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Una spremuta d’arancia con candy candy: il volto versatile di Beatrice Simion, tra recitazione e glamour

Non solo bella, e me ne vanto! Se la determinazione di Beatrice Simion avesse uno slogan non esiterei a credere che il senso sarebbe questo.

L’immagine che mi fluttua in mente è quella di una farfalla meravigliosa che non si accontenta di avere ali di carta velina, fragili per quanto un incanto. La tempra per affermare se stessa, d’altronde, non le è mai mancata, sin dai tempi del suo arrivo in Italia. Il rapporto di amore e odio con la Romania, sua terra d’origine, e l’insofferenza al bullismo, del quale non nega di essere stata vittima, l’hanno consegnata alla moda come una principessa guerriera.

Un viso d’angelo con un caratterino di pietra per non lasciarsi scalfire dalle fatiche della gavetta e dalle insidie della competizione. Quando il suo sguardo incontra l’obiettivo fotografico la passione divampa e nel giro di poco il suo carisma poliedrico seduce i fotografi di tutta Italia. Posare è una danza, un’indole, un flirt. Il flash scandisce i suoi movimenti e ogni scatto è da copertina.

Ph. Priscilla Nutshell

Lo stile di vita da indossatrice a tempo piena non le impedisce di mantenere la prospettiva, perché abitare la bolla della moda è come affittare una suite a tempo determinato. Bisogna costruirsi un’identità professionale più ampia per poter espandere le proprie potenzialità espressive e crescere, come persona e come creativa .
Beatrice vive il suo rapporto con la moda come il primo amore, quel legame speciale che non è detto resti unico ma mantiene nel cuore il merito di averci insegnato a conoscere noi stessi.

Un trampolino da cui lanciarsi nel futuro, piena di ambizione e idee brillanti, come farebbe una giovane donna bellissima che sa quello che vuole. Con la grinta di una spremuta d’arancia e i lineamenti disegnati di Candy Candy.
Libera e ad alta quota, molto più di qualsiasi farfalla!

Ph. Ilaria Taschini
Ph. Chiara Filippi
Ph. Riccardo Lancia

Capelli biondi, occhi azzurri, pelle d’ambra. Che origini hanno i tuoi lineamenti da fatina del bosco?

Vengono dalla Romania. Sono in Italia dal 2003, fino all’età di 5 anni ho vissuto con i miei nonni in Romania. Una volta arrivata qui ho dovuto lottare con il bullismo, ho sofferto tanto per accettare me stessa e farmi accettare. La verità è che allora odiavo essere rumena, m’inventavo risposte a caso quando qualcuno mi chiedeva di dove fossi. Mi vergognavo molto. Solo adesso ho incominciato ad amare il mio paese, che non è un posto facile ma è bello a modo suo. Con le sue tradizioni, i festeggiamenti divertenti, i balli mano nella mano, le uova colorate di rosso per Pasqua che sono uova qualunque ma sembrano più buone!”

La tua trasformazione in cigno è avvenuta lentamente o eri già un anatroccolo promettente?

“È avvenuta grazie alla moda. Personalmente pensavo di essere brutta, avevo mille complessi…e poi ero un maschiaccio! Un giorno, girando on-line con la mia migliore amica, casualmente ho trovato un’agenzia di moda e per gioco ho mandato le foto. Da allora è cominciato tutto il mio percorso che mi ha portato dove sono arrivata.”

Ph. Ludovica Arcero

Sei stata una bambina fanatica? Nelle foto di compleanno davanti la torta ti mettevi in posa o soffiavi a più non posso sulle candeline?

“Mi avventavo sulla torta, non che ora sia cambiato qualcosa!”

Quando hai preso coscienza della tua bellezza? Sono stati gli altri a convincerti del tuo potenziale o è stato naturale riconoscerti allo specchio?

“Un po’ grazie agli altri, un po’ perché guardandomi allo specchio a un certo punto mi sono detta “Wow, però non sono così male!”. Mi ci è voluto un po’ di tempo ma ora è così.”

