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Acqua sapone e polvere di stelle: Il make-up stupefacente di Vanessa Icareg

Vanessa Icareg ha 30 anni e 10 dita tra le quali impugna i pennelli del make-up come bacchette fatate. Il suo mestiere manipola la bellezza e la rigenera, rendendo l’impressione del viso una materia malleabile, la sua espressione un capolavoro. Ma il tocco di Vanessa vale una nota di spettacolo in più. La sua potenza ritrattistica eleva il trucco a una messinscena facciale che porta alla ribalta l’estro, la meraviglia, la magnifica imperfezione di cui un volto può fare sfoggio. Come un esercizio di magia dissolve l’inganno del modello estetico canonico per sortire l’effetto dello stupefacente. Un gioco di prestigio a fior di pelle che si compie attraverso opere di face painting e una collezione stratosferica di bambole mistiche e maschere sgargianti.

Il suo stile è eclettico, ineccepibile, dark e glamour nello stesso tempo. Un percorso secondario per intraprendere la strada dell’arte partendo dall’intervento creativo sul corpo. Ogni lavoro di Vanessa è un incantesimo cosmetico che trasforma l’idea di artificio in qualcosa di soprannaturale.

Un prodigio per trasformare la finzione in incredibile realtà.

Come nasce la tua passione per il make up? Eri solita frugare nella trousse della mamma come fa la stragrande maggioranza delle bambine curiose?

“In effetti il primissimo approccio risale all’infanzia. Mi piaceva truccare le bambole e avendo a disposizione solo pennarelli avevo ben poco margine di errore quindi finivo per rovinarle sempre tutte. E poi sì, ricordo che spulciavo nella trousse di mia madre e ci trovavo dentro dei barattolini di ombretto col tappo bianco che erano gli stessi che usava su di me a Carnevale: ero affascinata da quei brillantini rosa!
Crescendo, durante l’adolescenza, non ho approfondito molto questa passione per il make-up finchè, assolutamente per caso, non ho trovato in metropolitana un annuncio per iscrivermi a un corso e lì mi è balenata l’idea di provarci!

Come hai imparato quello che sai? Quando hai cominciato sapevi già di voler intraprendere la stupefacente strada dell’arte?

“Dopo il liceo artistico ho frequentato il corso di trucco e acconciatura teatrale, all’Accademia della Scala. È iniziato tutto in modo molto amatoriale ma poi con il tempo mi sono innamorata di questo lavoro e sono riuscita a farla diventare una professione a tutti gli effetti. Provenendo dal liceo avevo già sviluppato un interesse per il disegno e per la pittura, il make-up a quel punto mi sembrava una strada diversa ma in qualche modo collegata a quel campo. È stato un mix, si è trattato di impiegare le mie abilità tecniche in una direzione più artistica anzichè di solo abbellimento. ”

Nella tua pulsione creativa il vero motore è l’estetica o la smania di sperimentare?

“Entrambe. Ho un gusto molto forte, di cui fanno parte ispirazioni molto diverse tra loro. Quella sono io e ogni influenza è uno spettro di quello che mi piace. Ma poi ci sono anche delle fasi particolari, dei giorni in cui mi va di trasmettere l’idea che il make-up non coincida per forza con un aspetto perfetto o gradevole, ma che possa seguire una via più astratta, attraverso la quale rappresentare uno stato d’animo o un cambiamento.”

Qual è il particolare del viso sul quale ti piace concentrarti di più?

“Mi concentro sul viso nella sua interezza, infatti m piace eseguire lavori di face painting proprio per interagire con i lineamenti e trasformarli. Ho un debole per il naso, forse per il rapporto conflittuale che ho avuto per anni con il mio, prima di imparare ad accettarlo. Mi rendo conto che spesso è la prima cosa che guardo negli altri e capisco quanto possa essere caratterizzante.”

Lo sguardo resta un focus nella tua ridefinizione del volto o lasci che mimetizzi nell’insieme?

“Dipende, resta un focus ma molto dipende dal lavoro che faccio.”

Per i tuoi dipinti scegli la superficie della pelle: qual è la differenza tra disegno classico e make-up?

“L’unica differenza è che la superficie è il 3D. C’è bisogno di allenare la mano a un altro tipo di manualità per adattare il disegno a un supporto che non è piatto ma in rilievo. Per il resto non cambia più di tanto.”

In genere quale effetto cerchi di produrre nei tuoi ritratti? Ti piace stupire o eseguire vere e proprie opere d’arte?

“Mi piace stupire. Cerco il fattore WOW! e questo non vuol dire per forza creare qualcosa che abbia un impatto aggressivo, ma anche più delicato. È importante che sia personale e che riesca a sorprendere.”

Cos’è per te la perfezione? Il trucco la insegue o la ricrea?

“Credo che il trucco la crei in qualche modo, ma non troppo. Sappiamo tutti che non esiste in realtà e anche nel make-up mi piace che si capisca. Possiamo ingannare, correggere ma a volte è interessante anche evidenziare l’imperfezione anziché coprirla, renderla un punto di forza.”

Che cos’è la vanità?

“La vanità può avere un valore positivo o negativo. Personalmente ho un’idea di me che non rasenta minimamente la perfezione ma sono abbastanza vanesia. Mi piace piacermi, essere in ordine, specchiarmi spesso: lo vivo come un momento intimo, in cui ci si accetta per come si è.
Sarà anche per come mi chiamo…Vanessa viene da “vanesia”, è il nome di una farfalla e io sono una persona vanitosa ma anche un’amante dell’imperfezione.”

