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Memorabilia: diari botanici e memorie sempreverdi negli scatti di Silvana Maragliulo

‘’Mi piacerebbe che le mie fotografie potessero essere viste quasi come una sospensione del tempo’’

 Silvana Maragliulo non era tagliata per l’economia, non quanto la sua indole fosse intagliata per l’arte, come un diamante bisognoso di splendere là dove l’oblio è pronto a fare ombra.

È iscritta al terzo anno di economia quando lascia Bari per seguire la sua vocazione e frequentare a Roma un master di Photo Editing. Studia all’Accademia di Belle Arti nel corso di Didattica e Comunicazione dell’Arte, ramo che le consente di mettere a punto la sua urgenza gentile di esplicare messaggi in forma visiva e apprendere con competenza le tecniche di storytelling. Il linguaggio prescelto dal suo panorama espressivo è quello della fotografia, un interesse ereditato dal padre e sperimentato sulla sua prima macchina fotografia all’età di 11 anni, fatidica svolta della sua esistenza creativa e non solo.

Il suo approccio narrativo consiste in una sorta di collezionismo sincretico in cui all’attività di scatto si affiancano pittura e recupero concreto di materiale emotivamente suggestivo. Appunti, oggetti, ricordi sono segnali sulle cui tracce Silvana delinea un percorso a ritroso nel tempo, il sentiero su cui batte il proprio vissuto autobiografico andata e ritorno. Con la stessa intima premura, Silvana raccoglie un inventario botanico tutto suo, in cui ospita estratti di verde casuale e armonie inaspettate, di cui diventa discreta ammiratrice e custode.

‘’Quello che vorrei comunicare con i miei lavori è la sensazione di potersi fermare nel caos della vita quotidiana e ascoltarsi’’

Nel suo portfolio lavori differenti, eseguiti con un’hasselblad 500c medio formato (senza però disdegnare il digitale) e rigorosamente non post-prodotti, accomunati tutti da un gusto per l’incontaminazione della natura sia essa botanica o psicanalitica. Se in ‘’The Memory of Trees’’, infatti, si concentra su una catalogazione di alberi secolari incorruttibili dalla prepotenza metropolitana, è in  ‘’Before Me, After You’ che la sua anima si schiude, concedendo contorni nitidi all’assenza della madre in una confessione sussurrata di cura compositiva e sintesi fotografica.

“The memory of trees” è il progetto che incarna la pulsione naturalistica di Silvana. Il suo amore per l’albero, in particolare, è legato alle gite estive fuori porta dell’infanzia, momenti di dispersione all’aria aperta in cui impara ad apprezzare l’unicità di quel genere di creature così vulnerabili e selvagge, esemplari di una purezza secolare da proteggere nella loro inestimabile libertà.

I boschi rappresentano un microcosmo intatto, tutelato dallo smog del centro abitato. Frequentarli sin da bambina trasmette all’attenzione di Silvana l’emozione dell’incontro con l’elemento naturale, il rispetto reverenziale di riconoscerne la rarità, la sua ricerca silenziosa e amichevole che mai osa violarne il ruvido miracolo. Osservare lo svolgimento placido e vero dello spazio nel tempo e lasciarsi ispirare.

In “Before Me After You “, diversamente, la prerogativa di partenza è quella di affidare la rievocazione a una serie di scatti realizzati in staged photography, ossia ricreando la ‘’scenografia’’ delle ambientazioni descritte nel diario materno, per trasmetterne fedelmente il potere mimetico e la scansione simbolica in pagine. Ben distante da una raffigurazione didascalica, la direzione artistica di Silvana mira piuttosto a riprodurre in maniera ossequiosa una narrazione soggettiva, combinata con la tecnica pittorica proprio per non trascurarne la componente sensibile, meno figurata ma non per questo meno intensa.

 ‘’Quello che cerco di fare è raccontare una storia, non legata al corso degli eventi ma a quello che ha significato viverla. Mi servo della pittura per completare l’idea dell’ignoto che solo l’astratto è capace di rendere.’’

Before Me, After You è il concetto portante di un’esperienza personale oltre che titolo di un progetto artistico: un vero e proprio scrigno di istantanee, assemblate a tele dipinte e reperti di giovinezza, che ricompongono il puzzle del rapporto con la madre scomparsa e le crepe di un legame interrotto, riempite da colate di inchiostro e colore per riabilitare il dolore con l’estro.  L’idea non nasce solo come prospetto fotografico ma risponde a un impulso ben più profondo di dare consistenza a una mancanza elaborando un tentativo originale per tenere a lucido una stanza impolverata della coscienza e sottoscrivere un ‘’documento emotivo’’ del suo prolungamento con chi l’ha messa al mondo senza avere il tempo necessario di raccontarglielo.

Digitale e analogico sono due canali espressivi complementari nella tua produzione: cosa ti permettono di tirare fuori l’uno differentemente dall’altro?

L’analogico è il mezzo che prediligo perché è quello che più si addice ai miei soggetti. Il mio immaginario è naturale, fatto di ambientazione remote, uno scenario per certi versi metafisico. L’analogico richiama nella sua fase di sviluppo la presenza di elementi naturali come acqua e luci. Un altro aspetto importante è la lentezza, che mi permette di assecondare la nascita dell’idea, catturare il momento in cui la scenografia è pronta, fare a meno della post-produzione per cogliere a pieno la disponibilità atmosferica. Mettersi nei panni della natura e assumere il ruolo di visitatore paziente rispetto alle trasformazioni naturale, è questo quello che cerco. Per lavori in studio, specie di collage, il discorso è differente: il digitale mi permette di incidere sull’immagine per ricomporre un ricordo, raccontare un pensiero emotivo.

Quanto ha influito nel tuo metabolismo emotivo la realizzazione dei tuoi progetti?

“Before Me After You” è stato una vera e propria epifania: mi ha permesso di aprirmi con me stessa per mezzo della fotografia. Ho iniziato a capire che la comprensione della propria interiorità è alla base della capacità espressiva. È stato decisivo per conoscermi davvero ma si tratta un lavoro compiuto. “The memory of trees” è più uno spirito guida. Una ricerca continua che mi accompagna e scandisce il mio percorso di crescita.”

Cosa ti conquista di un albero, tra tanti?

In “The memory of trees” l’obiettivo è quello di catalogare in un raccoglitore di scorci di bellezza che si impone allo sguardo. Quello che mi colpisce è la creazione spontanea di unità irripetibili, alberi singoli o gruppi di alberi. Nella natura non esiste arredamento ma ogni assemblaggio è autonomo. Perciò credo che questo progetto abbia cambiato nel profondo la mia idea fotografica perché nella ricerca paesaggistica non c’è una scelta a priori dal soggetto ma solo un’esplorazione finchè lo scatto non trova la sua composizione speciale.

Sublimare il dolore nell’arte è più impegnativo o liberatorio?

Liberatorio. Sì, liberatorio, decisamente.

Silvana compila un album di famiglia a tinte tenui come sa essere la memoria quando riaffiora e con garbo riduce le distanze tra presente e passato. E un altro raccoglitore lo riempie invece di linfa vitale, coltivando l’attrazione per la disinvoltura delle pose ambientali.

L’espediente creativo consegna alla vista una distrazione per la tristezza o l’indifferenza ambientale, che si traduce in contemplazione estetica, dando prova di quanto l’arte consenta di elevarsi al di sopra del trambusto e di delineare panoramiche spontanee con un’indulgenza rasserenante che rifugge l’irrequietezza armonizzandola in ordine. Come un’argenteria in equilibrio sull’orlo di un pacato frastuono.

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Categoria:Cannella
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