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L’opera a manetta: La fotografia emozionale di Rossana Battisti, tra esoterismo e punk

Originaria di Poggio Bustone, Rossana Battisti discende da un ramo dell’albero genealogico di quel Lucio immortale, che della collina dei ciliegi fece la sua ridente cartolina. Appartiene ad un altra scenografia l’immaginario di Rossana, un panorama noir che custodisce il mistero nei luoghi più silenti e fa dell’ascolto la connessione con universi paralleli, in cui l’energia vitale è frastagliata e sparsa.

Roxy trasferisce la sua vita dal centro Italia a Bergamo, non prima di essersi concessa un’avventura girovaga alle periferie del mondo. La fotografia diventa il mezzo dedito a catturare i sospiri e gli scorci impolverati, e tra le righe di ogni epifania qualche parola viene prestata dai libri con interventi di grafica. In posa per lei si stendono giardini desolati e percorsi boscosi, mentre statue incantevoli le confessano, come un segreto, la bellezza incompresa della foschia.

Attorno ai pensieri di Rossana ruota un’aura lunare,  quel desiderio di eclissarsi in una dimensione ultraterrena che smaterializzi il compromesso della vita quotidiana con uno slancio esoterico verso l’abisso. Sedotta dall’abbandono e dal sogno, l’ideale di meraviglia di Rossana si nutre di ombre e ruvidi sprazzi di colore.

Non temendo l’inquietudine né fa il suo destriero per cavalcare l’oscurità e si addentra nelle lande dell’emotività più insidiosa. Ogni scatto coglie l’enigma del tempo e restituisce un archivio di immagini che immortalano lo stile sontuoso di una spiritualità sospesa tra finitudine e eternità. Priva di resistenze, Rossana si lascia attirare dalla calamita di un bisogno intimo: esprimere la propria umanità e dilatarla in altre vite. L’esistenza scorre, come in un salone affollato di anime, e nel grammofono sembra risonare l’Opera, a manetta.

La tua vena creativa genera un ibrido tra reperto fotografico e digital art: Tu come ti definisci? La grafica è solo un accessorio o rappresenta l’essenza complementare della tua fotografia?

“Definirei più che altro la mia una “fotografia emozionale”. Quando fotografo un oggetto, un giardino o una statua non cerco mai di rappresentare l’oggetto in sé, quanto la sensazione che quell’oggetto restituisce a chi lo guarda.

La scelta di intervenire sulle foto dipende dalla serie che sto realizzando, da come mi sento io…A volte lascio le foto pure, in altri lavori invece aggiungo colore o batto a macchina delle frasi da fondere con l’immagine. La lettura, in particolare, è una grande fonte d’ispirazione per me, lo è sempre stata. I libri sono una colonna portante della mia vita, ammetto che è un mio fetish anche solo averli pur non avendo idea di quando avrò tempo di leggerli tutti! Il binomio tra foto e scrittura è un espediente che uso spesso come omaggio a testi che più mi hanno trasmesso la voglia di interrogarmi e viaggiare.”

Da cosa tra origine la tua passione per la fantascienza? Da bambina eri già una patita di fantasy?

“Avendo letto molto, ho attraversato varie fasi. C’è stato un periodo in cui mi sono appassionata al genere fantasy: la saga di Shannara, Tolkien, tutto quell’universo lì ha alimentato molto la mia sensibilità. Ma  un’influenza forte proviene anche da mio padre che mi ha contagiato con la fantascienza. Ricordo che la prima volta che mi portò al cinema fu a vedere Blade Runner. A quei tempi, frequentavo forse le elementari e quello non era proprio il classico film indirizzato ai bambini, ma vederlo così piccola mi ha segnato al punto che ancora oggi lo reputo un vero capolavoro della cinematografia!”

Quali sono state le influenze che hanno plasmato la tua creatività?

“Amo tutto, in generale, io! Ma direi soprattutto musica, libri, poesia. Mi sono sempre nutrita di cose diverse. Forse per un certo periodo sono stata più radicale, da giovani si fa sempre una scansione molto settoriale degli input…poi però mi sono aperta e ho lasciato entrare il più possibile!

Nel corso della mia vita ho avuto bisogno di prendermi un periodo sabatico per viaggiare. Mi è sempre interessato scoprire la periferia del mondo, non solo recarmi in centro ma camminare per strada e ammirare le cose che mi circondavano. È il modo migliore per esplorare la realtà e magari, nel mentre, scattare anche qualche fotografia…”

Quali sono le ispirazioni che sfrutti per i tuoi progetti? Cosa ti incuriosisce e cosa invece ti emoziona nella vita di tutti i giorni?