Ph. Corrado Murlo

Hai mai attraversato periodi di conflitto con il tuo corpo? Se sì, come ne sei uscita?

“AH AH AH. Sì, certo. Ho avuto le normali problematiche che il 99% delle ragazze su questo pianeta ha avuto. È difficile accettarsi a pieno. Ho sofferto sin da piccola, dai tempi del mio arrivo in Italia. Appartengo a una delle prime ondate di migranti rumeni e, oltre a sentirmi straniera, anche i miei tratti estetici erano diversi. In classe con gli altri bambini mi sentivo un fantasma, con i capelli quasi bianchi e la pelle chiarissima. La diversità si è trasformata in disagio sociale, venivo allontanata e non è stato facile costruirmi i miei spazi. Quello delle medie è stato un periodo molto brutto: non mi piacevo per niente perché ero troppo magra, senza forme, mi sentivo triste e depressa. È stato grazie alla moda se sono uscita da quel loop altrimenti non so se ce l’avrei fatta. Mi ha aiutato a prendere consapevolezza che ognuno è bello a prescindere. Ho fatto finalmente pace con me stessa e sono arrivata al punto di amarmi anche per i miei difetti, perché mi rendono quello che sono.”

C’è un aspetto di te (fisico o caratteriale) che hai imparato ad apprezzare attraverso la fotografia?

Il mio naso, anche se da un lato è deviato, invece dall’altro è bellissimo! Caratterialmente ho imparato ad apprezzare la mia stranezza, la pazzia che quando esce fuori mi permette di esprimermi al massimo.

Il mondo della moda ti ha sempre affascinato prima di lavorare come indossatrice?

“No, N-O. Sono ancora un maschiaccio, anche se ora lo do meno a vedere. Ho una passione per la moda intesa come arma e mezzo di comunicazione, ma non smanio per lo shopping a meno che non sia il mercatino vintage di Porta Portese. Riconosco che sia uno strumento molto potente e da quel punto di vista mi piace studiarlo.”

Ph. Elisa Garosi

Hai mai avuto icone di stile o ideali di bellezza a cui ispirarti?

“Ni. Ti svelo un segreto: non mi sono mai voluta ispirare a nessuno perché non credo nella necessità di doversi comparare a qualcun altro. Bisogna immaginare se stessi piuttosto, come si vuole essere e raggiungere quell’obiettivo. Certo, ho ammirazione per modelle come Naomi Campbell e ci sono persone che rispetto particolarmente ma non ho grandi punti di riferimento. Solo un debole per Giovanni Muciaccia, quando sono triste mi vado a cercare le repliche di Art Attack!”

Cosa s’intende, nel mondo della moda, per “attitude”?

“Nella mia esperienza personale posso dire che è qualcosa che conta, ma che col tempo si può esaurire. Inizialmente quando scattavo spesso mi sentivo dire “you’ve got the attitude!”. Me lo riconoscevano come una sorta di inclinazione che si mostra per un determinato ruolo, un qualcosa che non tutti hanno. Con gli anni, però, diventa qualcosa di diverso. Ora, per esempio, capita che mi chiedano “perché non fai l’attrice?”. La freschezza dei 16 anni si è trasformata in qualcosa di più maturo.

Quello che credo io è che a un certo punto o fai un salto di qualità , modificando il tuo stile di vita, o quel settore che per un certo periodo ti stava bene addosso comincia a starti stretto. “

Come è evoluto negli anni il tuo rapporto con l’obiettivo fotografico? C’è qualcuno che immagini oltre la camera per rendere più intensa la tua espressione?

“Amo l’obiettivo fotografico, è la mia seconda relazione sentimentale dopo il mio ragazzo!
Sul set dietro la camera non immagino nessuno. Io recito quando poso, butto un occhio al moodboard e mi calo nella parte. Non guardo mai davvero l’obiettivo, più che altro inizio un viaggio. “

Ph. Valeria Veba
Ph. Elisa Garosi
Ph. Valeria Veba

C’è un mood in particolare che ami interpretare o ti piace stimolare la versatilità?

