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Spaghetti al veleno: Il romanticismo brutale di GIANE e l’anima contesa tra cinema e soul

Farsi i film per qualcuno vorrà dire organizzare un viaggio da favola con la fantasia e ritrovarsi a casa imbambolati e delusi, senza essersi mossi. Ma nella vita di Chiara ogni sogno è sempre stato più simile a un progetto che a un’illusione sospesa per aria e così la sua indole narrativa ha preso quota, portandola a costruire un ponte tibetano tra cinema e musica dal quale guardare la realtà e ridargli una forma diversa. A volte drammatica, a volta nevrotica!

Come un vortice di talenti, Chiara investe tutte le sue energie nella creatività e sin da piccola trasforma la sua stanza in una sala prove di esperimenti e aspirazioni. Sulle pareti ci sono i suoi disegni, sulla scrivania un microfono per misurare la voce e sul comodino un quaderno su cui appuntare storie da romanzare e trasportare sullo schermo. Senza tirarsi mai indietro Chiara esplora il suo potenziale artistico e capisce che nel futuro non avrebbe potuto fare altro che vivere della sua espressività. Pittura, Fotografia, fino all’incontro fatale con la macchina da presa sono i modi in cui Chiara allena lo sguardo a catturare il senso di un’emozione nell’immagine. Dopo la laurea in cinema, mille lavori e centinaia di scintille che negli ultimi anni hanno illuminato il suo tempo di esperienze e incontri, arriva per caso il battesimo musicale come GIANE.

Il nome d’arte che usa per le sue canzoni dà vita a un alter ego dissacrante e scoglionato, con cui sfogare la rabbia e sdrammatizzare senza fronzoli le fregature del quotidiano. Sotto la scorza da dura pulsa un’anima soul sinuosa e sofisticata, che alla folla da stadio preferisce l’atmosfera del jazz club e che in un’era iperconnessa e virtuale non dimentica le ginocchia sbucciate in piazzetta.

Il romanticismo di GIANE non è quello convenzionale delle rime cuore-amore ma è graffiante come una confessione brutale. Dire tutto, anche quello che non va, per non inghiottire i rospi ma smezzarsi le emozioni, come un piatto di spaghetti.

Come si è sviluppato il percorso creativo che dal cinema ti ha portato alla musica? Si tratta di un’evoluzione o di una deviazione che non esclude il ritorno alla macchina da presa?

“In realtà li mantengo entrambi. Anche se sembra che io mi sia affrancata dal cinema sto portando avanti il progetto di un corto scritto nel 2018, da girare in Francia entro il 2020, mi auguro. Gli sviluppi del mio percorso musicale hanno colto di sorpresa anche me perché il canto è sempre stato un hobby, che vivevo in modo naturale, e forse proprio per questo lo avevo preso sotto gamba. È stata una casualità che mi ha portato a fare la musicista in maniera più seria. Musica e cinema continuano a far parte della mia vita parallelamente con l’unica differenza che la musica prende piede più velocemente, mentre il cinema ha tempi più lunghi.
Già girare i videoclip delle canzoni sotto la mia regia è un esempio di come queste due passioni coesistano.”

Microfono e Obiettivo cinematografico sono le tue espansioni artistiche. Cosa ti permettono di tirare fuori di te entrambe, seppur in maniera diversa?

“Sono sempre stata essenzialmente convinta di non poter fare niente nella vita che sia troppo pratico e che l’unica cosa, invece, che so più o meno fare sia suscitare emozione negli altri, o comunque cercare di trasmettere contenuti, pensieri, riflessioni. Il cinema mi permette di farlo con un tono più drammatico. Con la musica, invece, riesco a prendermi più alla leggera, usando spesso la chiave dell’ironia.”

Cosa significa per un artista essere poliedrico: è un fatto di versatilità o di mutevolezza personale?

“Non so se si tratti di saper fare più cose perché il grande dubbio di fondo resta sempre se a fare quello che ci piace siamo davvero capaci o in qualche modo ci si arrangi. Saper fare, a volte, è questione di fortuna ma soprattutto non è mai un fatto auto-certificato. Entra in ballo l’approvazione degli altri, c’è bisogno di un riconoscimento da parte della società. Quello che credo io è che si tratta di seguire qualcosa che ci viene da dentro.”

Indipendentemente dalle forme artistiche nelle quali decidi di realizzarli, da cosa trai ispirazione per i tuoi progetti?