In quale mondo ti piacerebbe realizzarti come make-up artist: spettacolo (cinema, teatro, musica) o arte moderna (fotografia)?

“Per ora ho lavorato prettamente con la moda e devo dire che è un mondo che mi consente di sperimentare tanto. La mia figura è un ibrido tra trucco e arte, per questo mi occupo di realizzare editoriali di un certo tipo, per riviste magari di nicchia, in cui però riesco ad esprimere la mia vena creativa.”

Consideri il make up una forma di performance? Ritieni che il trucco rappresenti una rivelazione o una maschera per l’identità?

“Il make-up è assolutamente una performance e può funzionare sia come maschera che come mezzo rivelatore. È ambivalente, a seconda dell’uso che ne vuoi fare: celare o comunicare qualcosa di sé.”

Come scegli i soggetti dei tuoi capolavori di make up?

“Mi piacciono i soggetti fuori dal comune, che abbiano un volto che mi parli. Non ho una tipologia fissa, ogni faccia mi suggerisce qualcosa. É interessante lavorare con modelli asiatici o con le pelli molte scure perché mi dà modo o di dipingere su volti particolarmente piatti o di creare contrasti cromatici forti.”

Prediligi lavorare sul colore o sulle proporzioni?

“É un gioco. Come dicevo dipende dal tipo di pelle sul quale lavoro, ma anche dal progetto. Se l’idea è realizzare qualcosa di grafico allora intervengo sulle proporzioni in modo da accompagnare o stravolgere totalmente la fisionomia. Non mi pongo dei limiti e non so se sia perché non ho trovato ancora una mia direzione o semplicemente perché sono io così, vivo alla giornata e mantengo questo spirito anche sul lavoro.”

Esiste ancora una differenza di genere nella scelta del look o reputi che l’immaginario contemporaneo abbia sciolto ogni vincolo?

“È indifferente truccare entrambi. Credo che molte barriere siano ormai state abbattute in tema di distinzione di genere e mi capita sempre più spesso truccare modelli maschi. Mi piace farlo e nella mia esperienza è sempre stato un rito truccare i ragazzi che ho amato. È anche divertente, perché per loro è una gestualità estranea, che non gli appartiene, e restano incuriositi!”

Quali sono le icone di stile che ti hanno ispirato nel tuo lavoro?  Come truccatore Serge Lutens, iconico. “Mentre un’influenza che spesso si riaffaccia nel mio lavoro è quella musicale. Sono stata un’appassionata di musica dark, new wave, e mi ha sempre ispirata l’estetica gothic di Siouxsie & The Banshees. È un riferimento che torna, anche se rielaborato.”

Ci sono personalità, famose o no, con le quali ti piacerebbe collaborare?

“Rossy De Palma, l’attrice definita “donna Picasso” che si vede spesso nei film di Almodovar. Quando la guardo penso sempre “Che viso allucinante!”. Pazzesca, è un superpersonaggio!”

L’esperienza del live show in estemporanea ti stimola o i tuoi progetti richiedono una pianificazione lenta?

“Difficilmente mi preparo. Può capitare che arrivi sul set con dei bozzetti già pronti ma la maggior parte delle volte aspetto di capire l’insieme direttamente a contatto con i modelli, con gli abiti, con i colori visti dal vivo. Mi affido all’improvvisazione per creare un filo narrativo coeso, in linea con il look.
All’esperienza del live non ci ho mai pensato a dire il vero perché preferisco dedicarmi a una persona alla volta, prendermi il mio tempo. Fare più lavori uno dietro l’altro nella stessa serata sarebbe sbrigativo…”

In che rapporto interagiscono espressione e moda? Qual è la differenza tra bellezza e stile?

“Il trucco interagisce con la moda entrando in contatto con l’immaginario di riferimento: a quel punto si può rispettare il mood o reinterpretarlo, lavorando a contrasto. Si può abbinare un trucco romantico a un look rock, o viceversa.
Quanto alla seconda domanda, dunque: la bellezza cambia con le epoche, mentre lo stile è senza tempo. La bellezza ha i suoi cicli, che solitamente si rinnovano ogni dieci anni, quindi quello che ci piace oggi probabilmente non avrebbe avuto lo stesso consenso negli anni 90. Per lo stile non è così, resiste nonostante siano diversi i canoni.”

Sensualità e sensibilità sono due aspetti non solo assonanti ma speculari nella tua ritrattistica: sono caratteristiche che effettivamente ricerchi, oltre alla meraviglia?

“Sì, certo. Il make up mi permette di tirare fuori aspetti di me ogni volta differenti. Ogni trucco è legato sia a ciò che mi trasmette il volto con cui vado a interagire ma anche a qualcosa che fa parte di me già in partenza. È un mezzo di espressione, per mostrare una caratteristica piuttosto che un’altra ma tutte .”

Viviamo nel mondo di Instagram e delle modifiche artificiali dei connotati: il trucco è una versione precedente o più onesta di questa corrente?

“Condividono la componente del gioco, per correggere o abbellire l’immagine, ma i filtri di Instagram sono un’esagerazione. Ti trasformano per in base a certi stereotipi ricorrenti che prevedono di stringere il naso e allargare la bocca. Il make-up va più a sentimento, risponde a una preferenza personale.”

Cosa intendi per talento?

“Il talento è qualcosa che tutti hanno, in qualche modo. Tutto sta nel coltivarlo con impegno, nell’esercizio per raggiungere risultati strabilianti. Altra cosa è il genio, quello sì, è innato e non ha bisogno di nient’altro!”

CONTATTI:

Instagram: @vanessa.icareg

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Categoria:Creativity, Curry
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