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Joke the Rules. La digital art come anti-istituzione nei collage di Ben Benjilali.

Ben Benjilali è un’artista digitale, e nella testa ha un circo. Vive e lavora in Marocco come fotografo ma è la piattaforma dei social a portarlo alla ribalta, tra gli autori di collage più iconici e paradossalidel web. Il divertimento è solo la reazione più banale al suo immaginario citazionale radicalmente stravolto, perchè dietro la maschera da clown, Ben dirige il suo progetto con la lucidità di un domatore coraggioso e irriverente.

Business e arte si confondono nell’assurdo di un repertorio in cui ogni fenomeno pop è portato all’eccesso, ogni contaminazione possibile, ogni manifesto ideologico messo in ridicolo con sprezzante sarcasmo. Bentherules (questo l’avatar virtuale) inietta la sua natura sovversiva dentro ogni foto, e la realtà appare ribaltata dall’angolazione della follia.

La sua creatività trova il modo di esprimersi come un grido di battaglia, per rivendicare tutta l’insofferenza di un’anima anarchica intrappolatà tra i canoni della cultura popolare. Attraverso i suoi collage, Ben scaglia le freccette di una satira sferzante che mira al centro del bersaglio, contro la società capitalista e la presidenza Trump. Provocazioni volanti e rivisitazioni dei cult aggiungono pepe a una narrazione della contemporaneità, eccentrica e sfrontata.

Indomito nei confronti di ogni divieto imposto, Ben rimbalza le critiche mantenedo fede al suo stile visionario avverso a ogni regola, ma soprattutto mostra senza filtri l’indirizzo della sua coscienza socio-politica. Strappare un ghigno, più che un sorriso ingenuo, è l’obiettivo di un’artista che fa della provocazione il suo mezzo scambio. L’inventiva viene offerta al pubblico, in cambio di una riflessione addolcita dal tono ironico, ma amara nel retrogusto. Uno snack al veleno, in versione digital art.

Quando hai cominciato a maturare interesse per il graphic design?

“Ho sempre avuto un vivo interesse per l’arte, sin da giovane. Mi sono formato completamente da autodidatta, in un’epoca in cui la progettazione grafica in forma digitale era ancora in una fase molto precoce. Una volta che si sono diffusi i primi software come Photoshop ho cominciato ad usarli per intraprendere un lavoro fotografico. Oggi abbiamo a disposizione app di progettazione grafica molto tecniche, non c’è più la necessità di installare software ingombranti sul computer. Tutta la mia arte ora, infatti, viene creata con una combinazione di app, direttamente dal mio vecchio e sgangherato iPhone 6.”

Come hai imparato a convertire un’abilità digitale in espressione creativa?

“È stato un processo graduale. In principio mi piaceva fare schizzi e dipingere, però mi veniva difficile mantenere la motivazione, soprattutto quando non sei completamente soddisfatto dei progressi. Il peggior critico, per ogni artista, è innanzitutto se stesso. Poi con l’ascesa della cultura popolare sui social media, si sono aperte una serie di prospettive nuove ed è stato lì che ho riconosciuto una forma che avrei potuto dare alle immagini molto simile all’idea che, da sempre, progettavo nella mia mente. Avevo trovato finalmente un modo per realizzare delle modifiche in modo artistico, attraverso il collage digitale. Ho scoperto un’app di stratificazione chiamata Juxtaposer, e il resto è storia.”

Attualità e immaginazione sono due ingredienti essenziali nel tuo progetto. Quando concepisci le tue opere, parti da un personaggio o dal tipo di effetto che vuoi realizzare?

“Punto sempre a realizzare un’idea di partenza. Dall’esperienza passata ho scoperto che compromettere l’immaginazione, di solito, danneggia l’arte o il messaggio. Non va bene.”

Quali sono le ispirazioni che scatenano la tua fantasia?

“Principalmente arte e cultura popolare. Mi piace anche la satira politica. Penso che a volte un’immagine di dominio pubblico distorta o reinventata possa davvero ispirare gli altri. Se non a fare qualcosa nel concreto, almeno provocare una riflessione.”

Quali sono gli incontri improbabili che ti divertono di più?

“Ad esempio, mi piace molto intregrare la mia creatività con la condanna della presidenza Trump. Quell’uomo non dico che mi spaventi ma tende a divertirmi così tanto che sono spinto a creare immagini in cui poter trasferisca la sua idiozia, sotto ogni forma e colore, per far ridere tutti!

Alla gente piacciono i miei lavori su Donald Trump, ma è anche probabile che siano anche quelli che smuovono più critiche. Principialmente da parte di chi, invece, il presidente lo sostiene…”

Ci sono elementi ricorrenti che ti piace inserire nelle tue opere? Argomenti specifici che ti piace trattare?