“Mi piace la versatilità, cambiare in continuazione. Ma amo fare il maschiaccio, forse perché psicologicamente torno a vestire i panni di quand’ero piccola. Mi sento felicissima quando posso rivivere quel periodo.”

Quanto c’è voluto a prendere il ritmo dello shooting? Se quella dello “strike a pose” fosse una danza sarebbe un assolo o un passo a due col flash?

“Un passo a due col flash tutta la vita! Io sul “ tic-tic” della macchinetta fotografica ci ballo davvero!
Ricordo che quando scattai per la prima volta ero un paletto, avevo 15-16 anni e ero terrorizzata, immobile. È stato con la gavetta, lavorando a manetta, che ho imparato a gestire il set. Non ci sono corsi che tengano, è un tipo di consapevolezza che si acquista direttamente sul campo. La mia esperienza l’ho fatta durante un ciclo di 7 mesi in cui ho lavorato ininterrottamente da freelance. Ho notato che ogni volta, all’inizio mi dicevano come muovermi ma poi quando mi lasciavo andare era meglio. Ho capito così che è vero che se le cose se le lasci andare “andano” (
😊), in maniera più naturale! Tutto quello che so lo devo a quel periodo intenso, in cui ho avuto modo di misurarmi con tanti fotografi e di capire quando è il caso di ascoltare (perché c’è sempre qualcosa da imparare!) e quando fidarmi di me stessa.”

Che ruolo gioco l’autoironia nel tuo modo accettare e mettere in mostra te stessa? Fare le smorfie e apparire sgraziata ti ha mai fatto paura?

“Ma no! Sono io! Di smorfie ne faccio tantissime nella vita di tutti i giorni. L’autoironia è la mia essenza più vera. Penso che mi salva…ci salva!”

On set of Luigi Cianfarano Ph

In che modo si condizionano aspetto e personalità?

“È sempre difficile toccare l’argomento personalità. Si condizionano abbastanza ma non del tutto: a volte a un carattere estroverso corrisponde un abbigliamento sempre nero. Per quanto mi riguarda tendo a cambiare continuamente. Sono il tipo che può alternare periodi di total black a giorni in cui mi va di uscire di casa con una gonna argentata!”

Preferisci posare per la moda o per progetti fotografici? Cosa cambia tra questi due tipi di approccio all’obiettivo?

“La moda ti fa sentire splendente, un supereroe! I progetti personali però ti fanno sentire reale, ti fanno vivere. Non ho una preferenza, non voglio averla. Diciamo che la fotografia pura riesce a tirare fuori qualcosa di te come una spremuta d’arancia…nella moda, invece, sei Candy Candy!”

Che differenza c’è tra il lavoro di modello e quello di attore? È sbagliato dire che in un certo senso si assomiglino?

“Si assomigliano, per come la vedo io. Molti modelli son statue stupende. Se guardi i loro scatti sono bellissimi ma non trasmettono niente. Serve una buona dose di recitazione per riuscire a trasmettere qualcosa d’intenso. Per questo spesso si compie la trasformazione in attore. Lo studio sul personaggio che si fa in recitazione è sicuramente più impegnativo però ha qualcosa in comune con l’espressività del modello. Potremmo dire che nella moda si seminano delle briciole, il lavoro di attore poi è il pane!

Ph. Andrea Catena

Io stessa ho studiato recitazione per tre anni. Ho capito tante cose, e cioè che dove ho la possibilità di esprimermi io sto bene. Recitare mi piace, è il mercato italiano che è troppo complicato. ”

 Cos’è per te la vanità?

“La vanità ci deve essere, un pochino. Giusto uno sprazzo, Q.B. come nelle ricette dei dolci. Troppa fa diventare antipatici. Va bene finchè ci si guarda allo specchio e ci si piace, e non vale solo per la bellezza ma per qualsiasi altra cosa che possiamo apprezzare.”

