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Battiti di ciglia e lampi di sogno. L’impressionismo fotografico di Chiara Cappetta.

Chiara Cappetta nasce in Campania, ma sviluppa la sua creatività sotto i portici di Bologna, pedalando con entusiasmo tra quelle strade così vive di fascino e socialità. Dopo una laurea in comunicazione s’iscrive al corso di fotografia professionale, presso il Bauer di Milano, per potenziare finalmente il suo rapporto privilegiato con l’immagine.

La fotografia rappresenta per Chiara un linguaggio sussurrato, attento ai dettagli e all’ascolto del silenzio. Uno sguardo teso al modo in cui una suggestione può richiamare la nostra attenzione senza fare rumore. Un animo timido il suo, che sostiene con fedeltà quell’ideale per cui il valore delle cose sta negli occhi di chi guarda. Non c’è prepotenza nella sua ricerca di stupore, lascia che lo spettacolo del mondo avvenga naturalmente e contemplandolo, così indisturbato, ne arresta solo le istantanee che catturano il suo interesse per l’assoluta semplicità. Osservare, per lei, è come assistere a un fiore che cresce, ammirare un’emozione che sboccia e lasciare che ognuno coltivi la sua. È passeggiare nel giardino della delicatezza e lasciarsi meravigliare dal colore.

Nel suo pacato manifesto della soggettività Chiara dosa le parole, abbandona le pretese di bellezza universale e coglie frammenti di mondo come petali riservati alla propria sensibilità. Un immaginario onirico in cui non esistono contorni netti e definizioni distanzianti ma regna sovrana la sfumatura.

Come un’impressionista, Chiara volta le spalle all’estetica del contrasto e dell’innovazione per abbracciare pienamente la realtà così come viene, così come essenzialmente è, senza la minima pretesa di risultare speciale a tutti ma capace di diventarlo per qualcuno. Ginocchia, polsi, ombre e raggi di sole popolano la sua galleria raffigurando un quadro della familiarità, nella sua forma più umile e autentica.

È il paesaggio della natura umana, un giardino botanico di attimi immortali per la loro inconsapervole rarità.

Com’è cominciata la tua passione per la fotografia? Quando la macchinetta fotografica è diventato un oggetto immancabile nella tua borsa?

“Sin da quando ho ricevuto la prima macchinetta fotografica, per la mia prima Comunione, l’ho sempre utilizzata. A 15 anni mi sono trasferita a Bologna da Agropoli, un paese della provincia di Salerno. Appena arrivata non conoscevo nessuno e la fotografia è diventata uno strumento per relazionarmi agli altri. Mi faceva compagnia.”

L’idea per le tue foto, di solito, nasce per caso o parti da un progetto a tema?

“Entrambe le cose. A volte nasce per l’ispirazione di un momento, altre volte ci ho pensato prima”

Cosa ti piace osservare nel mondo? Ti colpiscono maggiormente le persone o soggetti inanimati?

“Le persone in assoluto sono la cosa che mi colpisce di più, e poi ci sono i colori. I colori mi piacciono tantissimo e rappresentano un aspetto molto importante per me.”

Cos’è l’ispirazione?

“Quando posso ritenermi soddisfatta di qualcosa che è avvenuto naturalmente. L’ispirazione, per me, sta nella spontaneità con cui si realizzano alcune cose.”

La caratteristica più importante di un fotografo, secondo te, è l’originalità o la pazienza?

“È avere qualcosa da dire, in realtà. L’importante è comunicare qualcosa che abbia valore per sé, anche se per un altro non sarebbe lo stesso. Percepire le cose in un modo personale, soggettivo.”

Nel tuo stile espressivo non sembra esserci troppa pianificazione quanto più un bisogno emotivo di trattenere il momento. In che modo la fotografia contribuisce ad amplificare il silenzio di certe suggestioni semplici e speciali?

“Quando decido di scattare ho la sensazione di aver avuto fino a quel momento un’immagine in testa e di rivederla nella realtà. Sento che devo immortalarla.”

C’è una foto, in particolare, che hai scattato e che meglio ti rappresenta?