L’ispirazione non si ragiona. Sono le cose che ti succedono e che elabori col tempo. Spesso si tratta di temi a cui siamo particolarmente sensibili, pilastri radicati nella nostra storia che ci sono familiari e periodicamente ritornano in mente.
Nei progetti che sto seguendo in questo periodo, ad esempio, affronto la tematica della donna con una prospettiva nuova, ponendo l’attenzione sulla reazione piuttosto che sulla violenza vissuta passivamente. È un argomento che ho a cuore da sempre e m’interessava adottare un punto di vista diverso, che riportasse l’uguaglianza di genere ad essere una battaglia per la parità dei diritti e non una moda, come la retorica femminista è quasi diventata negli ultimi anni.”

Comunicare ed esprimere sono intenzioni che utilizzano le stesse corde per raggiungere il pubblico? Qual è il linguaggio migliore per trasferire un messaggio secondo te e quale per trasmettere uno stato d’animo?

“Comunicare ed Esprimere sono due finalità che vanno a braccetto. Il veicolo di un messaggio è l’espressione con cui decidi di condividerlo: si fa una cernita tra miliardi di parole per poi scegliere di mandarlo proprio in quella maniera. Se per veicolarlo esiste una varietà di modi infinita però, la sensazione invece arriva diretta allo stomaco. È lì che si sente l’emozione.”

“Iron Sky” è il cortometraggio che hai diretto nel 2016, dedicandotici anima e cuore. Cosa ricordi di quel periodo? Quali erano le tue motivazioni e che gusto ti lasciò in bocca la soddisfazione di averle realizzate?

“Iron Sky si porta dietro pezzi importanti, sia belli che brutti. Tra quelli positivi c’era la voglia folle di seguire il progetto, con la convinzione che mi avrebbe aperto le strade del cinema. Ricordo il gruppo, l’affiatamento con la troupe. E poi Berlino, in cui non ero mai stata, e la premiazione assolutamente inaspettata. Su tutto, quello che mi rimane è il senso di condivisione con gli altri che, come me, credevano nella mia idea e ci lavoravano con passione. Proprio in quell’occasione ho conosciuto il mio migliore amico, quindi è stato davvero come creare una famiglia.”

Il cinema fa parte del tuo curriculum e della tua formazione ma scopriamo che tipo di spettatrice sei: Cosa ti piace guardare in genere? Pellicola del cuore? Atmosfera del cinema o streaming da casa in comodità?

Non ho un genere preferito, guardo tutto ma non sono un’appassionata di saghe fantasy o sequel infiniti. Preferisco quei film d’autore che magari conoscono in pochi, un po’ struggenti .
Il film del cuore è “This must be the place” del mio amato/odiato Sorrentino. Quello che odio di più invece (e che nessuno chiede mai) è “Le chiavi di casa” di Gianni Amelio. Ricordo che dopo averlo visto giurai di non entrare mai più in un cinema e manco a farlo a posta ritrovai Amelio proprio qualche anno più tardi al test d’ingresso per il Centro Sperimentale. Un incubo!
Al cinema ci vado se attendo con ansia l’uscita di un film perchè quella è la vera consacrazione. In streaming vedo perlopiù le serie, ma non i film. L’esperienza della sala è come ingigantire una foto e appendersela in camera, se ne vale la pena è un evento che non ha prezzo!”

“Canzone contro tutti” è il titolo del tuo singolo di uscita, uno sfogo senza esclusione di colpi. In che modo la musica ti ha aiutato a ingoiare i rospi di un periodo esasperante?

“Quel periodo ce l’avevo a morte con una persona in particolare. La rabbia la covavo dentro e ci sono voluti mesi per formulare la risposta ad effetto che avrei voluto dare quando ero ancora in tempo. Visto che ormai era troppo tardi ci ho scritto una canzone. Non mi aspettavo di riscuotere tanto successo, era solo l’elenco delle cose che odiavo! Quando sto male o di cattivo umore ho capito che quello è il momento perfetto in cui scrivere, quello in cui aprire una nota sul telefono e far sapere al mondo “io ho gli stessi problemi che avete voi” oppure chiedere “ma voi avete gli stessi problemi che ho io?”. L’obiettivo, alla fine, è la condivisione.”

Con La lista tieni fede alla tua vena dissacrante e vagamente sociopatica. Cosa pensi dei tuoi coetanei? Ti senti già adulta o sposi la filosofia del “forever young”?

“Dico spesso di essere nata vecchia, come confermò a mia madre già la mia maestra di asilo…e sottolineo di asilo! Ho sempre pensato “Beati i giovani” pur avendo la loro stessa età. Tra i miei coetanei quello che noto è siamo tutti diversi: alcuni molto in gamba che riescono in quello che fanno, altri che non hanno voglia di fare niente e si adagiano in una condizione per restare sotto le cure della mamma.
Credo anche che siamo meno legati all’amicizia, perché la tecnologia ci sta isolando. Appartengo forse all’ultima generazione cresciuta in piazzetta a sbucciarsi le ginocchia, mentre vedo che oggi si comunica da casa, spesso senza guardarsi in faccia pur stando vicino. Proprio in questi giorni riflettevo sulla reclusione forzata a cui ci sta portando il Corona Virus, e secondo me non è uno scenario molto diverso dal futuro che ci stiamo creando: vivremo barricati in casa a parlare tramite social…Questa quarantena in fondo è solo un’anticipazione!”

