempre trovato la forzatura molto triste, perché ti rende esecutore di un personaggio anziché artista.”

Il contatto con il pubblico come incide sull’emozione di un artista: come una cassa di risonanza o uno specchio?

“Non saprei… forse come specchio.”

Quali sono i tuoi progetti a breve termine e quali grandi traguardi alimentano la tua voglia di continuare a sognare?

“Prima di questo periodaccio, i miei progetti erano portare in giro l’EP, con un tour di live. Per i grandi sogni, negli anni, ho deciso di non avere troppe aspettative. Al primo posto c’è sempre stato il piacere di fare musica e questo mi basta. Mi accontenterei di non perdere la creatività che mi permette di fare questo lavoro con entusiasmo.”

Cos’è per te il talento?

“Una dote innata. Ognuno di noi ne ha una, basta scoprire qual è e coltivarla.”

CONTATTI
Instagram: @luciamanca
Spotify: https://open.spotify.com/artist/5DHfordpyNL7yXbVTLeed4?si=gVORC81zS9ydL1wvsk50SQ

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Categoria:Basilico, Life, Woman
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1 Comment

  • 23 Maggio, 2020 at 2:44 pm

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