“Ce n’è una che ho scattato nel 2016 e da allora è sempre stata la mia preferita, non so dire realmente perché. È l’immagine di due occhi molto vicini, con le ciglia che si accarezzano. Forse mi trasmette l’importanza della relazione e mi ha sempre colpito per la sua delicatezza particolare. Non c’è un contatto forzato, sono ciglia che si sfiorano appena.”

Un elemento ricorrente nella tua galleria è porre l’obiettivo nella fessura che si crea tra le gambe. È il tuo buco della serratura personale? Cosa ci vedi attraverso?

Ci ho fatto caso anche io, ma solo più tardi. Non è voluto, capita semplicemente spesso che i miei occhi si trovino davanti quel dettaglio e che mi venga voglia di fotografarlo. È un caso, non c’è nessuna scelta dietro.”

Dove affonda le radici la tua attenzione per i dettagli, in particolare del corpo?

“Il corpo umano mi ha sempre affascinata tantissimo, oltre al fatto di trovarlo interessante. Osservare la fisicità, soprattutto del corpo in movimento, rappresenta la vitalità. Ogni corpo poi è diverso, per questo gli presto ancora più attenzione.”

Qual è lo stato d’animo, in generale, che più ti coinvolge e che ti piacerebbe trasmettere?

“Non voglio trasmettere mai un sentimento specifico. Potrei dire l’astrattezza, un qualcosa di onirico che lasci intuire un significato intraducibile. Ognuno percepisce le cose secondo un proprio punto di vista, mi piace che non ci sia nulla di troppo definito ma che resti tutto nella sfera della soggettività.”

Attraverso l’obiettivo si po’ esplorare ciò che ci circonda ma anche aprire un dialogo con se stessi. Hai mai approfondito la pratica dell’autoscatto?

“L’autoscatto è stato fondamentale quando mi sono trasferita. In quel momento la macchina fotografica era diventata la mia migliore amica. Ora lo uso molto di meno. Probabilmente è stato un processo per cui ho spostato lo sguardo da me agli altri, ora lo dirigo altrove.”

Esiste un vincolo prioritario tra fotografia e realtà. Che spazio occupa, invece, nella tua vita l’immaginazione?

“Quando ho iniziato ne avevo di più, ora senza dubbio la sforzo di meno. La fotografia, per lo meno per come la intendo io, è un mezzo per tendere all’immaginazione. Non sono per il reportage di strada, mi piace tantissimo ma non è quello il mio stile. In generale, non sono incline a un racconto oggettivo della realtà. La cosa più importante per me è che ognuno possa interpretare, anche le stesse immagini, a modo suo, in maniera differente.”

Che differenza c’è tra cogliere e inventare?

“Una cosa non esclude l’altra, pur essendo di per sé diverse. Penso che a volte si mischino, come quando si parte con un progetto che poi si sviluppa naturalmente in una direzione inaspettata. Esiste un momento che bisogna cogliere, anche quando una base di partenza già c’era.”

Si dice che la poesia spesso sia racchiusa negli occhi di chi guarda: quante prospettive esistono per ogni frammento di mondo? Cosa aggiunge la sensibilità del singolo alla percezione delle cose?

“È un concetto fondamentale questo, in cui credo parecchio. Non dico che ci siano sette miliardi di prospettive quante sono le persone nel mondo ma ritengo che possano essercene molte.”

Qual è per te un sinonimo d’intensità?

“Pazienza, passione… Questo.”

Cosa ti stupisce e cosa ti commuove?

“Devo dire che ancora mi stupisco facilmente. Mi commuovono, come ho spiegato, tutte le cose che accadono senza forzature. È facile che io mi emozioni per un film, per una canzone, ma anche guardando una fotografia. Quando succede quello vuol dire che il fotografo ha raggiunto in pieno il suo obiettivo. “

Descrivi la tua dimensione artistica con un’atmosfera/un sapore/una sfumatura cromatica?

