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Fisica Visionaria: Ruben Albertini e la poetica del caos.

’Ho sempre sentito l’esigenza di adattare il mondo al mio modo di vedere, che col senno di poi è un po’ il punto di partenza di ogni artista’’.

Ruben Albertini è una mente scientifica elevata all’esponente dell’arte. Laureato al corso Fisica della materia sperimentale insegna matematica e fisica in un liceo a pochi km da Ancona ma nel tempo libero si dedica alla creazione di un universo a parte, governato da regole (sempre necessarie!) ma eccezionalmente sue.

La sua attitudine all’arte è congenita: la sua prima opera – dice – risale all’asilo, quando inventa un modo tutto suo di allacciarsi le scarpe.  Afferrare la realtà per quella che è e alterarla nella sua percezione è la prassi che Ruben segue per ideare i suoi lavori, visuali immaginarie che altro non sono che soluzioni alternative alla dimensione ordinaria, in cui trova la fervida immaginazione di Ruben trova sfogo.

Attraverso il collage digitale organizza incontri paranormali del terzo tipo tra dimensioni parallele e tecnica contemporanea. Non avvezzo a osservare regole da manuale, preferisce elaborare il proprio materiale in maniera autonoma, aspirando alla paternità di una metamorfosi piuttosto che a risultati di bellezza ideale. Nel suo melting pot immagini familiari, salvate sul cellulare o impresse nella memoria, dalla quali procede e ritorna modulando connubi quasi mistici, che ancorano soggetti di un immaginario virtuale a contaminazioni suburbane.

’I contrasti, quando non sono banali, hanno un’interfaccia di armonia fantastica.’’

Ritratti spezzati, puzzle di parole, incursioni di glitter e insegne al neon: poesia in freestyle. Così possiamo definire la propensione artistica di Ruben al sincretismo di visioni trascendentali e atmosfere grezze, sogno e periferia, classicismo e multimedialità. Sacro e profano si compenetrano nell’arte visiva, musicata da un sottofondo di dinamismo che movimenta le coordinate spazio-tempo in un jet leg di sperimentazione espressiva.

Molti degli stimoli di cui si serve provengono dalla collaborazione con il Superuovo, pagina per la quale svolge la mansione di grafico con massima libertà, in cui ha imparato come destreggiarsi nel vuoto che può rappresentare un foglio bianco prima di diventare la fermentazione di un’idea. E poi la musica, altra grande compagna di calcolo e volo, attraverso la quale spiegare l’importanza della combinazione nell’ingranaggio perfetto della polifonia.

Senza mai cadere nell’ovvio o subire i limiti imposti dal realismo, Ruben raggiunge la sua piena consapevolezza nei retroscena di un progetto che rende di ogni riproduzione la sua anti-didascalica, eclettica autenticità.

’Le immagini che ho elaborato sono un po’ il modo in cui ho cercato di capire chi fossi, arrivando a pensare che ognuno di noi, più che scoprirsi, si costruisce.’’

La creatività si dispiega spontaneamente come in un flusso di coscienza, consegnando una versione inedita di oggetti e commistioni, la versione di Ruben. Un romanticismo dal fascino elettronico che scorre su fili a doppia corsia tra realtà e incursione, nei quali scorrono osmoticamente scosse di ecletticità e lampi di genio. Un flusso di energia senza indirizzo alla ricerca di ‘’nodi’’ speciali, per intrecciare ancora un volta nuovi elementi in maniera originale, come lacci delle scarpe.

È l’arte la valvola di espressione libera di un matematico?

“Io sono un fisico, non un matematico! E trovo che la fisica sia molto più vicina all’arte di quanto si possa pensare, perché è una disciplina “sporca”: ha un fondamento matematico ma trova riscontro nella realtà. Prendiamo l’esempio della sfera: abbiamo un’equazione per ricavarne il volume, ne consideriamo il moto di rotazione ma è solo un modello per descrivere qualcosa che esiste nella realtà, a cui ci approcciamo concretamente. L’arte non è anarchia, ha solo regole diverse a definirne il contesto.”

Cosa l’arte ti dà modo di esprimere che non si trova sui libri?

“Arte e studio procedono di pari passo. La fisica è un continuo tentativo di descrivere la complessità ed è così che la scienza è in costante evoluzione, che dagli errori s’impara, che si accumulano le prove per spiegare o afferrare qualcosa. La differenza è che nell’arte si può arrivare, delle volte, ad un bivio tra l’espressione di un pensiero ed il semplice valore estetico.”

Che cos’è per te la poesia e cosa il caos?

“Poetico è quello che riusciamo a filtrare attraverso i sensi, estrapolando del senso dove apparentemente sembra non essere o addirittura aggiungendolo noi dove non sta.

Quanto al caos, beh per me è tutto! È dove siamo, è il nostro universo. La prima distinzione dell’uomo tra ciò che è ordinato e ciò che non lo è. L’universo – sembra un gioco di parole – è ordinato dal caos, non se ne esce. Va accettato per quello che è con tutto il suo enorme fascino e l’unica necessità sta nell’essere sensibili abbastanza da coglierne la poesia anziché il l’abisso.”

Quanta profondità c’è nell’ideazione delle tue opere e quanto una mira allo stupore?

“50 e 50. Non parto da un’idea definita ma avendo dei pensieri ricorrenti mi capita di partire da una ricerca di stupore e ritrovarci poi quello che nella mia testa già era presente e chiaro. L’abbinamento avviene in corso d’opera, finchè non prendo coscienza della connessione tra opera e riflessione che stavo maturando.

Per veicolare un messaggio diretto preferisco altri canali. La scrittura, quindi servirmi della logica che sta nelle parole, o la musica che invece rappresenta il valore degli accordi all’interno di un sistema.”

Quali sono gli argomenti su cui ti trovi più spesso a riflettere?

“La complessità appunto. L’analisi del contributo che la singola parte dà al tutto. Non si tratta di un argomento vero e proprio ma di una modalità, interessante per come ridefinisce il criterio di utilità e di caratteristica.”

Ci sono nuovi progetti nel tuo orizzonte creativo?

“Un progetto musicale. Suono la chitarra da quando sono piccolo e l’idea ora è quella di una formazione composta anche da tastiera e batteria, in cui la musica venga accompagnata con proiezioni visive. Di solito nei gruppi si pone il problema del frontman fisico, noi vorremmo sostituirlo con l’immagine virtuale. Creare una nostra scenografia con le opere che io stesso seleziono e compongo.”

CONTATTIInstagram: @someonecalledruben

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Categoria:Curry
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