“Sono molto legata alla corrente del crepuscolarismo, alle ambientazioni autunnali, alla foschia. Subisco quel tipo d’influenza nel modo di guardare e sentire le cose. Mi piace il colore, ma anche la nebbia. Cerco di alimentare al massimo la curiosità, viaggiando ed entrando in empatia con ogni singola cosa, finchè dentro tutto mi si fonde e ne esce quello che si vede!

Inoltre sono molto fatalista, mi piace scoprire dalle piccole cose quello che il destino ha in serbo per me. La stessa pellicola, spesso, rivela degli effetti imprevedibili, ma incredibilmente perfetti. È come ricevere un’illuminazione per cui, attraverso una foto, si riesce a comprendere qualcosa in più, si mette a fuoco lo stato d’animo che stavamo vivendo nel momento in cui l’abbiamo scattata, pur non sapendolo. Al mio primo corso di fotografia, una volta un docente mi disse una frase che feci subito mia: ONORA L’ERRORE TUO COME UN’INTENZIONE NASCOSTA. Questa è la sintesi della mia vita!

Gli sbagli sono come vestiti che abbiamo indossato e poi tolto. Il percorso che ci porta a decifrare noi stessi spesso passa per sentieri impervi, per questo vivo e lavoro applicando il motto della casualità. Sono sempre in attesa di risposte alle mie mille domande… La fotografia, spesso anche non volendo, mi permette di visualizzarle.”

Le tue opere sembrano animate da un interesse privato di scavare nel tempo. Qual è il tuo rapporto con la memoria? Il tempo è un circolo o un momento infinitamente sospeso?

“Credo nella continuità. Tutto ciò che ci permea nel presente, nel profondo del nostro intimo, è il frutto delle esperienze che abbiamo vissuto. Siamo come siamo, in base a quello che eravamo. È un processo costante che parte dall’infanzia fino al giorno d’oggi.
Personalmente penso anche che l’inconscio collettivo derivi da un bagaglio umano molto più grande di noi, che risale forse a una vita passata – chissà… La memoria, i ricordi, ci rendono ciò che siamo.”

Cos’è per te il mistero? Quali sono le caratteristiche lo rendono palpabile?

“Penso alla vita invisibile. Noi esistiamo dentro un involucro di carne e di sangue, ma dentro ci sono i turbamenti, i moti dell’anima e dell’inconscio, i sogni. È la ragione per cui s’instaurano energie con luoghi abbandonati, ci si sente attratti dall’oscurità. Personalmente il mistero non mi spaventa, anzi mi tranquillizza. È solo qualcosa che non afferriamo ma che possiamo percepire con sensi meno allenati.”

Come riesce il turbamento a diventare ammaliante?

“Quello che faccio segue un istinto naturale, se viene percepito come affascinante vuol dire che risveglia qualcosa, e allora la fotografia emozionale sta funzionando nel verso giusto.

Sono una persona molto empatica, addirittura animista direbbe qualcuno. Viaggiare in solitaria non mi ha mai fatto paura, ho visitato cimiteri e giardini neoclassici meravigliosi in cui mi sono innamorata di statue, dalle quali non riuscivo a staccarmi. L’empatia con i luoghi, non solo con persone e animali, permette di cogliere turbamento, ma anche fascino, ovunque,”

Ogni serie che realizzi abita dentro una dimensione onirica: con la tua arte cerchi di riprodurre l’impressione di un sogno o di evocare gli aspetti oscuri della realtà?

“Un po’ tutte e due le cose. Dei sogni mi stupisce come la mente possa imbastire scenografie così magnifiche, ma non sempre li ricordo. Nei miei lavori il risultato dipende dal momento che sto attraversando. La dimensione onirica non è necessariamente voluta, può succedere che sia l’inconscio a suggerirmi e creare qualcosa per me.”

La vita e la morte sono due elementi speculari nella tua produzione. Quale filosofia c’è alla base del tuo pensiero artistico? Per affrontare certe suggestioni vagamente funeree ci vuole coraggio o lo scudo è l’immaginazione?

“Coraggio non direi. La mia oscurità non è negativa. Sono mistica, è vero, ma non mi colloco dentro nessuna corrente. Quello che mi colpisce è la poetica che sta nella simbologia della vita, quindi anche della morte, ma sempre in funzione della vita. È come affrontare una tematica scomoda ad uno scopo positivo, cioè quello di riconoscere il valore del tempo. Non ci vuole coraggio, si tratta di sentire oltre.

È il mio modo di dare senso alla vita quello di considerare che abbia una fine, per trascorrere in maniera fruttuosa il presente.”

Che importanza ha, nella tua ideazione artistica, la fantasia? Cosa ci sfugge della realtà che abbiamo bisogno di trovare altrove?