Spaghetti, finalmente, è una canzone d’amore in cui ti lasci scappare un po’ di romanticismo: Quanto ti senti sentimentale da uno a 10? Se le relazioni fossero un piatto di pasta quale sarebbe l’ingrediente segreto per farle durare?

“Io sono una finta non romantica. Sicuramente non sono appiccicosa in una relazione, sono il tipo che resiste poco agli abbracci prima di chiedere per scherzo “ma ci dobbiamo per forza toccare?”. Mi definirei una romantica onestissima, a cui non interessano le ricorrenze di S.Valentino o le promesse di matrimonio, ma che magari tiene a cose solo sue, più inusuali.
Incontare l’amore della vita è qualcosa che capita, non esiste un ingrediente che lo fa durare ma quello che ognuno può metterci per farlo funzionare è essere brutalmente onesto. Ogni cosa che non dici è qualcosa che ti scoccerà di nuovo e diventerà un fastidio da sopportare, invece parlarsi è il modo per trovare un equilibrio, arrivare a un punto d’incontro. E poi serve tanta tenacia per non lasciare che le cose succedano e ci si lasci senza motivo. Quindi bisogna dirsi “Litighiamo tanto ok, ma poi facciamo pace!” e mettersi d’impegno!”

Passando alla musica e alla Chiara ascoltatrice…Con quale musica sei cresciuta e a quale ti sei appassionata col tempo? Canzone del cuore? Live in locale o mega concerto?

A parte l’influenza di mia madre che mi ha traviata con Laura Pausini di cui conosco ogni canzone parola per parola, ho sempre amato il pop con deviazioni soul. Ricordo in particolare che m’innamorai di un pezzo, Ain’t no mountain high enough di Marvin Gaye, e che provavo a cantarla pur non sapendo pronunciarla. Poi c’era la playlist storica di mio padre, sempre le stesse 70 canzoni, con cui però mi sono fatta una cultura del panorama rock anni 70/80 senza neanche saperlo.
Più tardi ho scoperto il cantautorato italiano, che fino a quel momento avevo trascurato ascoltando più che altro musica straniera, e mi sono appassionata al filone indie degli inizi, quello di Calcutta e Frah Quintale per intenderci, prima che diventasse tutto una copia della copia della copia della stessa canzone.

Le canzoni preferite vanno e vengono ma attualmente la mia è Bellyache di Billie Eilish. La amo.
In generale, preferisco il live piccolo, forse perché i megaconcerti mi hanno sempre delusa. Mi piace la situazione tipo jazz club, bicchiere di vino in mano e il musicista sul palco che suona per i fatti suoi, senza dire una parola
.”

Qual è la cover che ti rappresenta di più?

“Paolo Nutini – One Day”

Quali sono i colleghi che apprezzi o con i quali ti piacerebbe collaborare, sia nel campo della musica che del cinema?

“Nella musica mi piacerebbe lavorare con Giuliano Sangiorgi, Elisa e Frah Quintale.
Nel cinema non penso alla regia perché quella ovviamente la curerei io (!), ma mi piacerebbe dirigere Miriam Leone. Ogni volta che la vedo mi rendo conto che le basta pronunciare una semplice frase per apparire così brava e bella, mi piace davvero tanto. Prima o poi la incastrerò!”

Cos’è per te il talento?

“Il talento è quando si riesce a fare una qualsiasi cosa e a renderla universalmente bella. Non piacerà mai a tutti perché il gusto è soggettivo, ma che sia obiettivamente riconoscibile come bella. Sia anche uno shampoo con messa in piega!”

Quali sono i tuoi progetti per il futuro?

“A brevissimo, l’8 marzo, uscirà il mio nuovo singolo e di lì a poco sarà fuori anche il videoclip. Se tutto va bene il disco sarà pronto per la fine dell’anno. Per il cinema, invece, al momento sono in attesa di ricevere delle risposte che avrò a giugno per poter iniziare le riprese di un corto girato a Parigi. “

CONTATTI

Instagram: @lagiane
Fb: GIANE
Spotify: https://open.spotify.com/artist/4V5OVMZydjUiNYsRFfzz8V?si=PKgw_ILpTFyqftK5-lnuHg

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