“Atmosfera onirica, in cui si percepisce qualcosa che però non si può definire. Il sapore spero fresco e delicato, che non stanca ma dà sollievo quando ci si sente stanchi o accaldati. Il colore…tutti! Ma forse mi si addicono di più le sfumature pastello.”

Quali sono le influenze che negli anni hanno nutrito la tua creatività (arte, musica, moda)?

“Non mi precludo niente. Ascolto sempre molto, soprattutto quando si parla di qualcosa che non so. Sono una persona a cui piace conoscere tutto in genere. Il cinema è un mio interesse da quando sono piccola, ho visto tantissimi film e li ho amati. La musica è un altro elemento imprescindibile nella mia vita. Passo dalla musica classica alla techno e sono cresciuta con i Sigur Ròs e i Chemical Brothers, ma anche Beatles, Baustelle e System of a Down. Una cultura musicale variegata! Non ascolto rap, però.”

Sei cresciuta nel pieno progresso di quest’era virtuale: che rapporto hai con i social network?

“I social sono essenziali per procurarmi lavori che altrimenti non farei. Ultimamente mi sembra che stiano cambiando, cioè che siano diventati un mezzo più superficiale, non so se a causa del pubblico o per gli algoritmi e quello che propongono. Forse non sto capendo più bene come funzionano!”

La fotografia è un mezzo veloce con un’eco immortale: qual è il tuo rapporto col tempo?

“Mi fa paura lo scorrere del tempo. Non tanto la paura di perdere il passato o di non prevedere il futuro quanto proprio di non vivere abbastanza il presente. È questo momento che m’interessa e non lo voglio sprecare. Ho paura che mi sfugga.”

La tua quotidianità negli anni ha avuto habitat differenti: sei nata in Campania, trasferita a Bologna in adolescenza e adesso vivi a Milano. Che rapporto hai con queste città?

“Mi sono trasferita da Agropoli a Bologna quando avevo 15 anni. Il legame con il mio paese lo sentivo per i parenti ma essendomi spostata con tutta la famiglia per me è stato più come scoprire un altro mondo. Sono passata da un paesino di ventimila abitanti a una città piena di eventi culturali, in cui avevo a disposizione addirittura una cineteca! Di Bologna posso dire solo cose positive, per questo anche a Milano è stato difficile inizialmente ambientarmi. Ero abituata a spostarmi in bicicletta o a piedi per arrivare ovunque, qui invece devo prendere i mezzi e non è tutto a due passi. Piano piano mi ci sto sentendo dentro e non mi pesa restarci. Ma Bologna, sarà perché è un ambiente più raccolto, è il posto che preferisco.”

Tra una ventina d’anni t’immagini fotografa professionista o qualcos’altro, ma sempre con un 35mm a portata di mano? In quale direzione ti piacerebbe realizzare i tuoi progetti?

“La seconda assolutamente. In questi giorni sto trasponendo in video delle idee che mi tenevo da un po’. In pratica mi sto dedicando al montaggio di collage in cui unisco spezzoni di film a musiche che non c’entrano niente ma che quelle scene in particolare mi evocano. Billy Elliot che balla i Crystal Castles, per fare un esempio, perché quella parte in cui si scatena me la sono sempre immaginata così.
Un’altra curiosità che ho sempre portato avanti è quella per la moda. Ho già realizzato degli editoriali e non mi dispiacerebbe realizzarne altri. È un settore spesso visto come superficiale ma io personalmente lo trovo super-interessante. Lavorarci dentro, magari per un magazine, sarebbe una bella possibilità. Anche raccontare una storia, in una mia pubblicazione, mi attira. Ad essere onesta non mi sono mai vista fissa in una galleria, ecco.”

Cos’è per te il talento?

“Non mi sento di poterlo definire ma se proprio dovessi dare un’idea generale direi che è…fare quel che ci si sente portati a fare. Farlo bene e avendo la capacità coinvolgere anche gli altri. Non deve rimanere una cosa elitaria o di nicchia. Il talento sta nel saper divulgare anche a chi, altrimenti, non capirebbe il valore di quello che fai.”

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Instagram: @folur

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Categoria:Basilico, Flowers, Life, Woman
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