“Forse all’inizio ma non intenzionalmente. Ci sono tipologie di oggetti che uso molto come fuoco, farfalle e fenicotteri. Ho scoperto quali sono le cose che preferisco analizzando il mio lavoro. Spesso mi piace anche modernizzare le immagini per renderle più social media-friendly. Come trasformare un dio del Rinascimento in un omone armato e coperto di tatuaggi che fuma una canna.

Con tutto quello che sta accadendo e il recente scoppio del Covid-19, il mondo intero sta vivendo tempi senza precedenti. Un evento del genere dà modo di dedicarsi a così tante attività e ricerche su Internet, che personalmente sto prendendo spunti per creare qualcosa sul Corona. Se non altro per portare un po’ di sollievo a coloro che lottano con l’auto-isolamento e contribuire ad una campagna che ci educhi tutti a un modello di comportamento più sicuro, per uscirne al più presto.”

In base a cosa scegli le icone che porti nei tuoi lavori? Gusto personale o efficacia sul pubblico?

“Le immagini che voglio realizzare iniziano sempre come un’idea nella mia mente. Quindi, prima ancora di iniziare a creare qualsiasi cosa, so sempre cosa voglio ottenere e come voglio che appaia. La maggior parte del tempo la passo a scorrere le immagini di Google alla ricerca di quella giusta, con la giusta risoluzione, angolazione, illuminazione, ecc. Quando non riesco a trovarla è lì che entra in gioco la mia inventiva, quindi intervengo artisticamente per cambiarla o alterarla in modo da assicurarmi di ottenere ciò che avevo immaginato.

Il pubblico, in generale, non è mai schierato politicamente da una sola parte. Il mio lavoro può offendere molte persone, ma non tutto ciò che viene offerto deve essere condiviso e accettato. Soprattutto se risulta offensivo. Mi considero un’anti-istituzione, anti-governo, anti-polizia ed ex anarchico, quindi molto di queste mie posizioni così eccessive emergerà dal mio lavoro… Capita sorprendentemente spesso che le mie creazioni si attirino contro delle segnalazioni. La mia arte, però, non è sempre una rappresentazione delle mie opinioni. Il più delle volte sto solo tentando di provocare il pensiero dell’osservatore e per la maggior parte delle opere mi aspetto un’interpretazione individuale.”

Cos’è per te l’assurdo?

“La mia arte esiste solo all’interno della piattaforma dei social media, vale a dire su Instagram. Faccio questo ormai da dieci anni ed è molto difficile essere riconosciuto e ottenere un seguito reale. Gli artisti riversano il loro cuore e la loro anima nella creazione di opere. È uno sforzo mentale che richiede un sacrificio personale notevole ma che spesso non viene abbastanza apprezzato. È assurdo, per me.

Un piatto di cibo o la celebrità che posa in esclusiva per Louis Vuitton, in piedi e con la testa china accanto a un jet privato, è ciò a cui il mondo si mostra più interessato e che nell’immaginario si lucida di popolarità.
Ma non è arte… fino a quando qualcuno non le manipola in modo creativo”

Qual è il tuo rapporto con le regole che porti nel nome? Ti piace più ridefinirle o sconvolgerle?

“Vivo davvero la mia vita senza un libro delle regole. Sono ribelle e mi sono sempre scagliato contro il sistema. Molto più prima di adesso. Da ragazzo ero uno scapestrato. Le regole mi sembravano lì per essere infrante, sia a scuola che in società. La mia arte consiste nello sfidare le convenzioni e nel non limitare nulla secondo i canoni convenzionali.
Non penso di ridefinire una regola solo percè la sto sostituendo con un’altra. È la liberazione che genera libertà e felicità, anche se per un breve periodo. Questo è ciò che voglio la mia arte trasmetta, cioè portare alla luce una prospettiva non schiavizzata.”

Quali influenze hanno alimentato il tuo background artistico (musica, cinema, arte)?

“Un’enorme influenza sono stati i surrealisti come Dalì e Magritte, ma mi hanno ispirato tanti altri artisti famosi. Utilizzare arte iconica come la Gioconda o La ragazza con l’orecchino di perla per evocare sensazioni moderne è un modo molto efficace per mostrare le mie idee. Mi piace anche usare le celebrità e tutti gli spunti pop che di certo attirano di più il pubblico, per incentivare attrattiva del mio lavoro.”

Cosa ti fa divertire nella vita di tutti i giorni e cosa ti fa pensare?

“Onestamente la mia mente è un circo tutto il giorno. Potrei stare seduto in una stanza vuota per un mese e avere ancora un’enormità di idee e immagini da voler realizzare. Il mio divertimento viene dai viaggi. Non sono la persona più estroversa del mondo né la più socievole, infatti ho pochissimi amici. Quando sono a casa mi ritrovo ad avere ben poco da fare, oltre a lavorare e creare, finché non risparmio abbastanza soldi per organizzare uno dei miei viaggi. È allora che posso trasformarmi nel mio vero io. L’arte è il prodotto di questa terapia.”

