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Murales di carta sugli scontrini parlanti di Mmarla

“Tutto ciò che scuote dentro è arte per me, la mia attenzione si sofferma lì dove il mio inconscio avverte una scossa.”

Silvia Macaluso, non ancora ventenne, è un’artista originale; studia giurisprudenza a La Sapienza di Roma ma nel suo intimo sviluppa da sempre una vena creativa in cui scorrono motivazioni profonde. Il suo stile idealista e ribelle considera l’arte come lo strumento di cui servirsi liberamente per concretizzare il coronamento di un momento oltre che una missione di rivalsa.

Supporto privilegiato per i suoi dipinti è quello dello scontrino, oggetto e simbolo di una società materialista, spesso mercificante. La carta straccia predestinata al cestino un attimo dopo aver sigillato un patto di scambio tra oggetto e moneta viene trattenuta da Silvia prima che sia troppo tardi, tratta in salvo da un impulso di riflessione e da un’esigenza creativa di nobilitare il gesto artistico sulla furia economica.

Le tecniche utilizzate per rianimare le ricevute fiscali sono disparate, in costante progressione simbolica, combinate tra loro in un lavoro che Silvia sigla con la firma di mmarla, uno pseudonimo tratto dal nome del personaggio femminile di Fight Club, da cui il progetto eredita la natura fiera e provocatoria.

Come Marla Singer, la produzione di Silvia stuzzica ‘’il taglio sul palato’’ di un presente avvilente, in cui a fare le spese di un futuro fagocitante e ultracompetitivo è l’arte, relegata ai margini dell’economia come un bene di nicchia, svilito nella sua ricchezza. Dipingere gli scontrini rappresenta per Silvia una manifestazione di bellezza intelligente, lo spessore fragile di un ideale. Significa rivendicare il potere della forma sul prezzo, del colore sul numero, dell’opera d’ingegno sul mercato.

“Artista e persona sono a parer mio due facce della stessa medaglia. Il filo conduttore delle opere nella mia arte è SILVIA.”

Il concept portante della sua creatività corrisponde a un riscatto dal consumismo che dimostri come possa essere reversibile la metamorfosi tra “avere” ed “essere”.  Nel suo universo il registratore di cassa non funge più unicamente da inghiottitore di soldi bensì da sorgente di valore, quello che la sensibilità umana può non solo desiderare ma anche decretare apprezzando il richiamo dell’arte. Un’ispirazione estemporanea tratteggia una mappa di attrazioni impreviste, pensieri istantanei, stati d’animo e incontri. Non c’è una linea diretta tra ciò che cattura l’interesse di Silvia e la sequenza di un progetto costante, ma piuttosto una ricerca che si attiva in automatico, alimentata da un’intuizione casuale.

“L’aspetto per me saliente nell’arte è l’ambiguità: ognuno ci vede qualcosa.”

Nell’immaginario di mmarla ricorrono soggetti umani, personaggi cinematografici e icone pop, unite insieme a parole che trasmettono un’urgenza comunicativa indignata e riflessiva. A rafforzarne il potere l’utilizzo di contorni netti col pennarello nero, in contrasto con la varietà degli effetti cromatici riempitivi, e la plastificazione delle superfici con la pellicola trasparente, schermo dietro il quale l’opera d’arte sembra reclamare il suo diritto all’attenzione.

Silvia affida il suo messaggio non a una bottiglia dispersa nell’oceano in balia della corrente, ma al collezionismo di ricevute fiscali volanti e gracili, sottratte a un destino di smarrimento.  Messaggio di un’artista che volta le spalle al materialismo per rivolgersi alla nobilitazione di ciò che conta, senza poter essere contato.

È nata prima Silvia o MMARLA come artista? Qual è stato lo sviluppo di questa simbiosi creativa con la firma delle tue opere?

“Mi è sempre piaciuto disegnare, anche prima di vedere il film. Proprio perché nella vita ho fatto scelte più ordinarie mmarlaè stato il nome che ho dato alla Silvia artista. Una specie di alter ego.”

Come è mutato il tuo indirizzo artistico nel corso del tempo? Che strada ha preso la sperimentazione nella creazione delle tue opere?

“Ho esteso il concetto di scontrino. Non dipingo più solo sullo scontrino ma ora lo utilizzo per riempire la tela. Oltre alla tecnica quello che volevo ampliare erano le tematiche a cui fa riferimento il mio lavoro. Mi sono concentrata sulla mercificazione della donna, sull’appiattimento della personalità femminile, quindi sulle sfumature dell’ego e sul narcisismo”

Esiste sicuramente un messaggio etico dietro il tuo orientamento espressivo: include l’attenzione per l’ambiente e per un riciclo creativo di materiale di scarto?

“Ad essere sincera no. L’ecologia non è un interesse per cui scenderei in piazza a manifestare, ma mi limito nel mio piccolo a comportarmi civilmente. Una forma d’inquinamento che mi sta più a cuore è quella digitale, le forzature a cui è costretta l’espressione artistica per fare colpo sul gusto collettivo. L’artista non è più libero di fare quello che sente, di concepire l’arte per l’arte, ma fa quello che il pubblico vuole. ”

Salvi tutti gli scontrini purchè in buono stato o badi anche a quello che portano scritto?

“Non è importante quello che riportano. Conta come mi sento e il supporto di cui ho bisogno. Quando capisco di avere un’urgenza creativa raccolgo scontrini che abbiano un formato grande, un tipo di carta adatta ad assorbire il colore.”

Quali sono le tue aspirazioni lavorative e quali immagini possa essere la concretizzazione legittima dell’arte?

“Sogno di diventare giudice ma di coltivare questa mia passione di pari passo. Non credo che una cosa escluda l’altra perché la cultura è un circolo. Mi piacerebbe lavorare in tribunale ed organizzare nel frattempo delle mostre o prendere parte a esposizioni, purchè di nicchia. Sono dell’idea che l’arte non sia per tutti ma per i pochi che la sanno apprezzare.”

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Categoria:Curry
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