“La fantasia ha un ruolo fondamentale perché se mi limitassi ai contorni, per come sono io, non sarebbe abbastanza. Ogni cornice racchiude al suo interno un nucleo di spunti e riflessioni. La realtà non mi basta, motivo per cui sono anche un’esteta a cui piace creare composizioni di fiori attorno allo specchio, per dare valore a ciò che sta sia dentro che intorno ai bordi di un oggetto. Vivo la realtà quotidiana, perché non ho scelta, nella convinzione assoluta che ci sia molto altro!

Se mi accontentassi degli schemi sentirei di non avere niente che dà vero significato alle mie giornate. La fantasia è il motore propulsivo che mi spinge in tutto quello che faccio.”

Il gotico è uno stile ma forse anche un modo di essere. Quali sono le caratteristiche che descrivono la “goticità” nell’estetica e nell’animo?

“Non lo chiamerei gotico perché sarebbe come imbrigliarlo in una definizione molto spesso riferita alle anime scure. Parlerei piuttosto di crepuscolarismo, è più adatto al mio stile fotografico. La mia ricerca indietro nel tempo attutisce il frastuono delle vita moderna e risveglia in me il desiderio di tornare alla natura, proprio come accedeva nella corrente crepuscolare”

La tua estetica è macabra ma sontuosa. L’arredamento d’interni è uno dei tuoi interessi? Se ci fosse un grammofono riflesso allo specchio che sottofondo musicale suonerebbe?

“Amo la bellezza in genere, sono bilancia per cui l’estetica è un aspetto molto importante. Sono attratta dall’arredamento, mi piacciono i mobili e riempirei casa di sedie se avessi più spazio!

Quanto alla musica, parto da una base punk. Sono cresciuta ascoltando Siouxsie and the Banshees e Bauhaus, ultimamente però sto riscoprendo la musica classica. Al grammofono, quindi, farei suonare l’Opera a manetta.”

L’autoritratto è una pratica particolarmente impattante ma che racchiude al suo interno un bisogno di introspezione: cosa può rivelare guardarsi dall’esterno?

“Fotografare se stessi è comodo, ma oltre a questo è un modo di declinarsi alla terza persona. Ci sono stati momenti in cui mi sono sentita in balìa dei miei pensieri e la fotografia mi è servita proprio per  riappacificarmi con la mia persona e districarmi tra le mille maschere pirandelliane. Fotografarsi aiuta a riconoscere chi siamo, anche quando ci sembrava di aver perso i confini della nostra identità. È come un’illuminazione a posteriori.

Una foto che mi rappresenta molto è proprio intitolata “Autoritratto tra i coltelli” e, bada bene, il coltello non deve in alcun modo essere interpretato come un simbolo violento, ma piuttosto come uno strumento che scava in profondità. È l’emblema della ricerca.”

Qual è il ruolo del colore nel tuo immaginario? La luce e il buio ti appartengono entrambi ma ne fai un uso differente: quale significato attribuisci ad entrambi?

“Tutti i ricordi che ho sono a colori. Amo fotografare a colori, è più realistico, però il bianco e nero dà voce all’altra metà. Non ho una preferenza, è solo una scelta stilistica per far uscire emozioni diverse.”

Con le tue composizioni cerchi di trasmettere un messaggio o un’atmosfera? L’arte, per te, rappresenta un mezzo di espressione o la tua stanza dei segreti?

“ C’è di tutto. È un po’ come in un rebus: ogni composizione si rimette agli occhi di chi guarda e chiunque può dare una sua soluzione. I significati possono coincidere ma non è necessario. Capita che qualcuno legga nelle mie opere un messaggio diverso da quello che cercavo di esprimere io ma non importa. Rispondo sempre: <<se è la tua percezione allora va bene!>>”

Quale destinazione ti piacerebbe dare ai tuoi lavori (galleria, pubblicazione, progetto multimediale)?

“Mi piacerebbe qualsiasi cosa in realtà. Ho provato ad esporre in galleria ed è bello guardare le persone di schiena di fronte a una mia fotografia. Ma anche la pubblicazione di una raccolta non sarebbe male, magari all’interno di un libricino che puoi conservare e risfogliare a distanza di anni. È comunque un piacere vedere che il proprio lavoro viene apprezzato.
Realizzo i miei scatti con un’urgenza espressiva, indipendentemente da quel che sarà di loro! Ma ben venga ogni esperienza.”

Cos’è il talento?

“Il talento sta nella capacità di raggiungere le persone. Non è detto che si debba essere bravissimi, basta arrivare al cuore. Colpire, in maniera pura e diretta, chi guarda.”

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Instagram: @roxybeatphoto

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