Qual è il complimento più bello che hai ricevuto?

“Una volta mi hanno scritto una canzone e quello per me è stato il complimento più bello che potessi ricevere. Vale?”

Che rapporti intercorrono tra modello e post-produzione: ti sei mai sentita peggiorata? Qual è invece il valore aggiunto che la tecnologia può conferire all’immagine?

“Qualche volta peggiorata, sì. Non piallate la faccia per favore! Trovo che a volte se ne faccia un abuso violento che porta a pensare “perché abbiamo scattato e non mi hai ridisegnata?”. È un valore aggiunto da un punto di vita fotografico quando rappresenta la firma del fotografo. Un effetto esagerato può essere voluto e rendere riconoscibile lo stile di un fotografo o solo improprio. Così come un intervento in post-produzione può sostituire il trucco o correggere un brufolo che non sarebbe bello da vedere! Il ritocchino ci sta, l’esasperazione cafona no!”

Ph. Riccardo Lancia

Quali sono i fotografi più speciali che hai incontrato lungo il percorso professionale?

“Ho un amore spropositato per Marta Bevacqua, sia come persona che per il suo lavoro. E poi ci sono i fotografi che mi hanno cresciuto e che considero miei mamma e papà professionali. Mi riferisco a Manuela Kalì, Snejana Shandarinova, Alessio Albi, Riccardo Lancia, Martina Mariotti. La mia make up artist del cuore invece è Adelina Popa!”

Ci sono ancora fotografi o brand con cui ti piacerebbe lavorare?

“C’era un brand con cui volevo lavorare ma ci ho lavorato ed è Valentino. Ad essere sincera per il resto ormai mi piace ammirare ma non ho più il desiderio di posare con qualcuno in particolare.“

Ph. VivianneB

La moda è la tua strada o una tappa del percorso? Dove ti piacerebbe arrivare, se pensi al culmine della tua realizzazione professionale?

“A 23 anni non sogno più la carriera come top model. Mi piacerebbe passare dietro, mettere in pratica la mia esperienza in modo tangibile. Insomma ho in progetto di aprire una mia agenzia. Vorrei creare qualcosa, esprimermi non più con il mio corpo ma attraverso il cervello.”

La bellezza è dono o un talento? In che modo può essere entrambi?

“La bellezza è un dono che ci fanno i nostri genitori. Diventa un talento se sai sfruttarla nella giusta maniera. Tutti possiamo essere belli, se impariamo a fare un buon uso della nostra immagine, ma va detto anche che non è necessario. Fare il modello non è il sogno di tutti. Esistono lavori diversi, fighissimi lo stesso!”

Torni spesso in Romania?

“Quando posso, di solito almeno una volta l’anno. Se solo penso alla mia infanzia ritorno una bambina e sono capace di commuovermi, anche solo per un sapore che mi rievochi quei momenti. La Romania ha un sapore più crudo, più onesto, ma in quell’aria c’è qualcosa di magico. L’Italia è speciale per il suo trasporto, per il calore. La Romania per la sua freddezza. Sono il sole e la luna per me.”

Studi comunicazione con entusiasmo. È un ramo che hai scelto per proiettarti sulla moda in un’altra veste e dirigere i set da dietro le quinte?

“La moda ti permette di abitare in una bolla, nella quale però non si può esistere per tutta la vita. C’è stato un momento in cui mi sono trovata ad un bivio: partire per la Cina e affermarmi come modella in un paese in cui la mia estetica è ricercata o ridefinire i miei progetti. Studiare comunicazione mi sta interessando tantissimo, passo le mie giornate a informarmi e scrivere. Sento che mi sta aprendo il cervello, mi fa viaggiare forte, veloce e mi permette di comprendere il mondo a 360 gradi. Tutto il resto è passato in secondo piano. La moda continua a fare parte della mia vita, ma sono concentrata su altro. Quando esci dalla bolla ti rendi conto che non si possono avere 18 anni per sempre e che bisogna costruire qualcosa di concreto.”

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