In che modo un’espressione creativa può mediare un messaggio e non solo stupore?

“L’arte è il modo migliore per recapitare un messaggio senza dire una parola. Le parole vengono formulate dall’osservatore, rendendo così ogni opera infinitamente efficace nella sua versatilità. Una frase recapita un unico messaggio. Un dipinto o una performance può consegnarne mille.”

Di solito cerchi di creare una parvenza di mimetismo o l’effetto paradossale? Quale percezione tenti di trasmettere con i tuoi file?

“Beh, il paradosso è un dei miei grandi concetti. Può davvero essere associato con il mio nome. Se c’è una regola … rompiamola, aggiriamola e capovolgiamola così tanto che per i primi secondi gli unici pensieri dell’osservatore saranno la confusione e lo scandalo!
Gli ideali popolari e le convenzioni comuni sono solo il risultato di secoli di controllo mentale e di routine. Io e molti altri artisti che usano i social media e le piattaforme digitali siamo qui per fornire una miniera di percezioni alternative. Se non altro per evitare l’ignoranza delle persone e per potenziare l’attitudine ad infrangere qualche regola.”

Che rapporto c’è tra tecnologia e arte: sono poli dialettici o condividono un potere espressivo collaterale?

“Ti dirò una cosa e cioè che, a mio avviso, la tecnologia ha in qualche modo svalutato l’arte. Ora possiamo guardare il mio talento spettacolare buttando un’occhiata ai nostri palmi. Lo sfogliamo con i pollici, non dobbiamo visitare gallerie o spettacoli. Non è più necessario alcuno sforzo per cercare l’arte. È lì per tutti, gratis, da vedere nel giro di 2 secondi. D’altro canto, però, la tecnologia può spingere le potenzialità visive dell’arte a livelli mai visti prima. Basti confrontare anche le sperimentazioni cinematografiche di oggi con quelle degli anni ’80 e ’90.”

Che differenza c’è tra creare e rigenerare (se ritieni che ce ne sia una)?

“Beh, non vedo la mia arte come una rigenerazione. Se costruisco un albero con degli stuzzicadenti, sto rigenerando uno stecchino? No… Ho solo creato un albero! Penso che tutto ciò che assume una nuova forma sia una creazione. Sempre.”

Quale ruolo gioca il collage digitale nello scenario dell’arte contemporanea?

“Non penso che abbia un ruolo di rilievo al momento. Con i social media che agiscono come veicolo, il web è troppo saturo di concetti diversi e idee nuove in circolo. I movimenti artistici erano molto limitati nel numero, all’epoca dei libri e delle gallerie. Ora penso che sia improbabile che qualsiasi movimento di arte digitale possa raggiungere un ruolo preminente nel panorama di quest’era. E se esistono, assumono il carattere di una mania o di un meme più di quanto abbiano effettivamente speranza di accedere a riviste di settore o a un riconoscimento mondiale.”

Cosa senti che ti appartiene di più tra l’inventiva e una certa dimestichezza col marketing?

“Il marketing, purtroppo, è nella vita di tutti i giorni. In qualunque cosa si promuova bisogna porsi l’obiettivo di commercializzare. Questa è la sfortuna del mondo, ma la cosa grandiosa, quando si tratta di arte, è che il marketing può mettere a frutto la fantasia. La versatilità delle forme creative è infinita, non importa in quale società si vive. Ne esisteranno sempre.”

Quale destinazione ti auguri per la tua produzione (progetto editoriale, collaborazione commerciale, mostra museale)?

“Ad essere onesto mi accontenterei di guadagnare un salario di sussistenza. Sì, è bello vedere l’apprezzamento umano per la propria creatività ma temo che dopo un po’ questo diventi irrilevante nella vita reale, se non riesci a mantenerti comodamente. Il mio lavoro diventa spesso virale, entrando nei repost di personalità come Tom Hardy, Natalie Portman, Trippie Red (solo per citarne alcuni che sui loro profili contano oltre 25 milioni di follower), eppure per la maggior parte delle volte questo utilizzo del mio materiale non mi viene accreditato. La verità è che gli artisti non guadagneranno mai quanto la loro arte è capace di attrarre. Quindi direi che, sì … mi basterebbe essere pagato e ne sarei felice! Ho anche sempre fantasticato di fare una mostra, però; sarebbe una mia ambizione, se solo la vita da artista me lo consentisse.”

Cos’è il talento per te?

“Il talento è dentro ognuno. Semplicemente non sempre è stato ancora attivato. Il dolore e la sofferenza hanno un loro modo di sbloccare la creatività. Nessuna arte nasce dalla normale felicità.”

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Instagram: @bentherules

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Categoria:Creativity, Curry
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